Genoa-Venezia, occasione per aggancio e svolta definitiva

I regali sono ancora più graditi quando inattesi. Ecco perché l’impresa della Spal a Reggio Calabria spalanca un sorriso smagliante sul viso dei tifosi genoani. Chi osava sperare che l’operazione aggancio (al secondo posto, ovvio) potesse decollare già da questo turno di campionato? In pochi, ma già che si presenta l’opportunità, tanto vale sfruttarla a dovere.

I presupposti sono solidi, ci mancherebbe. Al Ferraris, in posticipo, arriva quel Venezia che è precipitato a braccetto col Grifo nel purgatorio cadetto, ma fatica a rialzarsi, sulla scorta di un mercato estivo intonato alle cessioni. E il Genoa, che proprio in laguna ha pescato uno dei rinforzi più prestigiosi, Aramu, ha tutte le intenzioni di accentuare l’attuale, profondo vallo in graduatoria.

Gilardino viaggia a medie stratosferiche, rispettando i pronostici che volevano il Genoa – se guidato da un allenatore plausibile – protagonista in cadetteria. La ciliegina sulla torta risiede solo nella capacità di chiudere le partite senza attendere i minuti conclusivi. Un secco 2-0, per non parlare di un punteggio più rotondo, al quarto d’ora della ripresa sarebbe il coronamento di una fase evolutiva che il mister biellese sta portando avanti dal suo primo giorno di gestione. Tale traguardo si lega ovviamente ad un incremento nella prolificità offensiva, al reperimento di nuovi sbocchi alla manovra e anche ad un’accresciuta capacità di capitalizzare a dovere le palle-gol costruite o donate gentilmente da qualche topica degli avversari.

Obiettivamente, il divario attuale tra liguri e veneti è ragguardevole e l’innesto recente di Jajalo nel centrocampo ospite non può certamente cancellarlo. Non resta che passare all’incasso giocando con quel raziocinio e quella maturità che predica Gila, il quale – archiviato senza note particolarmente preoccupanti il capitolo romano di Coppa Italia – pretende dai suoi una recita dignitosa e il risultato da tutti auspicato.

Logica suggerisce che la formazione trionfante a Bari non venga rivoluzionata. L’ipotesi di undici conferme nell’assetto iniziale non è peregrina, ma in ogni caso le eventuali modifiche sarebbero numericamente esigue. La gara non sembra richiedere il ricorso alla difesa a tre, che consentirebbe l’immediato esordio di Mimmo Criscito. Semmai, la formula più prudente potrebbe venir bene in corso d’opera, se occorresse proteggere un parziale favorevole. Ed in quel caso si farebbe largo anche la candidatura di un combattente come Sturaro o come Galdames, cosiccome Coda potrebbe risultare utile come rimpiazzo di Puskas.

Certo, rimane irrisolto il problema delle fasce laterali. In teoria a sinistra potrebbero giostrare, oltre a Sabelli (un adattato), il tedesco Czyborra – non disastroso ma neppure entusiasmante all’Olimpico – e il diciottenne Matturro, ma se Hefti, da mesi alle prese con acciacchi assortiti, dovesse rispondere presente, la conferma dell’abituale intelaiatura risulterebbe scontata.

Il Venezia è migliorato dopo l’avvento in panca di Paolo Vanoli, ma gli antichi limiti sono rimasti. La rosa è tra le più giovani, pur con qualche veterano come il genovese Zampano e l‘ex spezzino Ceccaroni. A livello di prolificità, basterà la presenza dell’aitante finlandese Pohjanpalo a mantenere sul chi vive i gendarmi genoani, ma la fase difensiva è da sempre lacunosa: non a caso, soltanto il Cosenza ha subìto più gol dei veneziani. Tocca al Grifo trovare il pertugio giusto, e all’uopo Gilardino chiederà di provarci dal limite anche ai centrocampisti. Certi match ispidi, contro roccaforti munitissime, si possono sbloccare anche dalla distanza, a patto di crederci.

PIERLUIGI GAMBINO

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