Samp ridimensionata a Brescia

Serie B 2023/24 | Brescia-Sampdoria Andrea Cistana-Pajtim Kasami

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Andrea Pirlo ha assistito attonito dalla tribuna di Mompiano allo scempio di una Sampdoria improvvisamente smarrita. Proprio nessuno poteva immaginare una prestazione così vuota di contenuti e imbelle, con i blucerchiati in balìa del Brescia per mezza partita e incapaci di una reazione sostenuta nella ripresa.

Beninteso, dopo i brillanti risultati ottenuti nell’ultimo mese ci poteva stare una flessione, anche considerando la forza delle “rondinelle”, non più in crisi da quando il mestierante Maran ha sostituito l’acerbo Gastaldello. Ma è il modo che ancora offende e non può essere assolutamente accettato. Che abbia ragione la “bandiera” Enrico Nicolini a parlare di una Sampdoria, tutto sommato, dai valori modesti, in grado sì di salvarsi con un certo anticipo ma non certo di lottare per le prime piazze? Il tifosissimo Netzer di Quezzi, sempre lucido nelle proprie disamine, ha intravisto un limite ben preciso proprio nell’atteggiamento di un gruppo che, incassati 12 punti in cinque match, si è sentito la pancia piena e ha smesso di lottare.

Tesi severa e impietosa? Il tempo (a partire dalla sfida di sabato col Lecco pariclassifica) risponderà al quesito, ma il fatto che nessun giocatore si sia salvato in terra bresciana merita un approfondimento. Si può semplicemente archiviare il capitolo di campionato sotto la voce “giornataccia” o il malessere è più grave?

Era anche prevedibile un calo di forma di qualche cardine come Yepes e Kasami, non proprio brillantissimi già contro lo Spezia, e sarebbe ingeneroso ignorare il peso dell’assenza di Borini, sia come sbocco offensivo ella manovra, sia come trascinatore ed elemento carismatico. Può aver inciso anche l’uscita per infortunio di Vieira, da tempo il centrocampista più costante e redditizio, ma anche nella mezz’ora scarsa in cui il coloured è rimasto in campo la squadra aveva sbarellato, lasciandosi dominare in lungo e in largo. Mai che un blucerchiato arrivasse primo sulle seconde palle: e qui la mediana ha parecchie responsabilità.

Stavolta ha tradito anche la difesa. A partire da Depaoli, colpevole in occasione del primo gol, per continuare con Giordano, incerto in ogni chiusura, e proseguendo con i due centrali, mai così distratti e privi di grinta, come se la sconfitta fosse ineluttabile e la prima linea del Brescia fosse composta da fuoriclasse. Murru, ormai ristabilito, è pronto pe l’uso: deciderà Pirlo dove impiegarlo nei prossimi match, se sulla fascia sinistra o in mezzo.

Diverso è il commento su un attacco che già nei momenti più esaltanti aveva palesato carenze preoccupanti. Vero che con Borini e Padrola si ascolterebbe tutt’altra musica, ma dai sostituti ci si sarebbe potuti attendere ben altra incidenza. Che De Luca si batta come un leone è arcinoto, ma quell’errore in apertura davanti al portiere locale non è perdonabile e la sfortunata conclusione tentata nel finale non basta a regalargli la sufficienza. Pure Esposito è piombato nel buio al pari di Verre, i cui sbalzi di rendimento sono proverbiali: c’è troppa accademia nelle sue giocate. Il problema del gol è di ardua soluzione, almeno sino all’apertura del mercato di riparazione, dove comunque non sarà così agevole pescare a piene mani rinforzi “ad hoc”.

Forse il recente filotto di successi aveva ingenerato indebite illusioni, ma adesso, dopo un rovescio inopinato, occorre mantenere un certo equilibrio nella critica rifuggendo da interpretazioni distruttive. Otto lunghezze di ritardo dalla zona playoff non sono incolmabili in una traversata stagionale così lunga, a patto che la squadra sia dia una rapida registrata (più mentale che fisica) e che la società, impegnata in un delicato periodo di ristrutturazione, diffonda messaggi di fiducia e di stimolo. Questa combriccola, così fragile psicologicamente, rischierebbe di affondare se mancasse il pungolo a lottare ogni settimana per un traguardo in qualche modo qualificante.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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