Poche assenze ma pesanti per il Genoa contro il Frosinone

Foto: Pagina Facebook Genoa CFC.it

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In tema di calcio e statistiche, vi proponiamo un nuovo parametro: il tasso di pericolosità offensiva, inteso come abilità di una squadra a creare grattacapi alle difese avversarie. Ebbene, se esistesse una lancetta apposita, nel caso del Genoa si muoverebbe dallo zero in misura impercettibile. Da fine agosto il Grifo ha costruito una confortante posizione in classifica sulle estemporanee deviazioni in area di Retegui e sulle magiche invenzioni del folletto Gudmundsson. Il resto è stato pochissima cosa, e si riferisce principalmente alle inzuccate sui calci fermi di Dragustin e di Bani. Peccato che per la trasferta di Frosinone, dei quattro elementi succitati sia disponibile solo il difensore rumeno.

Cosa sono gli Expected Goals

Purtroppo, le caratteristiche di centrocampisti ed esterni bastano già a pieno regime per limitare la presenza dei rossoblù nella metà campo rivale. Figuriamoci quando in avanscoperta trotterellano calciatori che, per un motivo o per l’altro, faticano a produrre qualcosa di tangibile. Alberto Gilardino, uomo nudo alla meta, non può che affidarsi ad una metamorfosi di uno o più elementi sinora ininfluenti. Così l’occhio si punta in primis verso Puscas, che almeno quando indossa la casacca della Romania si fa apprezzare e ogni tanto la butta dentro. È un centravanti d’area, che va servito a dovere con palloni calibrati: tocca a lui raddrizzare la mira dopo una serie di errori da matita rossa e a qualche suo compagno fornirgli assist accettabili. Già, ma chi? E qui il riferimento è a Malinovskyi, che prima o poi dovrà ritrovare lo smalto dei felici tempi bergamaschi, e il (finalmente!) guarito Messias, che al Milan dalla fascia destra qualche cross decente lo ha prodotto.

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Ricapitolando, spazio a Puscas e ad uno dei trequartisti e in alternativa per il ruolo di prima punta Ekuban, altro calciatore che nei pressi del portiere antagonista si avventura raramente, ma ha due doti non comuni: la corsa e la generosità.

Lo stato dell’arte propone solo un’ulteriore alternativa, che stuzzica la fantasia e concima la speranza dei tifosi: Seydou Fini, 17 anni e mezzo, punta di diamante della Nazionale under 18. A volte, situazioni di emergenza come quella che caratterizza il Genoa attuale offrono una chance a qualche ragazzo di belle speranze. E che il coloured abbia le doti giuste per un lancio in grande stile nessuno dubita, dopo i suoi reiterati exploit in azzurro ritmati da dribbling, assist e segnature. Difficilmente Fini farà parte dell’undici di partenza, ma come soluzione di riserva potrebbe fornire frutti copiosi, per l’oggi e per il domani.

Quali che siano le scelte di mister Alberto in prima linea, è scontato che al fischio iniziale il Genoa baderà principalmente a coprirsi le spalle, ricorrendo a qualche più o meno sporadica incursione oltre metà campo, così da bloccare in retrovia i difensori gialloblù. La fase difensiva ha già offerto ampi segni di robustezza, pur senza scongiurare – in specie nei finali di gara – qualche fatale smagliatura, ed è a questa dote che si aggrappa per strappare un risultato positivo. Mancherà Bani, uno dei gendarmi più affidabili, ma De Winter, pur con una maschera per proteggere il naso fratturato, è un rimpiazzo di tutto rispetto e Dragusin, spostato in mezzo, sta velocemente adattandosi alle nuove esigenze tattiche. Vasquez completerà il trio di centrali, che necessiterà dell’abituale sostegno di Frendrup, Badelj e Strootman, da sempre abili a fare filtro, ma anche degli esterni Sabelli e Haps, ai quali l’allenatore raccomanerà caldamente di limitare le scorribande offensive.

Non aspettiamoci un Genoa granché propositivo: toccherà ai ciociari “fare” la partita sfruttando la qualità e la fantasia di due centrocampisti bravi nelle due fasi e, soprattutto, di tre rifinitori che danno del “tu” al pallone.

Il Frosinone, forgiato dalle mani sapienti del risorto Di Francesco (ecco un allenatore capace di rimettersi in gioco, variando pure le idee tattiche del proprio repertorio), è un undici organizzato, con parecchie individualità in grado di produrre la giocata vincente. Su tutti quel Soulé che a fine stagione tornerà all’ovile juventino, pronto a giocarsi un posto al sole. Al suo fianco Reinier, di scuola madridista, e quell’Ibrahimovic, prestito del Bayern, che è ancora minorenne ma ha già incantato.

Devo ancora fare tutto, intervista a Matias Soulé

Genoa spacciato, allora? Neppure per sogno, perché i laziali, a fronte di un entusiasmo e di una tecnica superiori, peccano di inesperienza e potrebbero finire nella trappola tesa dai vecchietti rossoblù. Inoltre, la terza linea, pur avendo raccolto elogi in casa dell’Inter, non appare imperforabile. E qui si torna al tema di apertura: riusciranno le seconde linee del Grifone sfruttare questo teorico vantaggio?

PIERLUIGI GAMBINO

 

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