A Napoli il Genoa ha scontato antichi vizi ma si è confermato in crescita

Tratto da Pagina FAcebook Ufficiale CFC Genoa 1893

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Un capitolo già letto, un dejà-vu che suscita rimpianti assortiti. Il Genoa è questo: gioca le prime ore di gara in maniera egregia, poi cala, rincula, si acquatta davanti al proprio portiere, stringe i denti, sembra farcela ma appena prima del fischio liberatore si fa piccionare. Nei primi mesi di campionato, lontano da Marassi, questo comportamento era diventato una regola e, fatta eccezione per Udine, era costato sconfitte sanguinose. Poi i rossoblù sono cresciuti e, pur continuando nell’andazzo di sempre, hanno migliorato anche nei risultati: così le beffe finali sono comunque sfociate in pareggi che prima di scendere in campo sarebbero stati controfirmati senza indugi. Forse si può sputare sul punto strappato ad un Bologna lanciatissimo? E sull’essere usciti imbattuti dallo stadio Maradona?

Concordiamo col Gila: il suo Genoa negli ultimi tempi è maturato, ma non al punto da scongiurare certi dispiaceri in zona Cesarini. La dinamica del gol napoletano è sconcertante, soprattutto considerando la ferrea attenzione che il Grifo aveva mostrato in precedenza durante il lungo, ma infruttuoso assalto partenopeo. Improvvisamente, la marcatura a destra sul crossatore si è allentata, Di Lorenzo sul secondo palo è stato dimenticato e a centro area Ngonge si è trovato così solo che, spalle alla porta, ha potuto comodamente girarsi e mirare nell’angolino senza la minima opposizione. Forse era Bani a dover uscire con decisione sull’attaccante campano, ma la colpa del gol va suddivisa in tutto il reparto e anche su qualche centrocampista.

Al di là dell’episodio, occorre aggiungere che il Ciuccio – pur in crisi e assai poco insidioso – strameritava perlomeno il pareggio. A furia di picchiare, anche le fortezze più robuste crollano, e così è successo. Il Genoa già da quasi mezz’ora era in apnea e, appena il pressing azzurro è salito, ha smesso di tenere palla e salvo rare eccezioni non ne ha conservato il possesso per più di due-tre secondi di fila. E qui affiora il difetto di sempre: a centrocampo – fasce comprese – la qualità complessiva non è eccelsa e appena gli avversari cambiano marcia si fa notte.

Comunque, teniamoci stretti il punto – non certo rubato – e quell’ora iniziale che il Genoa ha condotto alla pari dei campioni d’Italia uscenti. Durante il primo tempo, il portiere Martinez ha compiuto due interventi non semplici, ma ben più difficili sono state le parate sui due colpi di testa di Retegui indirizzati nell’angolino: segno che la squadra ha mostrato intraprendenza. E in avvio di ripresa il vantaggio non è stato frutto di casualità, ma di un’azione insistita sfociata nel “gioiello” di Frendrup, che si è finalmente unito al novero dei cannonieri gilardiniani: una soddisfazione inseguita da mesi.

Tratto da Pagina FAcebook Ufficiale CFC Genoa 1893

Nel computo globale, la fase difensiva – a parte il suddescritto episodio fatale – si è rivelata quasi perfetta: un buon punto di partenza per il futuro. Non solo, Retegui ha confermato le sue qualità almeno sino a quel contatto testa contro testa con Ostigaard che gli ha fatto trascorrere una nottata in osservazione al San Martino. L’asse con Martin, crossatore eccelso, funziona. Aggiungiamo pure, tra le note positive, l’ennesima prova del portiere Martinez, stavolta anche efficace nei rilanci di piede.

Unico fattore in controtendenza, l’involuzione di Gudmundsson, di cui nelle ultime partite ricordiamo solo un rigore messo a segno, la punizione respinta dalla traversa (e poi ribattuta in gol da Retegui) col Lecce e il velenoso rasoterra che nel finale di Empoli poteva regalare il successo. Inevitabile chiedersi se si tratti di una fisiologica flessione (di quelle che nell’arco di un campionato capitano a chiunque) o di una perdita di carica psicologica figlia del mancato trasferimento alla Fiorentina, dove avrebbe accresciuto ampiamente il proprio conto in banca. Sveglia, ragazzo: il Genoa ha bisogno delle tue giocate per mantenersi a centroclassifica e perché negarlo – cederti in estate alle migliori condizioni possibili.

PIERLUIGI GAMBINO

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