Only One Year, il trionfo di tutto il Genoa: Gila, Zangrillo, 777, tifosi e giocatori

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Nella giornata dell’apoteosi, affiorano qua e là significativi record. Il primo si richiama direttamente al salto di categoria: dal lontano 1935, infatti, il Grifo non centrava La promozione al primo colpo. Stavolta lo slogan “Only one year”, coniato dal presidente Zangrillo prima del via alle ostilità stagionali, ha colto nel segno. È sfuggito nella ripresa con l’Ascoli quel fantastico zero in fatto di reti incassate a Marassi durante la gestione Gilardino, ma il rimpianto è assai relativo.

La particolarità positiva più eclatante riguarda proprio il tecnico biellese, che nello stesso giorno ha praticamente vinto due campionati: il primo con i moschettieri e il secondo con la squadra Primavera rossoblù, che lui aveva forgiato e guidato per alcuni mesi prima di cederla al collega Alessandro Agostini. Anche in questo caso, la discesa nel purgatorio cadetto è durata lo spazio di una stagione.

Che Gila sia stato l’architrave del trionfo grifonesco è fuori discussione. Se il suo passaggio alla prima squadra fosse stato deciso con un mese di anticipo – ne esistevano tutti i presupposti, dati i risultati altalenanti ottenuti da Herr Blessin – il Genoa avrebbe ottenuto in carrozza il primato in graduatoria senza che il Frosinone potesse opporre resistenza. Non a caso, nella classifica parziale dall’avvento di mister Alberto, proprio i rossoblù sono in testa. Vero, anche la scelta di Gila era stata inizialmente una scommessa, tanto che la società lo aveva promosso ad interim, mettendolo alla prova. La risposta è stata entusiastica: Gilardino è giovane ma già maturo, vanta qualità eccelse di psicologo, cui abbina un’eccezionale concretezza. Il suo Genoa, per costituzione, non ha mai riempito gli occhi con giocate e prestazioni favolose, ma ha perseguito l’obiettivo con un pragmatismo pazzesco.

La promozione però non appartiene solo all’allenatore. Molti meriti vanno attribuiti ad una società che ha rispettato l’impegno assunto dopo il fallimento tecnico dell’annata precedente. Non è mai agevole né scontato imporsi nella cadetteria, e il Genoa c’è riuscito con merito pienissimo. Il club ora è organizzato in tutte le sue componenti ed è presieduto da un tifoso illuminato, Alberto Zangrillo, che, senza disporre di piena operatività, ha saputo legare le varie anime della società, rilucidando l’immagine macchiata in parte dalle ultime, discutibili, mosse preziosiane.

In campo però sono andati loro, i beniamini del popolo rossoblù. Ben pochi meritano un’insufficienza e i voti alti si sprecano, ma c’è chi, alla resa dei conti, ha offerto quanto a rendimento qualcosa in più dei compagni, Ci riferiamo ai gol e agli assist di Gundmundsson, sontuosa seconda punta che ha messo lo zampino in parecchie vittorie. Al suo fianco piazzeremmo Dragusin, che dopo un avvio balbettante si è calato pienamente nella parte diventando di gran lunga il miglior difensore della categoria e scoprendo pure una vena di cannoniere aggiunto. Il terzo nome da evidenziare è quello del portiere Martinez, altro elemento discusso per qualche mese, quando pareva aver perso il ballottaggio con Semper. Nelle sue manone sono finiti parecchi punti.

Completato il podio di carattere tecnico, è giusto vararne uno di carattere morale. Sul gradino più alto Mimmo Criscito, rientrato all’ovile a metà stagione per estinguere il debito di quel rigore fallito nel derby targato retrocessione. A 36 anni si è umilmente messo a disposizione dell’ex compagno Gilardino, offrendo un apporto prezioso.

Al suo fianco, come non piazzare Stefano Sturaro, altro ragazzo cona la maglia del Genoa come seconda pelle? Pur martoriato da antichi infortuni, il sanremasco ha saputo tenersi stretto un posto fra i titolari senza mai mollare: un esempio. La terza bandiera è Mattia Bani, premiato dalla soddisfazione di aver firmato sabato la vittoria più significativa. Anche lui ha provveduto ad erigere una Maginot pressoché inscalfibile.

Il resto, sia chiaro, non è stato contorno ma sostanza pura. Basti pensare ai due veterani Badelj e Strootman, guide magistrali per i compagni più giovani, ma anche a Coda, che non ha ripetuto il bottino cui aveva abituato ma ha siglato reti pesantissime e regalato ai compagni vagonate di passaggi vincenti.

Last but not least, il popolo genoano, che ha fatto registrare – sia a Marassi, sia nelle trasferte – numeri di affluenza straordinari, accompagnando con passione incredibile il cammino fantastico della squadra.

Ora la società volta pagina, con l’impegno di non tradire quest’ondata di entusiasmo. La promozione anticipata dovrebbe consentire di guadagnare settimane importanti in sede di mercato. Il lavoro che attende Spors e Ottolini è ingente, ma almeno in difesa la base esiste già. Occorre una rivoluzione sia a centrocampo sia in attacco, dove gli attuali titolari – eccettuato Gudmundsson – sono destinati in blocco a trasformarsi in rincalzi, seppur di lusso.

PIERLUIGI GAMBINO

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