Genoa a Roma per sfatare una maledizione e per l’ennesima vittoria di prestigio

Tratta da Pagina Facebook Ufficiale CFC Genoa 1893

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Sei punti ancora a disposizione, due da recuperare rispetto alla matricola rossoblù guidata da Gian Piero Gasperini. Alberto Gilardino ama le sfide, addirittura le propone lui stesso ai propri giocatori, e questa lo attizza parecchio. Non si tratta, intendiamoci, di un’impresa clamorosa, ma di una strada per entrare nella storia del Genoa: perché non provare a percorrerla?

In teoria, basterebbe battere il Bologna nell’epilogo marassino per cancellare quel record del Gasp, ma già egugliarlo in virtù di due pareggi sarebbe una gran cosa. E allora via con la “missione Olimpico”, irta di ostacoli ma non così proibitiva.

Attorno al Grifo sono lievitati consensi legittimi e graditissimi legati alla sua sportività, squadernata contro Cagliari e Sassuolo, che si stavano giocando la vita. Adesso, l’impegno è a rafforzare quest’immagine contro una squadra non immersa nel calderone salvezza ma obbligata a vincere per inseguire un posto nell’Europa che conta.

L’Olimpico in versione giallorossa resta un tabù dalla nascita della squadra capitolina più amata. Mai un successo genoano, rari pareggi ed una sequela infinita di batoste. Tanto che, negli anni scorsi, ci fu chi consigliò alla dirigenza di risparmiare i soldi del viaggio: tanto, si sapeva già come sarebbe andata a finire.

Il Genoa ci riprova, con l’animo spensierato di chi può anche permettersi di toppare. A livello psicologico, il vantaggio è nettissimo, ma il raffronto tecnico resta a favore dei padroni di casa, sesti in classifica, semmifinalisti in Europa League e forti di parecchi nazionali. La Roma non può più sfruttare l’effetto sorpresa derivante dall’avvento in panca di Daniele De Rossi e dopo l’eliminazione internazionale per mano del Bayer ha smarrito un briciolo di autorità e fiducia, ma resta un team di primissimo piano a livello di gioco e di individualità. Certo, non è invulnerabile e continua a dipendere dagli umori e dalla disponibilità di un genio del calcio, Paulo Dybala, il cui operato negli allenamenti giornalieri è seguito come un bollettino di guerra. La presenza dell’argentino resterà in bilico sino alla fine ed è chiaro che con lui in campo è tutta un’altra musica, anche per gli avversari.

Con o senza l’ex juventino in campo, il Genoa è conscio di dover neutralizzare parecchi pericoli pubblici: il colosso Lukaku, due centrocampisti del calibro di Pellegrini e Paredes, un ex imprevedibile come El Shaarawy, un difensore-cannoniere come Mancini.

Tuttavia, il nemico più temibile non indosserà la classica divisa della Lupa: alludiamo al pinerolese Manganiello, arbitro designato, Con lui a dirigere, la Roma ha vinto nove volte su nove: una sorta di primato. Può definirsi casuale questa designazione? Non è bastato, evidentemente, che i giallorossi trovassero in regalo a Bergamo un rigore (poi rivelatosi platonico) senza presupposti. La Genova rossoblù ha dovuto scrivere pagine pregne di indignazione riguardo ai torti arbitrali ricevuti all’Olimpico: ovvio che paventi l’ennesimo “pacco”.

Gilardino si avvia a confermare integralmente o quasi l’undici che aveva iniziato col Sassuolo. Bloccato (per mancanza di alternative plausibili) il terzetto arretrato, sulla fascia destra stavolta potrebbe spuntarla Spence, fisicamente più prestante, mentre a centrocampo nessun dubbio su Frendrup e Badelj e solo una pallida incertezza tra Thorsby (utilissimo sui cross giallorossi) e Strootman, che da ex romanista e prossimo ex genoano ci terrebbe a fare ancora una passerella: se non subito, a gara in corso. In avanti la solita coppia, con Ekuban in panca, pronto al ruolo di subentrante guastatore. Gudmundsson ha nel Genoa identica incidenza rispetto a Dybala nella Roma: da lui si attende la magia decisiva. Invece da Retegui una rete d’imperio, che serva a puntellare perlomeno l’ingresso tra i convocati azzurri per gli Europei.

Messias, che era sulla via del recupero, alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca e non ha fatto parte dei convocati.

PIERLUIGI GAMBINO

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