Col Milan in Piazza d’Onore un pareggio giusto per un Grifone grintoso

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Un pareggio dolceamaro, quello di San Siro, che suscita commenti lusinghieri e alimenta altrettanti rimpianti. Poteva andare meglio, considerata la mezz’ora iniziale condotta a spron battuto dal Grifone, e pure peggio, se pensiamo al 3-3 accalappiato in zona Cesarini anche grazie al clamoroso, ingiustificato sbilanciamento offensivo dei rossoneri.

Alla fin fine, il risultato salomonico ci sta sia per un esame attento della partita, sia rammentando le premesse: vero che un Diavolo così impoverito aveva aperto il cuore alla speranza, ma poi si guarda la classifica, che segnala gli uomini di Pioli sulla piazza d’onore, e allora si traggono altre conclusioni.

Intanto, un altro gradino è stato salito in classifica, a conferma che Gila e i suoi non sono affatto appagati e in questo limbo di assoluta serenità sguazzano bellamente, regalando numerose cosucce interessanti.

Le negatività emerse si racchiudono in qualche riga. Mettiamoci, in occasione del primo pari rossonero, la blanda opposizione di Spence su Chukwueze e la distrazione di De Winter su Florenzi, poi lo spazio concesso a Giroud in occasione del tris meneghino. Nulla di clamoroso e meritevole di colpevolizzazione. Per il resto, prestazioni singole tutte almeno sulla sufficienza, con alcune “punte” di assoluto rilievo.

Alessandro Vogliacco proveniva da mesi di panchina pressoché fissa e, più recentemente, da prestazioni sotto traccia: tanto che in parecchi abbiamo iniziato a dubitare sulla sua caratura assoluta. Ebbene, al Meazza il calciatore pugliese ha giocato a livelli… azzurri: migliore in campo due spanne sopra la concorrenza. Il rigore guadagnato è stato un condensato di intraprendenza ma che dire del cross a giri contati che ha permesso a Ekuban di firmare il 2-1? Diciamolo sommessamente, ma forse il Genoa ha trovato un protagonista o almeno un sontuoso co-titolare per il prossimo campionato.

Nell’elenco delle positività aggiungiamo Ekuban, che si è confermato uomo adattissimo alle trasferte, dove di solito gode di maggiore spazio e sa come sfruttarlo. La sua imperiosa zuccata, da centravanti di sfondamento, è una “chicca” che si aggiunge ad altre prodotte nell’arco della stagione pur con un minutaggio globale abbastanza esiguo. Un contropiedista del genere va assolutamente confermato in rosa.

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Al di là delle prestazioni individuali, comunque, va elogiato l’atteggiamento di un gruppo che non ha più paura di nessuno e si comporta con spavalderia e coraggio mostrando quella personalità che nei primi mesi di campionato non era mai emersa.

Gilardino nel finale, sul 2-3, ha immesso due “new enty”. E se Cittadini, dopo tutto, era il solo difensore rimastogli in panca, l’esordio di Christos Papadoupulos, trequartista (11 gol all’attivo nel campionato Primavera) è stato una mossa a sorpresa, tra l’altro beneaugurante, visto il gol del definitivo 3-3 maturato col giovane greco in campo. D’altronde, nella strategia societaria rientra il lancio dei calciatori più promettenti del vivaio: fonte non trascurabile di equilibrio economico. Significativa è comunque la scelta del tecnico biellese di privilegiare un “Primavera” rispetto allo strombazzato Ankeye, giudicato ancora immaturo.

Pure il costante accantonamento di Bohinen, giunto da Salerno a gennaio, è un segnale preciso: significa che l’allenatore è prossimo a bocciarlo in via definitiva.  Non un epilogo sorprendente, tenendo conto che il norvegese non stava trovando posto nelle file dell’ultima della classe.

Capitolo graduatoria. Immutate le distanze da Monza e Toro, ma con un turno in meno a disposizione. La caccia al platonico undicesimo posto comunque prosegue e se sarà sfruttata a dovere la chance casalinga col Sassuolo, l’aggancio o almeno il sorpasso sui brianzoli ridiventerà attuale. Parliamo di obiettivi platonici, ma dopo aver messo sotto i denti pane durissimo per parecchie annate, ora nel mondo Genoa ci si sente come ad un banchetto con ogni ben di Dio da gustare.

PIERLUIGI GAMBINO

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