Sampdoria | Allenamenti - Genova - Bogliasco Simone Giordano-Salvatore Esposito-Attilio Lombardo (allenatore Sampdoria)

Cura Lombardo che funziona, fondamentale il reinnesto di Pierini

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I due recenti successi consecutivi della Sampdoria non suonano affatto sorprendenti. Semplicementre sono la diretta conseguenza del recupero di alcuni elementi fondamentali rimasti in infermeria per troppo tempo. Un nome si tutti: Pierini. Complessivamente il miglior bue della stalla doriana e forse l’unico che, trasferito di sana pianta in serie A, avrebbe una maglia da titolare garantita. All’ex Udinese si aggiungano Esposito, che peraltro non è ancora prossimo al “top” del rendimento, e Abildgaard, senza trascurare altri punti di forza rimasti in tribuna per un periodo più breve.

All’appello mancavano ancora Hadzikadunic ed Henderson, che possono essere tranquillamente surrogati da compagni di identico valore, e Brunori, squalificato e meno sostituibile, considerata la flessione sempre più marcata di Coda e l’inadeguatezza di Soleri. Ebbene, con la rosa al completo, il Doria vale abbondantemente il centroclassifica e probabilmente avrebbe potuto competere con settima e ottava in graduatoria per un posticino nei playoff.

Si dirà: la Samp continua a faticare enormemente a creare opportunità offensive. È un difetto che affiora soprattutto in trasferta e trae origine dallo scarso cinismo di tutta la rosa e soprattutto dalla mancanza di un uomo d’area con tutti i crismi: fisicità e confidenza con il gol in primis. Brunori è un centravanti di manovra, avvezzo a segnare solo reti spettacolari e i suoi concorrenti hanno limiti difficilmente sormontabili. Con un bomber da dodici-quindici reti assicurate, l’ingresso nell’ottovolante non sarebbe stato affatto utopistico.

È presto per capire se la soluzione Lombardo abbia un respiro superiore al mese e mezzo conclusivo, ma negare i suoi meriti specifici sarebbe un’ingiustizia. Profondo conoscitore dell’ambiente, il “pelato” ha riportato in un amen la serenità occorrente, ma è stato anche abile a mettere in atto soluzioni tattiche efficacissime. Non tutti avrebbero abiurato la difesa a tre, radicata nella mente dei calciatori, per introdurre la più moderna “quattro”: un atto di coraggio premiato con prestazioni convincenti e, soprattutto, con i risultati sperati. E non tutti avrebbero tolto la ruggine ad Abildgaard e Barak per riproporli all’attenzione. Mosse che lunedì, prima del via, avevano indotto migliaia di tifosi a storcere il naso e invece si sono rivelate provvidenziali.

La Samp non è diventata improvvisamente una corazzata, ma nel panorama cadetto, rigurgitante di formazioni alquanto modeste, può dire la sua tranquillamente senza dover temere un pessimo epilogo. Ora funziona il collettivo, l’equilibrio tattico è ormai una conquista acquisita e in ogni frangente emerge l’autorità di individualità di gran lunga superiori alla media. Ad essere pignoli, si può rimarcare che il gol sia stato piuttosto casuale, ma è apprezzabile che Esposito e C. l’abbiano inseguito con la calma necessaria, senza foga o deleterie forzature: come se sapessero che, prima o poi, sarebbe arrivato. Poi lo hanno protetto con una fase difensiva mirabile, alla quale hanno partecipato acne centrocampisti e punte in ripiegamento.

Adesso il calendario assegna la scomodissima visita al Pescara, rianimato dall’innesto di Insigne, campione ritrovato. Sarà durissima, ma non condividiamo il pessimismo di chi si prepara già ad incassare una sconfitta. E se anche fosse, nessun dramma: alle spalle il gruppo di pericolanti è nutritissimo e parecchie di loro non ne approfitterebbero.

Insomma, il futuro non spaventa più e va solo “pilotato” verso un approdo gradito, Sudtirol e Avellino, appaiate a cavallo tra le due colonne della classifica, distano appena due lunghezze. È doveroso che la truppa di Attilio, oltre a quello esistenziale della salvezza, fissi un nuovo obiettivo, platonico finché si vuole ma non insignificante. E pazienza se alla resa dei conti più della soddisfazione e del sollievo potrebbe avvertirsi il rimpianto.

PIERLUIGI GAMBINO

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