Il Grifone raccoglie le forze sognando la promozione, ma l’Ascoli è ostacolo duro

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Per un doveroso rispetto verso scaramanzia e logica, bando a proclami e a precoci allestimenti di feste. Napoli insegna (vedi il rinvio dell’apoteosi scudetto), e a rigor di aritmetica le probabilità che decolli la Piedigrotta rossoblù al terzultimo turno sono addirittura inferiori. Se poi succedesse quanto tutti, nel proprio intimo, auspicano, si dia la stura all’entusiasmo e si riempiano le vie della Superba di tifosi ebbri di gioia.

I presupposti legati alla classifica, d’altronde, sono inequivocabili: serve che il risultato del Grifone sia migliore di quello ottenuto dal Bari a Modena. Ed è ovvio che nell’esito di questo confronto a distanza giochino anche i comportamenti e i bioritmi delle rispettive avversarie di giornata. Il Modena ha beccato cinque schiaffi in laguna e senz’altro cercherà di riabilitarsi agli occhi dei supporters amici: ergo, i galletti dovranno sudarsela.

Anche il gruppo del Gila non se la passerà comoda di fronte ad un Ascoli che improvvisamente ha innestato un’altra marcia, raccogliendo dieci punti negli ultimi cinque capitoli di campionato e iniziando a coltivare giustificatissime velleità di playoff. Occorrerà il miglior Genoa, soprattutto dalla cintola in su, e qui sta l’incognita. Sì perché se i rossoblù in fase difensiva sono una macchina pressoché perfetta, che durante l’era Gilardino si è concessa rarissime battute a vuoto, in avanti continuano ad ansimare, specialmente nei primi tempi. L’eccessiva dipendenza dalle giocate di Gudmundsson e l’assenza di centrocampisti abili nell’inserimento in zona gol, unita alla scelta di schierare una sola punta fissa con l’appoggio dell’islandese, è alla radice degli stenti in fase di concretizzazione.

Genoa bloccato sullo 0-0 ad Ascoli

Il Grifone anti-marchigiani non verrà rivoluzionato. Un secondo attaccante sarà eventualmente immesso a ripresa in corso, se proprio i tentativi precedenti si rivelassero infruttuosi: così ragiona il tecnico della resurrezione genoana, pragmatico e giudizioso oltreché convinto che le partite si vincano partendo dal non subire reti. E noi sposiamo pienamente questa tesi.

Capitolo formazione. Il biellese non è tipo da avventure o da rivoluzioni, e neppure la pioggia di diffide che caratterizza i giocatori più importanti deve indurre ad un discutibile turnover. Tantopiù che in certi reparti non si guazza nell’abbondanza. Con Criscito ed Ilsanker a tenersi compagnia in infermeria, sono rimasti a disposizione tre difensori per altrettante maglie, ed è già confortante che si tratti dei titolarissimi, fervidamente pregati di gestirsi negli interventi per scongiurare un giallo fatale.

Anche sugli esterni ci si deve arrabattare. Stavolta a sinistra (in una botola che ha risucchiato un mare di giocatori) potrebbe finire Frendrup, sempre che Gila non opti per svellere Sabelli dal suo posto delle fragole, il corridoio di destra: in questo caso, finirebbe al suo posto Sturaro, da preferirsi ad Hefti, che in fase di spinta lascia parecchio a desiderare.

In mediana i soliti noti (il metronomo Badelj, il navigato Strootman e uno tra Frendrup e Sturaro), ma Jagiello, inizialmente in panca, si candida per un inserimento che potrebbe innervare la fase offensiva: copertura di reparto assicurata, insomma.

In attacco, per finire, fiducia a Coda, che non sempre offre prestazioni da sballo ma è il più bravo a lavorare anche a pro dei compagni. Ci sarà tempo e modo, se proprio occorresse, di trovargli un partner o di avvicendarlo, ma la scelta sul tema dovrà essere ponderata. Puscas, scaduto nelle gerarchie gilardiniane, è il solo che possa sfondare muri spessi e robusti, mentre Dragus e Salcedo prediligono agire più defilati ed Ekuban – scarsamente proficua mossa a sorpresa in quel di Bolzano – era e resta soprattutto un contropiedista.

Attenzione a quest’Ascoli rampante, che sta traendo giovamento dalla cura Breda. Il tecnico veneto, ex di Samp e di Genoa e genovese di residenza, viene chiamato spesso per risollevare formazioni in crisi. Tecnico avveduto, duttile e tatticamente preparato, punta prevalentemente sul 4-3-1-2 e si affida in avanti ad un vecchio bucaniere, l’ex frusinate Dionisi, goleador di vaglia. In difesa potrebbe avvertirsi l’assenza per squalifica del centrale italo-brasiliano Botteghin, tra i punti di forza. Rivale ostico, l’undici marchigiano, diventato a sorpresa ambizioso e consapevole di aver poco da perdere a Marassi. Sarà arduo ridurlo alla ragione.

PIERLUIGI GAMBINO

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