Col Venezia Genoa sottotono ma bravo a resistere, Gila ha saputo leggere la partita

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È arduo eccepire riguardo all’analisi post-partita di Alberto Gilardino. Il suo Genoa, a capo di una prestazione che definire sottotono è Eufemistico, ha battuto il Venezia sapendo meritoriamente resistere in una serata di scarsissima brillantezza generale e sfruttando nel finale le qualità di qualche singolo, segnatamente il rinverdito Coda, autore di una zampata da cannoniere di razza. In un campionato, per carità, capita che i cosiddetti squadroni si impongano senza meritarlo grazie ad un’invenzione individuale, ma è ugualmente basilare capire l’origine di certe prove così incolori e identificare subito i rimedi più acconci.

Ormai, con mezzo campionato alle spalle, si è capito che il Grifone non regalerà mai una goleada e punta le proprie chances di promozione prevalentemente sulla fase difensiva. Lo ha dimostrato anche nell’ultimo posticipo, quando Gila, in corso d’opera, ha addirittura scelto la difesa a tre, operando sullo 0-0 cambi conservativi più che protesi ad accrescere il peso offensivo. Solo l’ingresso di una seconda punta, Yalcin, avvenuto nel finale, ha rivoluzionato favorevolmente la fisionomia di un match che pareva ormai ingessato sul risultato di partenza.

Va elogiato il realismo del tecnico, che a lungo – constatate le difficoltà contingenti dei suoi ragazzi – ha pensato principalmente a non prenderle (meglio un punto che zero…), ma le carenze endemiche restano e non sempre si possono mascherare. Ad un esame più attento, la sola mossa discutibile del trainer è l’insistenza sull’impiego di Mimmo Criscito sulla fascia: posizione a lui adatta quando la carriera era nel pieno, ma non certo adesso, con 36 anni sul groppone. Si rischia di esporlo ad una pessima figura senza alcun guadagno per la squadra. Il suo unico utilizzo può essere in una difesa a tre, magari al centro, dove le sue doti balistiche potrebbero rifulgere.

Per il resto, è lampante che il Genoa offre il meglio di sé in trasferta, quando gli avversari escono dal guscio, badano al contenimento in misura minore ed esaltano così le doti singole di alcuni rossoblù di vaglia. Ad osservare la rosa attuale, tuttavia, emergono manchevolezze risolubili solo con uno o due interventi mirati sul mercato invernale. Il centrocampo è ricco di giocatori di stazionamento, dinamicamente carenti e piuttosto macchinosi. Strootman non è un regista puro e Jagiello (dopo l’inevitabile accantonamento di Portanova) è la sola mezzala disponibile ma non certo un “crack”. In compenso, i mediani sono in numero pletorico quando ne servirebbero al massimo due.

Genoa CFC.it

Altro interrogativo: quanti rossoblù hanno un’accettabile confidenza con il gol? Sicuramente il redivivo Coda, in parte il suo alter ego Puscas, e poi? Gudmundsson e Aramu, ad essere generosi, possono garantire 4-5 reti a testa in una stagione e Yalcin, che almeno è una punta vera, non inquadra mai il bersaglio. Da centrocampisti incapaci di inserirsi in avanti e difensori che non brillano in area avversaria sui calci fermi, è quasi impossibile pretendere raccolti copiosi.

Non solo, Ekuban sarà fuori ancora per mesi e Yeboah ha salutato la compagnia: non è forse il caso di aggiungere una pedina alla prima linea, ora piuttosto esigua, per consentire al tecnico di schierare stabilmente due attaccanti? E a centrocampo non servirebbe un incursore?

Vero che il mercato nostrano offre poco, ma gli operatori genoani hanno conoscenze sufficienti per pescare uno o due rinforzi all’estero. Sì perché affidarsi esclusivamente a questa linea offensiva potrebbe rivelarsi altamente rischioso.

                            PIERLUIGI GAMBINO

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