Roma ha confermato che Gila ha ancora qualche difettuccio da limare…nei prossimi due anni!

Tratta da pagina Facebook ufficiale CFC Genoa 1893

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Innanzitutto, plaudiamo alla firma di Alberto Gilardino in calce al contratto che lo lega al Genoa per altre due stagioni. Nulla di sorprendente e di illogico: i due contraenti si vogliono bene, si stimano e hanno in mente di trascorrere altri week-end felici come parecchi di quelli vissuti dallo scorso agosto ad oggi. Gila, corteggiato a lungo da club di medio-alta caratura, ha deciso di non compiere salti nel buio e di completare la propria maturità professionale in una piazza che lo ama e nella quale può raggiungere altri risultati di rilievo. La società rossoblù, dal canto suo, ha superato rapidamente quell’attimo di sbandamento in cui si era chiesta se il tecnico biellese fosse abile a valorizzare in pieno il materiale umano a disposizione. Di fronte ai 46 punti raccolti e alla capacità mostrata di creare un gruppo solito e coeso, anche quelle piccole riserve si sono liquefatte. Nessun tecnico, ovviamente tra quelli “potabili” a livello economico, potrebbe offrire migliori garanzie rispetto a questo 44enne che ha imparato presto come si guida una squadra di serie A.

L’auspicio è che Gila si tolga di dosso qualche comprensibile difettuccio. Ci riferiamo principalmente all’ostinazione nel proporre di partenza, in qualsiasi contesto tecnico e tattico, la difesa a tre. Lui non abiura mai a certi rigidissimi principi di gioco, come fosse un treno obbligato a rimanere dentro precisi binari, la “quattro”, che consente di guadagnare un centrocampista e di accrescere la propositività, era e resta la soluzione alternativa, da adottare solo quando occorre rimontare. È successo spesso nelle recenti partite, anche quelle casalinghe di fronte ad avversari modesti, e si è ripetuto all’Olimpico, dopo che la Roma si era trovata in inferiorità numerica.

Verissimo che mister De Rossi ha cavato dalla panchina un fuoriclasse come Dybala ed un ottimo giocatore come l’ex El Shaarawy, ma la doppia mossa non poteva bastare a cambiare i connotati dei giallorossi senza l’acquiescenza di un Genoa diventato improvvisamente timoroso e mansueto.

Quei sette-otto minuti di assedio romanista saranno difficilmente dimenticabili: come se la Roma avesse in campo 15 uomini e il Genoa sette. Vero che la rabbia per l’espulsione di Paredes ha moltiplicato le energie dei capitolini, ma era ugualmente l’opportunità di avanzare il baricentro, sfruttare l’uomo in più e tenere sul chi vive la difesa rivale, a costo di rischiare qualche contropiede. Beninteso, il crollo non è dipeso solo dalle scelte tattiche di Gila, ma anche dalla stanchezza di qualche calciatore rossoblù (non tutti, si sa, hanno i 90 minuti nelle gambe) e dalla tendenza generale a rinculare, esaltando le proprie indiscusse qualità difensive.

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Peccato, perché per tre quarti di match si era ammirato un Grifone all’altezza: rarissimi rischi difensivi ed un continuo, apprezzabile sforzo a tener palla, seppure nei pressi di Martinez invece che cinquanta metri più avanti. Sin quando la Roma ha imposto ritmi lenti alla gara, il Genoa l’ha spuntata, ma appena la qualità degli antagonisti e la velocità di manovra sono cresciuti, le annose carenze dei rossoblù sono riemerse.

Resta, comunque, sullo sfondo la conferma di una compattezza difensiva rimarchevole, che è la base su cui poggiare il prossimo campionato. La fase d’attacco però andrà profondamente rivista attraverso una campagna acquisti mirata e anche il destino di Retegui merita una riflessione. Dall’italo-argentino, pur con l’attenuante degli infortuni, ci si attendeva parecchio di più. Forse il Genoa è per caratteristiche il team meno adatto a lui, bisognoso di continui supporti, ma ormai è tempo di chiedersi quale sua la sua reale caratura. È un buon centravanti, ma con precisi limiti.

La speranza è che gli Europei lo rilancino, aumentando la sua attuale quotazione, ma ora come ora l’azzurro rimane un’incognita. E se qualche club – magari straniero – recapitasse a Villa Rostan un’offerta in grado di ripagare l’investimento iniziale, la dirigenza genoana farebbe bene a non respingerla al mittente.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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