Genoa grintoso, impone lo 0-0 allo Juventus Stadium

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Aveva fatto più impressione il pareggio dell’andata tra Genoa e Juventus, perché il Grifo allora aveva fermato tra le mura amiche una squadra che sembrava potesse giocarsela sino alla fine per lo scudetto; se desta meno meraviglia questo 0-0 allo Stadium non è solo per la svalutazione dei bianconeri, ma perché ormai Gilardino continuando a proporre undici solidi e grintosi ha dato una fisionomia ben conosciuta ai suoi rossoblù, che infonde coraggio per il presente e speranza per il futuro. Evitata la quarta sconfitta di fila -sarebbe stata un’ingiustizia- e soprattutto rimpolpata l’idea che l’impianto della rosa è validissimo.

Il tecnico biellese decide di riprendere dall’ispirato ma sfortunato secondo tempo di Monza e si allontana dai 3-5-2 ibridi con cui per la maggior parte della stagione ha sino ad ora ottenuto ottimi risultati alla guida del club più antico d’Italia, vara da titolare il tridente offensivo Guðmundsson-Vitinha-Retegui, nel centrocampo a 4 piazza Spence a destra e Junior Messias a sinistra, in mezzo Frendrup e Badelj, dietro davanti a Martinez il trio Vasquez-Bani-De Winter, ex di giornata.

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Allegri propone invece proprio un quadratissimo 3-5-2, con Gatti, Bremer, Danilo davanti a Szczesny, il lanciatissimo ex Cambiaso a destra, McKennie, Locatelli, Miretti, in mediana, Kostic a sinistra; Chiesa campione d’Europa e figlio d’arte libero di spaziare dietro Vlahovic.

Il primo mezzo tentativo è del Genoa e di Vasquez, con una conclusione sporca, brutta e alta del messicano dal limite, ma è soprattutto la Juve ad aggredire e pressare sino al limite dell’area avversaria, minacciando la costruzione dal basso dei rossoblù, in realtà schierati col blu e oro della terza maglia. Guðmundsson deve abbassarsi a sua volta sin quasi a ricevere la palla direttamente dal portiere, ma nemmeno la fantasia, l’intelligenza e il talento dei suoi piedi riescono a liberare il Grifone dall’assedio. Al 7’ però ci riesce Messias sulla sinistra, si conquista un piazzato e batte l’islandese. Corto per la testa di Bani che, allungando e imprimendo potenza, forse con il tocco di una maglia bianconera, va a un passo dal gol, ma Szczesny para. Sul seguente angolo ancora Albert, lungo sino all’estremità opposta della porta, dove Vitinha controlla ma non riesce a imprimere abbastanza potenza nel tiro, trovando ben piazzato l’estremo difensore polacco.

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I bianconeri detengono il possesso palla per una netta maggioranza del tempo, ma l’undici di Gila si assicura di renderglielo il più difficoltoso e inefficace possibile, con continui raddoppi di marcatura, in particolare sin dai suoi attaccanti, con Vitihna e Retegui che si spendono in fase difensiva e Guðmundsson che non esita ad applicarsi come mezzala.  C’è poi il duello tra il portoghese e la coppia Danilo-Bremer, il lusitano fa un grande lavoro sotto traccia e gli mette spesso in difficoltà, venendo poi fuori a sprazzi con dei dribbling sguscianti e potenti, e quello tra Chiesa e Spence, dirottato apposta a destra per controllare l’azzurro, dalla corsia mancina dove è più forte. L’inglese con qualche inevitabile impaccio riesce nel complesso a controllare efficacemente il fantasista.

Al 17’ Guðmundsson si lancia praticamente da solo su tutta la fascia destra e battaglia con Kostic, arrivando sino al limitare della porta avversaria, ma il duello si conclude con un suo fallo. Al 23’ bellissimo dribbling di Vitnha dal centrocampo verso la trequarti, esce bene tra due-tre uomini e appoggia con Retegui, che prova una proibitiva conclusione dal limite, fuori non di molto.

Numerose schermaglia e velleità sino a fine frazione, ma la rocciosa ruvidezza delle due compagini stritola la fantasia e gli spazi, diventa difficile creare occasioni pulite, ci prova Chiesa a incunearsi in area un paio di volte ma Spence e Bani sono pronti a fermarlo all’ultimo istante. Si registra attorno alla mezz’ora Gatti che raccoglie il pallone poco lontano dal limite. L’occasione migliore per i padroni di casa ce l’ha proprio sul finale di tempo Vlahovic in contropiede, innescato da Miretti a sua volta servito da un ottimo recupero di Danilo, ma il serbo avanza impetuosamente, ha un passaggio comodissimo per Chiesa sul limite del fuorigioco, ma sbaglia le misure e sciupa malamente.

Il secondo tempo vede il graduale infittirsi dell’assedio, più minaccioso che pericoloso, da parte degli uomini della Madama, che solo negli ultimi venti minuti riescono realmente a far correre dei brividi a giocatori e supporter rossoblù.

Le squadre si sfilacciano sempre di più, con Frendrup e Vitinha sugli scudi per il generosissimo lavoro di copertura che agevola la resistenza agli assi bianconeri.

Attorno al 60’ Allegri prova a giocarsi la carta dei cambi per spezzare l’equilibrio, forte della maggior qualità dei suoi rinforzi: dentro Iling-Junior per, Rabiot per MC Kennie, e Yildiz per Chiesa, e per l’uscita di quest’ultimo rumoreggia lo Stadium.

I nuovi entrati vanno a un passo dal vantaggio: al 67’ Yildiz rifinisce per Iling-Junior, conclusione dal limite un filo d’aria sopra il suolo, prendo uno strano effetto e rimbalza proprio davanti a Martinez in tuffo, rischiando di beffarlo e dando la sensazione che sia stato l’iberico a parare un pallone che va a sbattere sul palo. Pochi minuti dopo su un cross dell’insidioso Cambiaso, tra i migliori dei suoi, ambidestro talmente lesto che è difficile prevedere se cercherà la profondità o andrà a convergere, Vlahovic di testa incoccia come meglio può e manda a lato di poco. Un’azione molto simile al 75’, col serbo troppo in anticipo nella deviazione, impatta male e non inquadra lo specchio.

Anche Gilardino prova a cambiare: fuori Frendrup -forse un errore- e dentro Strootman, fuori lo stanchissimo Guðmundsson, dentro Malinovskyi. Più avanti di fatto ricorrerà a tutti gli uomini disponibili, considerando anche gli improvvidi infortuni di Ekuban e Martin, una triste ricorrenza, e la squalifica di Sabelli. Quindi debutterà Ankeye, per Retegui, Badelj farà spazio a Bohinen, mentre Bani, al 85’, impossibilitato a proseguire per un acciacco, si fa dare il cambio da Cittadini. A fronte di queste soluzioni in proporzione quasi disperate Allegri può ancora mettere Weah per Miretti e, soprattutto, Kean per Cambiaso.

Della punta nel giro della Nazionale si ricorda un clamoroso gol sbagliato nella vittoria post derby di due anni fa a Marassi, e i genoani potranno continuare a rimembrarlo con un certo bizzarro affetto: proprio al 90’ il Vecchio Balordo rischia la beffa, strappo di Yildiz con richiamata per Vlahovic in area, il granitico Vasquez allontana, sopraggiunge di corsa Kean, ma la sua stoccata finisce sul palo alla destra di Martinez.

Musoni e immalinconiti, i bianconeri si innervosiscono ulteriormente negli spiccioli della zona Cesarini, cross nell’area rossoblù, salta Martinez, Vlahovic lo carica, fischiato il fallo. Sarebbe tutto piuttosto banale, ma Vlahovic protesta e si fa ammonire. Persiste col suo sgradevole e disutile vociare e inevitabilmente l’arbitro lo sanziona col secondo giallo per proteste. Tale nota di giustizia severa ma esemplare precede il triplice fischio di appena qualche giro di lancette.

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Il Grifone si approssima alla sosta pago della sua classifica, con un risultato rinfrancante dopo un paio di prestazioni che non erano state premiate come avrebbero meritato. Nessuna nube all’orizzonte ottenebra il cielo di primavera.

Federico Burlando

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Juventus-Genoa 0-0 Serie A 2023-24 Tabellino

Juventus (3-5-2): Szczesny; Gatti, Bremer, Danilo; Cambiaso (37′ st Kean), McKennie (13′ st Rabiot), Locatelli, Miretti (33′ st Weah), Kostic (13′ st Iling-Jr.); Vlahovic, Chiesa (13′ st Yildiz). A disp.: Perin, Pinsoglio, De Sciglio, Alex Sandro, Rugani, Djalo, Nicolussi C., Nonge. All.: Allegri

Genoa (3-4-2-1): Martinez; De Winter, Bani (39′ st Cittadini), Vasquez; Spence, Frendrup (24′ st Strootman), Badelj (39′ st Bohinen), Messias; Vitinha, Gudmundsson (24′ st Malinovskyi); Retegui (34′ st Ankeye). A disp.: Leali, Sommariva, Vogliacco, Pittino, Haps, Thorsby. All.: Gilardino

Arbitro: Giua

Ammoniti: Danilo, Cambiaso (J); Vitinha (G)

Espulsi: Vlahovic

 

 

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