Genoa a Firenze per sfatare un tabù che perdura dal 1977

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È davvero impossibile escludere che la recente, pesantissima intemerata del presidente rossoblù Alberto Zangrillo all’indirizzo degli organi di informazione sia stata suggerita dalla prossimità con la trasferta a Firenze. D’altronde, che i club viola, quando ancora era in sella il compianto Joe Barone, corteggiasse Alberto Gilardino lo sanno anche i muri e che la trattativa per rinnovare il contratto tra il mister e il Genoa sia lastricata di ostacoli è altresì innegabile. Per mettere a tacere la ridda di indiscrezioni, moltiplicata da una posizione di classifica ormai definita (nel bene come nel male) c’è una sola strada: sedersi al tavolino e trovare un accordo. E ogni giorno che passa senza la fumata bianca, inevitabilmente accresce il disagio e la preoccupazione di qualsiasi tifosi genoano.

In attesa di sviluppi, questa gara al Franchi assume comunque un significato particolare. Secondo le ultime voci, la pista Gila per la società toscana si è lievemente raffreddata, ma resta in vita e, nell’ottica dell’allenatore, è uno stimolo in più per esibire un Grifone accattivante sotto tutti gli aspetti.

Anche all’altro Alberto di casa Genoa, Gudmundsson non mancano le motivazioni. La Viola lo ha inseguito lungamente a gennaio senza che la dirigenza rossoblù accettasse di perdere il suo “gioiello”. Beninteso, ora sono altri i sodalizi più vicini ad accaparrarsi il finlandese per la stagione a venire, ma la sua voglia di rimediare un figurone è un altro propellente.

Sulla carta, la Fiorentina non appare così indiavolata. Questo posticipo cade proprio in mezzo ai due impegni di Conference League contro il Viktoria Plzen, e lo 0-0 dell’andata non assicura il passaggio del turno. Da qui l’esigenza di procedere ad un massiccio turnover per non stancare parecchi titolari. Un vantaggio indubbio, ma guai ad illudersi: la rosa di Italiano è ampia e composta da almeno venti giocatori di più o meno identico valore. Improbabile che si assista ad un crollo di rendimento.

Il Genoa può affrontare la sfida con animo sereno: sì che vincendo ridurrebbe a due soli punti il distacco in graduatoria, ma Gila e i suoi restano concentrati soprattutto sull’approdo a quota 42: il vero obiettivo fissato dal gruppo per questo primo anno di serie A. Mancano quattro punti e intascarne uno a Campo di Marte sarebbe già gran cosa. Se, poi, ne arrivassero tre, si porrebbe fine ad un tabù che si trascina dal marzo del 1977, quasi mezzo secolo fa!

A livello prettamente tecnico si annuncia per il Grifone un match durissimo. La Fiorentina è regina nel dominio territoriale, grazie a palleggiatori eccelsi che neppure le avversarie più ostiche riescono a mettere in difficoltà. L’infinito titic-titoc può fiaccare, alla distanza, la resistenza di calciatori in là con gli anni come Badelj e Messias, sicché qualche cambio in corso d’opera andrà certamente compiuto. Tuttavia, la ridda di passaggi, atta a frastornare qualsiasi nemico, solitamente non sfocia in palle-gol continue anche per la mancanza nelle file viola di un autentico sfondatore. Da ciò, una raccolta complessiva davvero esigua se rapportata alla mole di gioco prodotta.

Il Genoa potrà agire in contropiede. La tattica di mister Italiano, spettacolare sinché si vuole, è piuttosto rischiosa in retrovia, spalancando spazi sterminati ove poter affondare. Tocca ad Albert sfruttarli per avanzare rapidamente e poi duettare con Retegui pronto al rientro e stramotivato dall’esigenza di strappare un sorriso al Ct Spalletti, probabile spettatore in tribuna al Franchi.

Dunque, match improbo ma non proibitivo, date le premesse suesposte. Ovviamente Gila (sperando che sulla fascia sinistra, da sempre più debole, si riesca a limitare i danni) si affida alla tenuta stagna di una difesa organizzata ed ermetica, che raramente ha tradito. La sola volta in cui è andata in barca risale proprio all’andata coi viola, che coincise con l’esordio in campionato. Un 4-1 che non ammise scusanti e resta una macchia che Badelj (apprezzato ex di turno) e compagni hanno la ferma intenzione di cancellare.

                    PIERLUIGI GAMBINO

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