Col Bologna l’efficacissima sintesi di una stagione sopra le righe

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Rifulge l’undicesimo posto finale, condito con il record di punti per un Genoa neopromosso, strappato all’allora squadrone del Gasp. Un degno epilogo di una stagione fantastica, lontana anni luce dalle previsioni assai meno lusinghiere da tutti noi enunciate lo scorso agosto.

La partita di congedo col Bologna è stata, per sommi capi, la summa di tutta una stagione, in specie si andiamo ad analizzare alcune prestazioni individuali. Albert Gudmundsson non ha segnato (anzi, si è mangiato un gol fatto), ma ha inciso ugualmente, confezionando il raddoppio con una volatona irresistibile delle sue. Sin quando mancano le firme, resta in vita la fiammella della speranza in una sua permanenza, ma non illudiamoci e prepariamoci a rinunciare ad un giocatore che da solo è valso un congruo numero di punti. Tocca al club venderlo in modo congruo, privilegiando le somme in denaro a contropartite tecniche imposte da club, specialmente italiane, votati al baratto e a formule convenienti solo a sé stessi.

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In una partita dalle cadenze agonistiche ridotte, Vitinha ha brillato di vivida luce, non limitandosi allo scavetto che ha fruttato il 2-0. Il popolo genoano chiede a gran voce la sua riconferma, legata però a più di una variabile. L’ideale sarebbe la conferma per un anno ancora del prestito, utile a rilanciare definitivamente un giocatore che pareva ormai smarrito. Tocca però alla dirigenza genoana accertarsi riguardo alla salute del portoghese, reduce da prolungate assenze per infortuni: senza garanzie in merito, non esistono le basi per proseguire assieme.

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Altro nome caldo: Malinovskyi. L’esperimento in regìa è durato mezza partita, e se è vero che in quello spezzone l’ucraino l’ha buttata dentro, è altrettanto vero che in un ruolo diverso dal solito si è perso, ribadendo di non avere proprio la propensione alla guida del gioco. Gila punta su di lui (uno dei tiratori più precisi ed efficaci del nostro campionato) in vita del prossimo anno, ma come risponderanno i muscoli fragili dell’ex atalantino? Per ripetersi, al Genoa serviranno calciatori di qualità ma anche affidabili a livello fisico. Simile il discorso relativo a Messias, sulla cui classe nessuno dubita: ma se l’infermeria diventa il suo habitat naturale…

Ed eccoci a Frendrup, che ha chiuso con 90 minuti indimenticabili una stagione pazzesca. Confrontando il rendimento dei singoli, il danese sarebbe in testa alla classifica. È stato il perenne architrave, con centinaia di palloni recuperati e azioni avversarie interrotte. Ma la sua incidenza nella manovra è via via cresciuta, come attesta la sua partecipazione ad entrambe le reti realizzare venerdì scorso. Non ricordiamo un mediano così forte nelle file del Genoa: neppure Juric, non meno bravo in fase di filtro, ma con i piedi meno educati. Nell’economia del gioco rossoblù, Morten vale quanto Gudmundsson: cederlo sarebbe un guaio. Piuttosto, si faccia cassa con Martinez, altro protagonista stagionale: un altro portiere di valore si può sempre reperire.

La difesa, col recupero di Bani, offre già garanzie, ma occorre un rinforzo a livello numerico. Cittadini non è dispiaciuto, ma appartiene all’Atalanta: ci si può lavorare.

Reparto esterni. Qui non ci siamo. Martin, pur senza esaltare, ha evidenziato doti notevoli come crossatore e merita una riconferma, ma a destra la coppia Sabelli-Spence ha lasciato spesso a desiderare. Il primo potrebbe rivelarsi una discreta riserva su entrambe le fasce, mentre il secondo, giunto in prestito, ha difettato di continuità e disciplina tattica. Serve a tutti i costi un innesto, ma se ne arrivassero due, meglio ancora, specialmente se Gilardino dovesse insistere sulla 3-5-2.

In prima linea Retegui dovrebbe rimanere: a meno che l’imminente Europeo non lo restituisca rivalutato. Doveroso puntare sul suo riscatto, ma serve un’alternativa di valore. Ekuban è un idolo della gente genoana, che apprezza la sua generosità: come contropiedista puro potrebbe servire, ma non si può ingolfare eccessivamente il settore.

Per finire, la linea mediana. Badelj, un timoniere prezioso e sagace, si è guadagnato sul campo un altro anno di gloria, ma ha 35 anni e non può reggere 90 minuti o partite troppo ravvicinate. Bisogna a tutti i costi affiancarlo con un potenziale erede di livello e possibilmente affiancarlo con una mezzala giovane e di gamba, pur non trascurando Thorsby, riscoperto nell’ultimo mese e interprete atipico del ruolo.

I tifosi hanno salutato Strootman con l’affetto e la stima che l’olandese, professionista esemplare, si è guadagnato durante la sua militanza in rossoblù. Nell’annata della promozione è stato determinante, e la gente genoana non l’ha dimenticato.

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Chiusura doverosa con Alberto Gilardino, l’uomo della rinascita. Una guida fantastica, un campione nel fare gruppo ed ottenere il massimo dai calciatori a disposizione. Tra le sue qualità indiscusse, l’umiltà e l’equilibrio, emersi anche nelle più recenti interviste.

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Lui vuole migliorarsi ulteriormente, anche nei risultati, ma intanto ha sottolineato che il Genoa futuro ripartirà da zero e dovrà prima di tutto inseguire l’obiettivo esistenziale della salvezza: un monito indirizzato anche ai dirigenti. Acclarato che il 3-5-2 è il suo cavallo di battaglia, speriamo tutti che i prossimi acquisti gli consentano anche di battere con convinzione strade alternative. In soldoni, si può ancora crescere, eccome, in fatto di intraprendenza e coraggio, avanzando di almeno dieci metri il baricentro della manovra, ovviamente se si potrà disporre dell’idoneo materiale umano.

PIERLUIGI GAMBINO   

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