20 maggio 1973, una grande giornata di Sport, e un grande piccolo racconto di coincidenze

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Sono passati cinquant’anni, mezzo secolo da quella domenica, era il 20 maggio 1973, che per tanti appassionati sportivi rimane indimenticabile, sia nel bene che nel male. A Monza si corre il gran premio di motociclismo della classe 250 ed in un terribile incidente muoiono Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, erano gli anni dei trionfi di Giacomo Agostini e quel tragico giorno perirono tragicamente due suoi grandi rivali.

Nel calcio si giocava l’ultima e trentesima giornata e tutto era ancora da decidere, sia in testa che in coda: nella fatal Verona il Milan del “Paron” Rocco e di Gianni Rivera, reduce dalla vittoria nella finale di Coppa delle Coppe contro il Leeds, decisa da una rete di Chiarugi ed una difesa strenua del vantaggio, con William Vecchi, il portiere, che divenne l’eroe di Salonicco, perse lo scudetto davanti ai veneti che non avevano più nulla da chiedere alla stagione. Finì 5-3 per gli scaligeri, con la Juventus, sotto di un punto rispetto ai rossoneri, che nel finale grazie ad una rete di Cuccureddu vinse uno scudetto al fotofinish mentre la Lazio perdeva di misura a Napoli.

Anche la lotta salvezza era molto incerta, a novanta minuti dallo stop Sampdoria e Lanerossi Vicenza a quota 22 erano le maggiori indiziate a cadere nella serie cadetta con l’Atalanta a quota 24. Quel pomeriggio ero a Marassi, nei distinti inferiori, come tutte le volte in cui il Genoa giocava in casa: mio zio era un genoano storico a differenza di suo fratello, che poi era mio papà , di fede blucerchiata come il sottoscritto. Ma l’amore che ho sempre avuto per il calcio mi portava spesso ad essere presente agli incontri di entrambe. Il Grifone ospitava il Brindisi, con la squadra di Silvestri prima in classifica e lanciata verso la promozione; la mia Samp era impegnata a Torino contro i granata e con la radiolina all’orecchio confesso che nella ripresa ero più attento alle notizie che arrivavano dalle voci dei vari Ameri, Ciotti e Provenzali che a quanto avveniva sul prato del Ferraris.

La notizia dell’autorete di Vianello che portò in vantaggio i vicentini sul campo dell’Atalanta mi gettò nello sconforto, in quel momento a metà della ripresa, la Samp sarebbe matematicamente retrocessa. Ma ad una decina di minuti dalla fine, quasi in contemporanea con la rete con cui Boccolini portò in vantaggio il Brindisi a Marassi, con il portiere Spalazzi sorpreso dalla distanza, si dice perché distratto dalla Nord alle sue spalle che seguiva le sorti della Samp via radio, arriva la notizia della rete di Loris Boni, quel pomeriggio con la maglia numero dieci, che slalomeggia nel cuore della difesa granata ed infila “Giaguaro” Castellini.

È l’apoteosi per i diecimila blucerchiati al Comunale e per quel ragazzino che, nei distinti attorniato da soli tifosi rossoblù, si alza in piedi come una molla ad esultare e poi girandosi si accorge di essere solo, con lo zio che ha il suo daffare per cercare di difenderlo e di giustificare quel nipote tredicenne che in quel pomeriggio indimenticabile, alla notizia del gol salvezza di Loris Boni, uno dei suoi idoli, biondo mediano di Remedello di Sotto, ha esultato a distanza con i doriani che erano sotto la Mole, mettendo a rischio l’incolumità di mio zio, genoano da sempre che vidi per la prima volta arrabbiarsi con il sottoscritto…

                                                                   MARCO FERRERA         

 

 

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