La Lazio elimina il Genoa dalla Coppa Italia

Tratta da pagina Facebook FC Genoa 1893

Condividi

Il Natale è proverbialmente il tempo degli uomini di buona volontà e i calciatori del Genoa indubbiamente ne dispongono a iosa, non regalano alla Lazio l’intera partita ma solo un gol dopo meno di cinque minuti. Si rivelerà purtroppo decisivo, testimoniando l’andamento ondivago del Vecchio Balordo in questo finale d’anno: risultati e prestazioni gli permettono di restare abbondantemente a galla, ma non sono sufficienti a prendere il largo. Contro una squadra più forte, che comunque era già stata battuta a settembre, in un turno di Coppa Italia tradizionalmente ostico, col Genoa che non approda ai quarti dal 1991-92, era importante non affondare. Ora la speranza che in attesa dei rinforzi di gennaio dal calendario difficilissimo escano dei cioccolatini dell’Avvento non solo per le squadre avversarie ma anche per il Genoa.

Come ampiamente previsto Gilardino relega la serata nell’Urbe a una vetrina per riserve e giocatori da recuperare, dal portiere, Leali, sin quasi al centravanti, che resta Retegui forse perché il tecnico di Biella ritiene opportuno mettere più minuti possibile nelle gambe del centravanti. Altro titolare di spicco: Drăgușin al centro della difesa, affiancato da Vogliacco, chiamato a riscattarsi dopo aver concesso il gol dell’Empoli sabato, e da Matturro nel 3-6-1, con Hefti e Martin sulle fasce, il ritrovato Jagiello, Kutlu, Galdames e Thorsby in mediana a supporto dell’oriundo, con cileno più avanzato a supporto dell’oriundo, ma in realtà ciascuno membro del centrocampo è chiamato a rotazione a esser pronto a proiettarsi in fase più offensiva.

Anche la Lazio, comunque più abituata alle rotazioni settimanali, fa respirare qualche titolare e da qualche chance di brillare a chi non si è ancora messo in luce in questa stagione, comunque in proporzione rispetto al Grifone punta su un’ossatura più collaudata, sin dal dinamico 4-3-3 con cui si presenta. Davanti a Provvedel in retroguardia Hysaj, Patric, Gila, e l’ex Pellegrini; corsa e tecnica nel cuore del campo con Guendouzi, Kamada e l’altro ex Rovella; quindi i rampanti Isaksen e Castellanos  ai lati dell’esperto falso nueve Pedro.

Subito il gol dell’uomo partita Guendouzi

Qualche minuto di schermaglie e il Genoa che prova a costruire dal basso va a intrappolarsi nell’anfratto destro del centrocampo, dove Pellegrini riesce a rubare il pallone a Hefti con facilità, farsi tutta la fascia e mettere un buon pallone per Guendouzi che può calciare smarcato dal limite dell’area con relativo agio e trovare l’angolino della porta. Festeggia con un simpatico cuore in aria e pallone sotto la maglia a mo’ di pancione per il figlio in arrivo.

Sembra il preludio di una serata più grigiastra che nera per i supporters rossoblù, con un Genoa che si da sconfitto senza dar battaglia e che punta al massimo risparmio delle energie in cambio di un risultato non pesante, e invece dopo qualche giro di lancette trascorso a boccheggiare il Grifone tira fuori gli artigli. Non si mostra capace di graffiare ma almeno mostra voglia di combattere e ribaltare il risultato contro un avversario più quotato.

Al 10’ Retegui ruba palla a Gila- 23enne spagnolo cresciuto nel Real Madrid, pronuncia completamente diversa dal “Gila” rossoblù, più morbida, quasi aspirando la G- e tenta il tiro, troppo centrale. L’italo-argentino ci proverà in tutti i modi a inquadrare la porta, dimostrando che i movimenti da uomo d’area non sono andati in letargo a causa dell’infortunio, e che nonostante tutto dopo essere stato atteso la convalescenza sta prontamente procedendo verso la totale guarigione.

Tra il quarto d’ora e la mezz’ora la miglior fase per la compagine genovese, che pressa più compatta, arramba, e in definitiva cerca di giocarsela con la determinazione contro gli avversari superiori per atletismo e classe. Chi si mette in mostra più di tutti è l’oggetto misteriosissimo Kutlu, sino a questo momento davvero impalpabile negli sprazzi concessigli. Al 18’ piazza un cross basso rapido che Gila manca, alle sue spalle c’è Retegui che è lesto a piombare sul pallone e calcia potente, alto di poco da buonissima posizione. Ancora il Turco al 25′: dribbla sulla destra con impeto e ispirazione, arriva al limite dell’area e calcia in porta, troppo centrale.

Al 27’ Isaksen accusa problemi muscolari e deve essere sostituito, Sarri immette con il veterano agile ed elegante Felipe Anderson.

Al 31’ si rivedono i biancocelesti dalle parti di Leali: Guendouzi fugge via sulla destra in contropiede e risicata superiorità numerica 4 contro 3, mette un traversone a tagliare in area in orizzontale per Pedro, che da posizione angolata ma ravvicinata cerca il pertugio più vicino, ma il secondo portiere è bravo a neutralizzare il tocco felpato del catalano.

Ci riprova poi due volte Retegui, prima al termine di una serie di rimpalli aerei sugli sviluppi di una punizione laterale, con un colpo di molto debole, poi con una conclusione dalla distanza in precario equilibrio.

L’ultimo sussulto della prima frazione è ancora una fuga sulla destra, stavolta di Hisaj, che poi serve Felipe Anderson a rimorchio, tiro in diagonale di poco a lato del palo sinistro.

Secondo Tempo

Si ricomincia senza cambi e al 51’ la Lazio prova a chiuderla: riconquistato il pallone a centrocampo su un appoggio sbagliato, Pedro leviga un cross per i curati dapi di Felipe Anderson e Castellanos, che vi piombano con troppa foga e finiscono per scontrarsi incocciando il pallone, che rimbalza insidioso ma non troppo verso Leali.

I padroni di casa cominciano a fraseggiare con agio per tenere lontano dalla propria area le casacche rossoblù, e arriva al 61’ la miglior occasione per il Genoa e Retegui: imbucata centrale da una punizione quasi dall’area rossoblu, l’attaccante della nazionale scivola via d’esperienza all’iberico colpevole di allungarla verso la punta, il terzino però si redime recuperandolo in scivolato proprio al momento del tiro.

Arrivano i primi cambi di Gilardino: fuori Jagiello (discreto ritorno) e Martin (ancora insoddisfacente), dentro Malinovskyi e Haps. Dall’altra parte poco dopo entrano un altro controverso ex, Immobile, e Marusic, per Castellanos e Patric, mentre al 69’ Retegui e Drăgușin vanno a riposare e fanno spazio a Pușcaș e De Winter.

Il Genoa che cerca di farsi più offensivo, almeno negli intenti, libera ancora più spazio per lo scatenato Guendouzi, che al 72’ prova a immettere un cross per Guendouzi, mentre il minuto successivo Pellegrini cerca Anderson con un cross, girata di capoccia a lato di poco.

Malinovskyi porta ordine e geometrie nella manovra rossoblù ma sembra accusare i dolori di una botta e al 80’ perde palla: viene innescato Immobile in profondità dall’unico spunto della partita di Kamada, condizione ideale per lui, sterza sul marcatore in ritirata per riacciuffarlo e va a concludere, ma Leali, al netto di qualche rilancio difficoltoso coi piedi nel primo tempo, è in ottima forma e respinge la conclusione a giro. Quindi Escono Rovella e Kamada, entrano Cataldi -un altro ex!- e Bašić, e al 82’ la Lazio ha ancora un’occasione in contropiede per chiudere i giochi, praticamente un rigore in movimento sui piedi del neoentrato della nazionale croata, servito da un immenso Guendouzi che recupera il pallone, ma calcia debole e permette a Leali di trattenere il pallone.

Gilardino si getta al disperato assalto all’arma bianca nonostante lo squilibrio già presente e toglie Vogliacco per Fini. Il 17nne Italo-Ivoriano negli scampoli di minuti concessi fa furore: parte troppo forte facendosi ammonire per un intervento su Cataldi, poi aggiusta il passo e fugge via sulla destra in dribbling a Pellegrini in area. Il difensore lo trattiene e spinge vistosamente col braccio, ci sono gli estremi per il rigore, l’arbitro vede tutto chiaramente e ritiene altrimenti. Poco dopo manca un soffio al triplice fischio, in pieno recupero, il difensore un po’ incarognito ne ferma un potenziale contropiede con una scivolata sanzionata col cartellino giallo. In mezzo Malinovskyi dal limite dell’area aveva cercato la porta col suo poderoso mancino -alto non di molto- e Felipe Anderson innescato in contropiede ancora da Guendouzi non era riuscito a trovare la porta.

L’ultima punizione da centrocampo, dove Pellegrini ha travolto Fini, vede il pallone gettato in area da Malinovskyi, ma la retroguardia biancoceleste respinge prontamente e si ritrova in una manciata di secondi a festeggiare il passaggio del turno.

Ora con l’approssimarsi del Natale si spera che anche prima di scartare qualche regalo buono per gennaio, questi uomini di buona volontà del Genoa possano sorridere come meritano.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

Condividi

Articoli correlati

Cosenza bivio insidioso per la Samp frenata da troppi passi falsi

In casa Samp vige il “vorrei ma non posso”....

Genoa e Sampdoria sposano il progetto di Genova 2024 Capitale Europea dello Sport

La patch di Genova “Capitale Europea dello Sport 2024”...

A Santa Margherita Ligure il secondo Centro Federale FIGC-SGS

Presentato questa mattina a Villa Durazzo, a Santa Margherita...

Col Brescia Samp più sprecona che sfortunata

Il rammarico sale sino a vette siderali, e non...

A Napoli il Genoa ha scontato antichi vizi ma si è confermato in crescita

Un capitolo già letto, un dejà-vu che suscita rimpianti...

La Samp domina col Brescia ma si fa raggiungere in zona Cesarini: 1-1

È il minuto 94, quarto dei sei minuti di...