Ekuban e Guðmundsson ribaltano l’Hellas, il Genoa vince 2-1 a Verona

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Una rondine non fa primavera ma che il finale di campionato del Genoa sarebbe stato sereno in concomitanza con il procedere della bella stagione si era capito da numerosi e concreti segnali. Sarebbe stato persino desiderabile volerlo più tumultuoso, non perché impelagato nella lotta per la salvezza ma perché spinto a cercare maggior gloria verso lidi Europei di difficilissima ma gloriosa conquista. Sarà, auspicabilmente, per altri anni. Il Genoa a Verona in effetti arriva un po’ stanco e carico di onori, oberato da squalifiche e infortuni, e di mestiere si va a prendere una vittoria che pur non essendo indispensabile mancava da troppo tempo, e che soprattutto va probabilmente a chiudere una volta per tutte il discorso salvezza. Un Grifo ultraconcreto che ha saputo regalare anche magie nel suo percorso e che forse a esse si concederà più volentieri ora che può permettersi di guardare all’immediato futuro con ulteriore leggerezza.

Gilardino conferma il 3-5-2, con Junior Messias nel ruolo di mezzala, Ekuban ad affiancare Guðmundsson all’avanguardia, Haps a sinistra, Sabelli a destra, Badelj regista, Frendrup mediano, davanti a Martinez il trio De Winter-Bani-Vasquez.

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I padroni di casa sono disposti con il 4-2-3-1, con Duda e Sertar a detenere le chiavi del centrocampo, l’ex genoano Lazovic a sinistra assieme a Suslov e Noslin dietro l’ex sampdoriano Bonazzoli.

Qualche minuto di schermaglie e di pressing degli uomini di Gilardino, scesi in campo con la curiosa combinazione seconda maglia bianca da trasferta e pantaloncini rossi coi rilievi Kappa giallo oro teoricamente da abbinare alla quarta maglia a tema anni 90’, con Ekuban particolarmente aggressivo, e poi già all’8’ il Genoa regala il vantaggio agli Scaligeri: già nell’impostazione dell’azione precedente al gol Martinez pasticcia col pallone e rischia di regalare il gol a Lazovic, come sempre scatenato ex, il pallone viene spostato sulla trequarti avversaria, sino a Guðmundsson, che sbaglia il passaggio per Messias, dalla fascia sinistra il pallone riconquistato arriva a Lazovic che lancia lunghissimo per Bonazzoli, Martinez è troppo fuori dai pali e l’ex Samp ha gioco facile a saltarlo e depositare nella porta sguarnita.

La rottura dello 0-0 non imprime un nuovo ritmo al match, col Genoa che non sembra particolarmente brillante in impostazione e rifinitura ma prova a conquistare metri con il pressing e la corsa, e i gialloblù determinati a difendere il vantaggio e magari coprire di nuovo in contropiede.

Al 12’ un bel cross basso in mezzo di Ekuban, il migliore dei suoi, il più spigliato e anche un po’ il simbolo dello spirito con cui affrontano la gara, poche idee e pochi spunti di tecnica da sfruttare, ma tanta voglia di mettersi in mostra; Montipò in puntuale uscita bassa impedisce che possa trasformarsi in gol.

Al 20’ ancora uno dei tanti legni colti da Vasquez in questa stagione, bel calcio d’angolo di Guðmundsson, il messicano svetta, impatta e con l’incornata in diagonale coglie la parte altissima del palo alla sinistra di Montipò, praticamente una traversa.

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Alla mezz’ora, con i veneti che nel frattempo sembrano più spumeggianti degli avversari nel cercare il gol ma finiscono per rivelarsi inconcludenti al limitare dell’area, ancora Ekuban lavora per benino un pallone per Frendrup che ha un’occasione ghiottissima per inferire su Montipò dal limite ma impatta male, strozza il tiro e manda malamente a lato.

Ci si avvicina al finale di frazione con semplici mezze emozioni a fare da contorno a un match combattuto ma chiuso quando al 44’ i due elementi più talentuosi in campo hanno un sussulto di estro: Junior Messias e Guðmundsson scambiano sul lato destro del centrocampo, il brasiliano apre per Haps che mette in mezzo, il Genoa è fortunatissimo sul rimpallo, infatti Ekuban in scivolata cicca il pallone che sbatte però sull’accorrente Lazovic e ritorna sul suo piede, la deviazione per un soffio passa sotto Montipò. Una bella soddisfazione per lui che è di Villafranca di Verona, e diventa il primo calciatore della provincia a segnare al Bentegodi “da ospite” dai tempi di Damiano Tommasi ai tempi delle sfide tra la Roma ed Hellas e Chievo di inizio millennio.

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Si riprende senza cambi e senza troppi sussulti, dopo una decina di minuti di nuovo riscaldamento cominciano a sprizzare nuovamente le scintille: ancora Lazovic, questa volta dalla trequarti destra, immette un cross basso, per Bonazzoli che è completamente solo e probabilmente non se ne avvede; forza infatti il tiro che finisce alto non di molto.

Al 58’ un po’ a sorpresa il vantaggio del Genoa: rimessa laterale a ridosso del lato destro dell’area scaligera, Ekuban arpiona il pallone col petto e lo difende alla perfezione per l’accorrente Vasquez, che di fatto si inventa il gol: fugge via in dribbling quatto come Speedy Gonzalez a tre avversari, rimasto solo davanti a Montipò prova a piazzarla ma il portiere respinge allargando la gamba, sulla respinta però c’è Guðmundsson che insacca praticamente a porta vuota.

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Qui effettivamente cambia radicalmente il canovaccio del match: il Verona si getta in avanti, il Genoa fisiologicamente si chiude e forse cede fin troppo terreno. La prima chance è per Centonze, a cui arriva un cross su cui tira al volo, respinto dalla difesa. Barone prova a re-ribaltarla coi cambi, tutti intrisi di musicalità slave: dentro Mitrovic e Swiderski, fuori lo scatenato Lazovic e Suslov. Proprio per il centravanti Swiderski è il cross di Dani Silva, pizzica il pallone con la punta ma non trova angolo e Martinez blocca.

Gilardino capisce il momento di difficoltà e prova a imbastire un centrocampo di spessore vichingo per resistere alle onde d’urto: dentro i norvegesi Throsby e Bohinen, fuori Ekuban e Badelj, vanno ad affiancare in mediana il danese Frendrup, mentre Messias si sposta in avanti.

Il Grifo sembra ritrovare la grinta necessaria per riprendere definitivamente tra i suoi artigli il destino del match, è al 70’ costruisce un’occasionissima per chiuderlo definitivamente: cross di Junior Messias dalla destra perfetto per la testa di Thorsby, che si tuffa come un pesce baleno per insaccare, ma la parata di Montipò è strepitosa e tiene in vita i suoi.

Al 72’ viene annullato severamente dal VAR un gol all’Hellas che solleverà forse qualche polemica: bel lancio sulla destra per Bonazzoli che immette un bel cross basso e teso per Swiderski che insacca da pochi passi. L’ex Sampdoria però risulta di mezzo piede in fuorigioco.

Al 76’ un’altra discreta possibilità per chiudere di fatto la partita anzitempo: Guðmundsson innesca Sabelli sulla destra con un tocco ispirato quasi all’altezza della propria area, il generosissimo terzino si lancia sulla fascia, arriva sul limitare dell’area avversaria ed estenuato invece che cercare il passaggio per il comunque marcato Messias sull’altra fascia prova il tiro, mandando alto. Dopo di che stanchissimo cade a terra, viene sostituito da Spence.

Il Verona riesce a riportarsi di peso nella metà campo rossoblù e pianta le tende per l’assedio finale, ma il Genoa resiste, più con le cattive che con le buone, ma ha la lucidità di tentare di alleggerire la situazione con i contropiedi. In particolare in questa fase si mette in luce Junior Messias, che al 82’ (forse in posizione di fuorigioco) tenta un astuto pallonetto dal limitare dell’area destra ma Montipò è attento.

Al 88’ esce la star Guðmundsson ed entra il giovane Ankeye, Bani respinge una conclusione di Mitrovic, poi Haps innesca proprio Ankeye che fugge via in contropiede e innesca un bell’uno contro uno tra Messias e Montipò con un filtrante delizioso, il brasiliano accarezza il pallone e prova a beffare il portiere, che però con un’uscita perfetta gli sottrae il pallone dai piedi.

I padroni di casa provano ancora negli ultimi due giri di lancette a trovare il varco giusto per il pareggio, ma gli uomini di Gilardino vedono ormai troppo vicino il traguardo dei tre punti per lasciarselo sfuggire, arriva il triplice fischio e si può così tornare serenissimi al sole di Genova per godersi l’inizio della bella stagione e il finale di campionato che si preannuncia mite.

Federico Burlando

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Verona-Genoa 1-2 Serie A 2023-24 Tabellino

Marcatori: 8′ Bonazzoli, 45′ p.t. Ekuban, 13′ s.t. Gudmundsson

HELLAS VERONA (4-2-3-1): Montipò; Centonze, Dawidowicz, Coppola, Cabal; Duda (dal 1′ s.t. Silva), Serdar (dal 37′ s.t. Folorunsho); Lazovic (dal 17′ s.t. Swiderski), Suslov (dal 17′ s.t. Mitrov), Noslin; Bonazzoli (dal 27′ s.t. Hentry). Allenatore: Baroni.
GENOA (3-5-2): Martinez; De Winter, Bani, Vasquez; Sabelli (dal 32′ s.t. Spence), Frendrup, Badelj, Messias, Haps; Gudmundsson (dal 42′ s.t. Ankeye), Ekuban (dal 21′ s.t. Thorsby). Allenatore: Gilardino.

Arbitro: Manganiello

Ammonizioni: 24′ p.t. Centonze, 25′ p.t. Gudmundsson, 40′ p.t. Duda

 

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