La Samp ha vinto il Derby Ligure ancora col pragmatismo, ma può essere persino più cinica

Serie B 2023/24 | Sampdoria-Spezia Ronaldo Augusto Vieira Nan-Kelvin Amian Adou-Szymon Piotr Zurkowski pagina Facebook UC Sampdoria

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Fatti, non parole. La nuova Samp non cerca più nel guardaroba il vestito della festa e indossa quasi stabilmente la tuta da lavoro, più pratica, più essenziale, più comoda, più produttiva. L’aggettivo calzante è “compatta”: squadra corta, in cui ogni elemento si muove armonicamente con i compagni formando un collettivo funzionale.

La ricerca del bel gioco e dello spettacolo non è più l’obiettivo primario: contano i tre punti, da ottenere col sacrificio di tutti, con la rabbia agonistica, la propensione a lottare su ogni pallone, senza timidezze o ritrosie.

Il derby con lo Spezia ha fornito altre risposte altamente incoraggianti. In primis, la conquista dei tre punti equivale ad un altro balzo prepotente verso il centroclassifica, ormai virtualmente agganciato, ma anche in direzione di una zona playoff, cui il clan blucerchiato mai avrebbe pensato di avvicinarsi con tale rapidità. D’altronde, la serie B è questa: quattro vittorie in cinque gare, con l’equilibrio che regna sovrano, bastano e avanzano a mutare radicalmente le prospettive. E se è vero che ogni partita può nascondere insidie di ogni tipo, è altresì indubbio che la relativa caratura delle prossime avversarie autorizza altri sogni non più così… proibiti.

Venerdì sera tutto uno stadio – meno la fettina riservata ai supporters bianchi – ha apprezzato non solo il risultato ma soprattutto l’atteggiamento, lo spirito, la mentalità di una squadra pronta a sporcarsi le mani e ad accettare la battaglia pur di raggiungere l’obiettivo.

Vittoria limpida, quella sui “cugini”, confortata dai numeri: lo Spezia ha arrecato due reali preoccupazioni alla difesa doriana, sfruttando la prima opportunità per il pareggio e sfiorando subito apprsso il bis sempre con lo stesso giocatore, lo scatenato Kouda. A fronte di ciò, i blucerchiati hanno firmato due segnature, colpito altrettanti legni, impegnato seriamente in una circostanza il portiere ospite e si sono divorati un’ulteriore palla gol con la coppia Esposito-Borini, autori di un continuato, surreale gioco a due in piena area senza che i difensori bianchi mettessero becco.

Ad essere pignoli, è nel cinismo che questa Samp può crescere. La gara andava chiusa a doppia mandata già prima dell’intervallo: le opportunità, anche favorite dalla fase difensiva spezzina, slabbrata e inconsistente, ci sono state, ma nella circostanza si è avvertita la mancanza di un centravanti autentico. Intendiamoci, Esposito, forse motivato dalla presenza nelle file avversarie dei suoi due fratelli, si è espresso alla grande anche come uomo-assist, ma probabilmente, se fosse stato confermato dopo Modena nel ruolo di trequartista, sarebbe stato ancora più efficace.

Pirlo inizialmente ha scelto una disposizione più prudente, col rientro di Verre e l’accantonamento di De Luca: mossa che non ha convinto assolutamente. L’ex perugino, inserito a metà ripresa sull’1-1, ha retto da solo il peso dell’attacco, confermandosi il solo centravanti puro in organico, mentre il fantasista romano non è quasi mai andato oltre il classico compitino.

Nella galleria delle individualità, due notazioni. La prima, estremamente lusinghiera, riguarda ovviamente il goleador di giornata, Depaoli, un maestro negli inserimenti in area avversaria: pazzesca la sua capacità di difendere con profitto e subito dopo precipitarsi in avanscoperta come attaccante aggiunto. L’ex veronese giocherebbe titolare in almeno la metà delle squadre di serie A.

Diverso il discorso relativo a Borini, incappato in una serata pessima, dapprima sciupando due palloni ghiottissimi a due passi dal portiere e poi, nella ripresa, imbattendosi in un infortunio che a prima vista appare tutt’altro che lieve. Si tratta dell’ennesimo guaio muscolare in casa Samp: linitarsi a chiamare in causa il destino cinico e baro senza approfondire il problema sarebbe un errore di superficialità che un club ambizioso e organizzato come quello doriano non può permettersi.

PIERLUIGI GAMBINO

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