Col Cagliari una festa per tutti i genoani tranne Retegui, ancora bloccato

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Novanta minuti di calcio champagne, tre gol e l’ovazione finale di tutto uno stadio. Alberto Gilardino ha fatto il pieno di gioia e ulteriormente rafforzato la propria personale immagine. Il Cagliari, sparring partner scombiccherato e altamente incompleto, ci ha messo del suo, ma i rossoblù di Liguria hanno inteso inviare al proprio tecnico un messaggio inequivocabile: “Caro mister, non lasciarci, resta con noi”.

Gila sta per cedere alle pressioni della piazza, ma è pure sorretto nella scelta da convinzioni ormai radicate. Certo, sino al momento dell’autografo nessuno può esprimere sicurezze sull’argomento, ma è tecnico e società si sono notevolmente avvicinati e appaiono pronti a santificare un matrimonio che la Genova rossoblù attende con trepidazione.

La gara coi sardi poteva essere un trappolone: avversari non ancora a cavallo ma lanciatissimi, salvezza già aritmeticamente in tasca. Insomma, c’era più da perdere che da guadagnare, ma i ragazzi dell’entusiasta presidente Zangrillo hanno giocato davvero alla grande, e viene da pensare che nella partitaccia degli isolani abbia inciso parecchio la serata felice di un gruppo coeso e ispirato.

Il trainer biellese, ritrovato il sorriso dopo alcune esibizioni casalinghe davvero insipide, ha aggiunto al proprio taccuino parecchi nomi di genoani futuribili, dai quali partire il prossimo agosto. In testa al gruppo possiamo piazzare Frendrup, ora anche cannoniere: la speranza è che Blasquez respinga le sirene che sicuramente si presenteranno per il danese. Dopo di lui De Winter, che avrebbe meritato la gioia del gol, da lui inseguito con ogni forza: sul fronte mercato, vale l’identico discorso sviluppato per il mediano.

Come non aggiungere l’altro Morten di casa Genoa, quel Thorsby aduso a trascorrere partite intere ai margini e, appena promosso titolare, capace di diventare protagonista? Per trasformarsi in un perno inamovibile del Genoa 2024-25 dovrebbe eliminare certe carenze di ordine tecnico che mal si attagliano ad una squadra propositiva, ma il suo colpo di testa è un’arma impropria, utilissima in fase di coperture ma anche in area rivale: in Italia forse nessuno vanta la sua elevazione e neppure la sua capacità di indirizzare la sfera con la fronte nella direzione più gradita. Il riscatto costerà 4 milioni, che potrebbero rivelarsi ben spesi. Lo scandinavo non è buono per tutte le stagioni, ma in un certo tipo di partite può rivelarsi fondamentale.

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Anche da altri giocatori Gilardino ha ricevuto segnali importanti. Ci riferiamo al regolarissimo Vasquez, ad un Vogliacco in crescita, a Sabelli, Martin e (parzialmente) Spence. Non al portiere Martinez, semplicemente perché il Cagliari gli ha fatto… il solletico, e neppure a Gudmundsson (ancora a segno), la cui scontata e comprensibile partenza crea crescente preoccupazione.

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Unico elemento in controtendenza, Mateo Retegui. Cosa gli sta succedendo? L’italo-argentino non ingrana, pur impegnandosi strenuamente. Non gli sta riuscendo nulla: neppure i controlli e i passaggi più semplici. E stavolta palloni in area ne sono arrivati a josa senza che lui li accalappiasse e li sfruttasse. Avendolo ammirato nei momenti d’oro, viene da pensare che il suo malessere sia di origine psicologica. Forse l’azzurro non è caratterialmente fortissimo e tende ad abbattersi più del dovuto, ed è sicuro che il recente boom del suo antagonista Scamacca per un posto nello scacchiere spallettiano gli abbia tolto tranquillità. Forse, anche in rossoblù gli occorrerebbe un gol casuale, magari “sporco” ma in grado di rianimarlo e fargli ritrovare l’antica vena.

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I compagni cercano di aiutarlo, ma è lui che darsi una mossa. Il Genoa, ormai strasalvo, non dipende più dalle sue qualità balistiche ma la dirigenza ha bisogno di capire se sia preferibile cederlo al miglior offerente (sperando in un exploit europeo in maglia azzurra) o puntare su di lui per una seconda annata.

Ultima considerazione: l’undicesimo posto è platonicissimo, ma visto che il Monza sta ansimando è doveroso puntare a conquistarlo. E se il tentativo dovesse fallire, pace.

PIERLUIGI GAMBINO

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