Addio a Piero Battara, Leggenda Blucerchiata

Last Updated: 27/09/2026By Tags:

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Aveva compiuto novant’anni due mesi fa, il grande Piero Battara, autentica leggenda blucerchiata, che ci ha lasciato oggi in punta di piedi, nel suo stile sempre poco gridato e tanto, tanto efficace.

Se n’è andato uno degli idoli della mia infanzia, della mia prima Sampdoria, quella della foto nella giornata del ritorno in A dopo una sola stagione, in cui qualcuno – forse Tentorio – gli deve aver detto qualcosa proprio al momento dello scatto, perché è girato verso la sua destra.

È stato un grande portiere, ma proprio grandissimo, di quelli che ad avercene oggi. Berrettone con visiera di prammatica, maglia nera o più raramente grigia, guanti che facevano apparire le mani ancora più grandi e ancora più aleggianti, tanto da valergli il soprannome di “Batman”. Memorabili le sue partite a Napoli, dove la Sampdoria di quegli anni non perdeva quasi mai e vinceva di lungo, nonostante il dirimpettaio fosse un certo Dino Zoff. Perché al San Paolo Piero Batta si esaltava davvero.

Pensare che un portiere così non abbia mai giocato in Nazionale, con il senno di poi, è un’assurdità. Però, guarda te il caso: una concentrazione di fenomeni tutti insieme come raramente si è visto: Sarti, Negri, poi Albertosi e Zoff con in mezzo Lido Vieri, e persino il Ragno Nero Cudicini che, al pari di Pierone Battara, la Nazionale la vide con il binocolo, lui abituato a vincere tanto con il Milan di Rivera e Rocco (il famoso “portiere che para”).

La stessa filosofia di Fulvio Bernardini, che lo promosse titolare inamovibile, attorno al quale la Sampdoria dell’avvocato di campagna Mario Colantuoni costruì salvezze su salvezze, all’insegna di una difesa tra le più impermeabili dell’intera Serie A, a partire dal portiere.

La squadra che fece innamorare della maglia più bella del mondo generazioni di tifosi e appassionati era quella: Battara, Dordoni Delfino…

Lasciò la Sampdoria a trentasette (37!) anni: ancora integro, giocò due stagioni al Bologna – nella prima delle quali assistette da avversario alla prima vittoria casalinga della sua vecchia squadra, autunno 1972, Salvi e Spadetto – prima di diventare un profeta dei tempi nuovi, inventando il ruolo di preparatore dei portieri, fino ad allora sostanzialmente improvvisato.

Iniziò proprio nell’estate del suo passaggio al Bologna, consigliando alla sua ormai ex società di puntare su un giovane che l’Inter stava improvvidamente scaricando, tal Massimo Cacciatori, che fu il suo primo, degno emulo.

Ma fu negli anni Ottanta che la sua competenza aiutò generazioni di portieri ad emergere: solo per rimanere in ambito Sampdoria, da ricordare il figlio Massimo, ottimo protagonista in massima serie dopo un passaggio nelle giovanili blucerchiate, e poi la scoperta di Gianluca Pagliuca, quello che più di ogni altro può fregiarsi del titolo di suo erede diretto, anche per le tante caratteristiche tecniche – ad esempio, l’esplosività fisica – che li hanno accomunati. E fino poi a Matteo Sereni, forse l’ultimo regalo blucerchiato in ordine di tempo.

Con lui se ne vanno due dubbi che, dalla mia giovinezza ad oggi, sono destinati a rimanere tali: che fine ha fatto il Cenisia, la sua prima squadra di Torino, quella che negli Album Panini era “…cresciuto nel Cenisia…”? E poi, più di ogni altra: si pronunciava Bàttara, come dicevano i radiocronisti RAI, o Battàra, come invece diceva il compianto Giorgio Bubba in TV?
Addio, Piero, grande portiere, scopritore di talenti e persona squisita.

 

Giuseppe Viscardi

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