Per il Genoa e per Gilardino 46 punti da incorniciare

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Trentasei partite giocate, 46 punti in carniere. Un’impresa rimarchevole, capace di stracciare anche i vaticini del tifoso più ottimista. Bottino strameritato, raramente frutto di regalie arbitrali o di un comportamento compiacente dei rivali: tutta farina del sacco di Gila e dei suoi ragazzi. Il bastian contrario potrebbe rimpiangere quei risultati sfumati nel girone di andata durante gli ultimi giri di orologio, ma la logica e anche il sentimento spingono univocamente verso un consuntivo esaltante.

Mister Alberto ha raccolto domenica, dopo il fischio finale, un’altra convinta ovazione da tutto uno stadio in estasi, che lo ha ormai inserito nella galleria degli idoli e plaude alla sua decisione di non emigrare verso altri lidi.

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Gilardino ci tiene, eccome, a salire almeno a quota 48, eguagliando così l’exploit di Gian Piero Gasperini al primo anno di serie A. Non che Roma e Bologna, per mille motivi, si presentino come avversarie malleabili, ma perché non crederci? Comunque finisca l’attuale stagione, si può parlare chiaramente di un capolavoro, fondato non sul contributo di nomi altisonanti bensì sulla conferma e sul successivo utilizzo dei calciatori promossi dalla cadetteria. Chi di noi aveva immaginato che Martinez, Bani, Frendrup, Sabelli e Badelj avrebbero formato anche nell’Olimpo la colonna portante del Grifone? E che un tecnico alle prime armi si mostrasse così autoritario e convincente?

Ora è tempo di bilanci ma anche di lavorare in prospettiva e di chiarirsi le idee in vista delle scelte futuristiche. Ebbene, qualche elemento sta premendo a suon di prestazioni ben oltre la media per ottenere almeno un altro anno di contratto. Tra loro, Milan Badelj, ben più di un semplice capitano. Ha virato la boa dei 35, ma il trainer non rinuncia (quasi) mai a lui, concedendogli solo qualche doccia anticipata quando lo vede stanchissimo e il risultato lo consente. Senza il croato il Genoa perde spesso la bussola, si disorienta e invariabilmente gioca peggio. Benissimo fa la società, su suggerimento di Gila, a proporgli di allungare la permanenza in Liguria, magari garantendogli un erede in grado di sostituirlo gradatamente. Nell’ultimo match il “regista” rossoblù, dopo aver commesso qualche inedito errore di misura (spesso scusandosi con i compagni), ha rimediato con un gol frutto di intuizione, festeggiato come se valesse un trofeo: tutta la sua genoanità è emersa.

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Anche Ekuban è in scadenza di contratto. Di sicuro non ha prospettive di titolarato, ma la dirigenza dovrebbero meditare a lungo prima di salutarlo. Non diventerà mai un virtuoso del calcio, ma con lui in campo il Genoa moltiplica energie, combattività ed efficacia nella metà campo rivale e quando gli antagonisti concedono spazi invitanti chi se non lui sa sa fruttarli a dovere, se non per buttarla dentro almeno per offrire un assist ai compagni?

Neppure Thorsby gode di piedi educati e di fantasia e al contrario di Caleb non ha incertezze contrattuali. Di sicuro non è la mezzala classica che può fare la fortuna di una squadra, ma il biellese gli ha trovato la collocazione ideale: centrocampista avanzato non nel ruolo di rifinitore ma di guastatore e incursore, abile a sfruttare doti eccezionali nel gioco aereo. Dopo il gol segnato al Cagliari, col Sassuolo l’ha ributtata dentro (e pazienza se arbitro e Var gli hanno spento la gioia) ed ha pure fornito l’assist per l’1-1 targato Badelj. Se a ciò aggiungiamo la sua fisicità nei contrasti, quando occorre anche difendere, ecco che il Genoa ha già in casa un eccellente dodicesimo uomo.

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Altri rossoblù, va aggiunto per onestà, non stanno inviando messaggi parimenti limpidi. Il riferimento è a Vogliacco, raramente sui livelli di San Siro, a Martin e Spence (alternano partite intere o almeno spezzoni eccellenti ad altri opachi). Neppure De Winter è un prodigio di costanza, ma certe ingenuità (tipo il pestone a Lauriente punito col rigore) sono solo dovute ad inesperienza: le sue qualità potenziali lasciano assolutamente tranquilli.

Discorso a parte merita Retegui, la cui involuzione inizia a preoccupare. Sarebbe ingeneroso sostenere che si stia risparmiando in vista degli Europei, appuntamento che, per contro, potrebbe condizionarlo psicologicamente. Dov’è finito il bomber implacabile dei mesi pre-infortunio? Qual è il suo reale valore? Con un altro modulo più tendente all’offesa tornerebbe ad impallinare i portieri avversari? Tutti quesiti che rimangono sospesi e chissà se i restanti 180 minuti di campionato basteranno a scioglierli.

PIERLUIGI GAMBINO

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