A Verona un Genoa superiore agli avversari per idee e qualità

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Punti nell’orgoglio dopo l’ondata di critiche susseguente alla partitaccia col Frosinone, i ragazzi del Gila hanno inscenato sulla pelouse del Bentegodi una replica che più perentoria non si poteva immaginare. Il Verona aveva assoluto bisogno di punti e proveniva da una serie di prestazioni altamente incoraggianti: ebbene, è uscito annichilito dal confronto con un Genoa che ha vinto col minimo scarto solo per un erroraccio del portiere Martinez in occasione dell’unico gol subito e per una serie di sprechi in area locale su azioni di contropiede da sfruttare meglio. A contorno degli episodi, una superiorità schiacciante dei rossoblù non tanto a livello territoriale (un fattore sempre meno importante nel calcio d’oggi) quanto di idee e di qualità.

Nell’esigua lista dei “cattivi” inseriamo stavolta Martinez, che al di fuori di quella cervellotica uscita dall’area si è comunque comportato egregiamente, e Haps, che sulla fascia di competenza ha patito le pene dell’inferno, opponendosi in maniera troppo labile alle avanzate gialloblù.

Ben più nutrito l’elenco delle prestazioni individuali degne di nota. Lo slalom di Vasquez tra i difensori scaligeri, trattati come… paletti di una pista da sci, rimarrà a lungo impresso nella nostra memoria. Una prodezza che costituisce il suggello di un’annata intera davvero maiuscola del messicano, che raramente ha tradito le attese e ha sempre lasciato una traccia importante in entrambe le aree. A livello di rendimento complessivo, ben pochi possono eguagliarlo.

Del mancino si parla con colpevole parsimonia ma ancora meno frequentemente, e non sempre con tonalità lusinghiere, si discetta riguardo a Ekuban, di cui si rimarcano spesso i difetti nel controllo palla e anche nel posizionamento, ignorando che la sua generosità può sempre risultare preziosa. A Verona il coloured è stato premiato con il gol del pareggio, che gli consente di cancellare mesi travagliati dovuti ad un lungo infortunio. Non sarà mai un campione, ma quando occorre agire negli spazi è l’uomo adatto alla bisogna.

La terza considerazione chiama ovviamente in causa Gudmundsson. Secondo parecchi tifosi genoani, Gilardino avrebbe dovuto accantonarlo per… scarso rendimento. Bene per il Genoa che il tecnico abbia deciso di testa sua, considerando che l’islandese, anche nei periodi più neri, può regalare lo spunto vincente. Il tap-in del 2-1 è stato un’esecuzione facile, ma intanto bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto, ed è questione di talento più che di fortuna.

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Così, con pienissimo merito, il Grifone ha raggiunto quota 38: non alla resa dei conti bensì con sette (diconsi sette!) partite ancora da disputare. La salvezza è virtualmente in saccoccia e dopo le sconfitte di Toro, Fiorentina e Monza, un fievole pensierino ad un ulteriore progresso in classifica è autorizzato, ma non appare proprio il caso di correre con la fantasia. Di sicuro, il tecnico genoano, tempestato di domande riguardo al suo futuro con o senza il Grifone, non può più rifugiarsi in corner affermando che il campionato lo stato prosciugando mentalmente. Il mancato annuncio della prosecuzione del rapporto nelle prossime due settimane sarebbe un sintomo inequivocabile di malessere e il prodromo ad un divorzio.

Gila sta prendendo tempo e di sicuro le sue esigenze e quelle della società rossoblù non collimano completamente. Nel football moderno ci sta che un tecnico emergente e corteggiato si guardi attorno, ma – scriviamolo da inguaribili romantici, forse non più al passo coi tempi – se il biellese rimanesse in rossoblù solo qualora le alternative di carriera si volatilizzassero non sarebbe un esempio moralmente edificante.

PIERLUIGI GAMBINO

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