L’Empoli ha confermato che la salvezza è la massima ambizione del Genoa

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Il match ball per la tranquillità era lì, a disposizione, ma il Genoa non lo ha sfruttato. Con la vittoria sull’Empoli, i rossoblù si sarebbero insediati ai margini del centroclassifica, allontanandosi dal baratro e mettendo in cascina fieno sufficiente per affrontare l’inverno di un calendario che si prospetta rigidissimo: Monza e Sassuolo in trasferta, Juventus e Inter a Marassi. Resta un certo margine di punti in classifica, ma non certo sufficiente a scongiurare, verso Capodanno, il coinvolgimento in una lotta per la vita.

D’altronde ci sta, nell’arco del campionato, di toppare parzialmente uno scontro diretto casalingo: il Ferraris non può diventare un fortino inespugnabile. Non ci sta, per contro, che il Grifo torni invariabilmente da viaggi tutt’altro che improbi con uno zero nella casella dei punti incassati e con verdetti tutti maturati nel finale per difetti di atteggiamento, stanchezza generalizzata o per mosse individuali autolesionistiche.

Le ultime gare, se non altro, hanno cancellato un equivoco di fondo, convincendo anche i più ottimistici che il traguardo stagionale non potrà discostarsi dalla semplice salvezza. I limiti di organico, mascherati ad inizio stagione da risultati oltre le attese – vedi i successi nell’Olimpico laziale e con la Roma in casa e anche il pari spettacolare col Napoli – stanno emergendo con chiarezza, al pari della convinzione che il Genoa attuale di più e di meglio non possa offrire.

Questa squadra, anche al completo, fatica a prendere in mano la partita ed è condannata ad affidarsi alle giocate singole più che ad una manovra orchestrata. Sabato il vantaggio è scaturito dalle qualità balistiche di Malinovsky, ma quante volte in passato era stata una personalissima invenzione di Gudmundsson a risolvere i match? Dopo il pari dei toscani, nel finale il Genoa si è generosamente lanciato all’arrembaggio, affidandosi a Puscas, Kutlu e al diciassettenne Fini, mentre l’islandese intristiva in tribuna, l’ucraino e Messias erano già usciti stremati dal campo e Retegui proseguiva nella sua perdonabilissima latitanza, dovuta a mesi di ruggine in infermeria. I suoi 95 minuti si sono racchiusi in una deviazione acrobatica di testa nel primo tempo, senza precisione: il massimo che le sue precarie condizioni fisiche potessero consentire.

Foto: Pagina Facebook Genoa CFC.it

Purtroppo, al fianco dei talenti sunnominati e di Dragusin (meno brillante del solito nell’occasione ma pur sempre efficace) si battono giocatori non di primissimo piano. Mancando Bani, altro pilastro della difesa, ecco che il rimpiazzo, Vogliacco, lo ha fatto rimpiangere commettendo un’inaccettabile distrazione sul gol azzurro: come si può a certi livelli, fissare la palla senza accorgersi dei movimenti dell’avversario?

D’altronde, che il parco riserve sia modesto è risaputo e a ciò si deve aggiungere la qualità non trascendentale degli esterni, che del modulo 3-5-2 dovrebbero rivelarsi il caposaldo. E se a destra Sabelli si barcamena, a sinistra non c’è uno specialista bravo in entrambe le fasi: Haps attacca dignitosamente ma soffre in difesa e Vasquez nella metà campo avversaria è un pesce fuor d’acqua. Col senno di poi è facile discettare, ma una domanda è lecita: non sarebbe stato preferibile partire con l’ex Venezia sul consueto corridoio e il messicano nel suo ruolo prediletto, a sinistra nel trio arretrato?

Assolto martedì l’impegno in Coppa Italia nella Capitale, è in programma nel prossimo week-end il viaggio in Brianza senza Malinovskyi, in squalifica e con il rientro di Gudmundssson tutto da verificare. Non si tratta di match proibitivo, ma occorre una regolata alla fase di contenimento. Possibile che il Genoa, dopo due-tre minuti di assedio subìto, capitoli quasi regolarmente anche di fronte ad attacchi che sparano a salve…?

                        PIERLUIGI GAMBINO

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