A Palermo la solita Samp, fragile e sterile nonostante le sue qualità
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Vincendo la gara dell’accademia ma perdendo secco quella della concretezza, non si va lontano. La morale tratta dal match di Palermo non si presta ad equivoci. La Samp registra un netto predominio territoriale, a centrocampo irride i blasonati avversari, ma nelle due aree combina disastri ed esce dal Barbera con tre gol sul groppone offrendo segnali di allarmante fragilità e sterilità.
Gli unici squarci di luce si legano al debutto di Insigne, che in parecchie circostanze ha compiuto giocate che compagni ed avversari neppure si sognano, ma sarà stato per lui frustrante predicare nel deserto. La sua intesa con Verscharen, altro folletto ricco di fosforo e con piedi educati, è un messaggio di speranza per il futuro, una base su cui lavorare: meglio di nulla, intendiamoci, ma attorno ai due virtuosi è stato costruito un castello friabile.
Era sotto esame il portiere Vindahl, primo colpevole della sconfitta con la Juve Stabia, e la sua goffa smanacciata in occasione del primo gol rosanero suona come l’ennesima bocciatura, che qualche decoroso intervento successivo non è riuscito a scongiurare. Tra i pali alligna un problema, anche se è comprensibile la prudenza con la quale Corradi tratta l’argomento, delicatissimo, di un cambio a pro del giovane Krastev.
I tre gol del Barbera si uniscono a quello di Cesena (col corollario di due legni clamorosi colpiti dai romagnoli) e ai due dell’esordio a Marassi: bilancio nient’affatto confortante. Passi la terza segnatura, quando la Samp, ormai sfiatata, stava cercando la via del pareggio, ma i primi due erano evitabili. Nel primo, forse, Delli Carri, planato di fresco sul pianeta doriano, ha pagato la scarsa intesa con i compagni di reparto, mentre il secondo ha visto protagonista negativo Di Pardo, che di solito è un punto fermo. Senza contare che Cicconi, l’uomo di fascia sinistra, si è beccato il terzo cartellino giallo in altre gare denunciando gli antichi limiti in copertura. Con Ravanelli, ormai prossimo all’esordio dopo oltre un mese di sofferenza, e Meijer (il cui recupero tuttavia risulta ancora lontanuccio), il quadro dovrebbe essere meno allarmante, ma basteranno i due titolari sinora out a turare le falle emerse in quest’avvio di stagione?
In avanti la medaglia doriana non cambia faccia. Nell’intero match di Tutino si ricorda, in senso positivo, solo l’assist che ha propiziato la rete della staffa. Il resto è stato ampiamente insufficiente, tra occasioni ghiotte sciupate, controlli di palla approssimativi, tentativi di tiro sbilenchi. Ora è doveroso aggrapparsi a Lauritsen, non a caso acquistato per fare il titolare e cambiare i connotati della prima linea. Il danese a un pedigree di tutto rispetto e le caratteristiche adatte alla bisogna, ma va ancora valutato attentamente nel calcio italiano, tra i più complicati. Dai suoi gol dipende una bella percentuale del futuro blucerchiato. Sì perché questa Samp è solo ricca di ispiratori. Insigne è un maestro ineguagliabile, Verschaeren sa come servirti pulito verso la porta, lo stesso Sinani (seppur in ombra al Barbera) è un assist man niente male. L’ex azzurro qualche gol lo garantisce, ma quanti suoi compagni hanno la vocazione al tiro? Il solo Henderson, che dispone di una castagna niente male dai venti metri, ma altri potenziali cannonieri non si scorgono all’orizzonte.
Se non altro, a metà campo i conti tornano abbastanza, anche se la questione regista resta aperta. Si confida nei èprogressi di Esposito (attualmente in infermeria), che era e resta l’unico autentico “meneur de jeu”, visto che Makoumbou non ha proprio la stoffa dell’oumo d’ordine, al pari degli altri mediani.
Dunque, teniamoci stretti quei minuti di superiorità territoriale, peraltro favoriti da un Palermo che pressa relativamente e non vanta elementi dediti alla rottura. Nelle prossime gare, contro squadre meno dotate tecnicamente ma assai più feroci agonisticamente e più dinamiche, la Samp dovrà far pesare la classe limpida di Insigne e l’autorità di parecchi suoi compagni, già esperti e capaci di stare in campo. Ai tifosi piacerà senz’altro questo Doria che governa la partita, ma serve un bagno di praticità in avanti e di robustezza in retrovia per mettersi al sicuro da altri dispiaceri. Per ora l’alibi delle assenze, davvero numerose, regge, ma appena si recupererà qualche altro infortunato, al gioco abbastanza gradevole dovrà tassativamente abbinarsi una copiosa messe di punti.
PIERLUIGI GAMBINO









