Funziona la cura Stankovic, ma è tutto inutile se non si risolve il problema del gol

Serie A 2022/23 | Sampdoria-Udinese Kingsley Osezele Ehizibue-Tommaso Augello-Fabio Quagliarella UC Sampdoria.it

Otto gol realizzati in mezzo campionato, zero a Marassi nelle ultime quattro esibizioni quelle targate Stankovic. C’è altro da aggiungere? Neppure una difesa di ferro potrebbe ovviare a certi mostruosi digiuni in area avversaria. E i nove punti raccolti in 19 gare – meno di mezzo a match – rappresentano una condanna senza remissione. Con qualche arbitraggio più equo, la classifica sarebbe lievemente meno umiliante ma non regalerebbe ugualmente troppe chances di sopravvivenza.

In attesa di conoscere i destini societari – altro buco nero – i pedatori doriani hanno avviato le pratiche per il fallimento sportivo. La sfida con l’Udinese è stata lo specchio fedelissimo di tutto un campionato e la vetrina inconfondibile di tutte le manchevolezze di una squadra troppo debole per tenersi a galla. Grazie al lavoro indefesso di Stankovic, i blucerchiati riescono ad esprimere persino un calcio accettabile, non vengono messi sotto da alcun avversario e spesso arriverebbero a legittimare la conquista del pari e anche di qualche vittoria. Ma i limiti costituzionali esistono e sono ineliminabili.

Come sempre, quando sei in angustie ci si mette anche la jella, stavolta sotto forma di una deviazione decisiva di Winks a lanciare verso Audero l’esterno bianconero Ehizibue e a sancire una sconfitta complessivamente immeritata. Ma il senso geometrico dello stesso inglese e la conclamata robustezza della terza linea (che mai sino al fatidico episodio aveva rischiato di capitolare) non bastano a mascherare un’indubbia carenza di peso specifico e una desolante, avvilente incapacità di buttarla nel sacco. Come ci si po’ salvare con un Djuricic leggerino e mai decisivo, un Leris cui la serie A sta larghissima, un Lammers tanto flessuoso quanto accademico e inconsistente nella zona calda? Se a ciò aggiungiamo l’incostanza di un Gabbiadini fragile e raramente in condizione, ecco servito un quadro che non ammette speranze.

Qualsiasi squadra con una linea d’attacco accettabile avrebbe battuto seccamente un’Udinese irriconoscibile rispetto ai primi mesi di stagione: invece quegli erroracci sotto porta hanno tenuto in vita i friulani, capaci di uscire alla distanza e anche fortunati nel trovare nel finale la segnatura vincente senza averla neppure cercata con ostinazione. Contro un undici così abbordabile, in una sfida de dentro o fuori, sarebbe già stato delittuoso per Audero e C. dividere la posta: figuriamoci restare all’asciutto.

Adesso è durissima provare a voltar pagina e credere ancora nella rimonta. I sentimenti più nobili e positivi cozzano contro una logica stringente: vero che resta ancora da percorrere mezzo cammino, ma senza una società che possa supportare (anche sul fronte del mercato, non solo su quello degli stipendi pagati con regolarità) gli sforzi di tecnico e calciatori, ci si può soltanto affidare all’aritmetica, quasi sempre il più etereo degli alleati.

PIERLUIGI GAMBINO

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