Ancora Natale in casa Genoa grazie al 2-1 del San Nicola: Pușcaș e Albert regalano 3 sudati punti

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Tra quelle autentiche, le varie e numerose origini del Natale poco hanno a che fare con il Bambin Gesù e molto con la Resurrezione, sebbene non evangelicamente intesa. È la festa che presso Romani, Persiani e Germani sanciva la fine delle lunghe notti, l’arrivo di una nuova luce, l’eterno ritorno delle forze del bene che dona speranza. Il Deus Ex Machina che si presta al prodigio per questo Natale 2022 è chiaramente Alberto Gilardino. Così come le oscurità si accorciano a poco a poco dopo il solstizio, restano molte ombre blessiniane nella squadra teoricamente costruita per dominare la Serie B: ma è indubbio che il neotecnico di Biella ha riacceso la luce in una squadra che sembrava si fosse completamente persa tra le brume invernali. Era inevitabile perciò che il suo personale ciclo Natalizio trovasse pieno compimento nello stadio dedicato a San Nicola, tra le tante figure che hanno dato i natali nientemeno che a Babbo Natale.

È una notte speciale, anche se non è esattamente quella del 25, e la città Bari risponde presente all’adunata generale a un possibile crocevia per la Serie A: quasi 50 mila spettatori contando anche la come sempre nutrita e grintosissima rappresentanza rossoblù. Il Genoa ha optato per la terza maglia a rombi grigio scuri che richiama più una notte brava in discoteca che una serata di gala, contro invece il classicissimo bianco dei padroni di casa, ma ambedue le squadre si apprestano al match come a un incontro tra blasonate di più nobili categorie, e danno vita a un calcolato minuetto in cui ogni mossa è calcolata con rigorosa attenzione, anche se il ritmo è vivace e incalzante.

Le formazioni

Gilardino sostanzialmente conferma l’undici che lo sta aiutando a fissare il suo posto sulla panchina del Genoa: l’unico cambio forzato è il ritorno di Martinez tra i pali per l’influenzato Semper e un po’ a sorpresa Pușcaș per il bomber in difficoltà Coda. Per il resto il 4-3-2-1 è invariato: Aramu e Guðmundsson dietro la punta, tridente di centrocampo con Strootman, Frendrup e Jagiello, Sabelli ed Hefti sulle fasce, Dragusin e Bani davanti al portiere.

Tra i pugliesi torna il bomber Cheddira dopo essersi messo in mostra ai Mondiali nello speculare 4-3-2-1: lo sgusciante centravanti marocchino supportato da Botta e Folunrusho, in mediana Maita, Maiello, e Benedetti, sulle ali Dorvale e Mazzotta, Vicari e Di Cesari davanti a Caprile. Li allena il navigato Michele Mignani, genovese di 50 anni cresciuto come calciatore nella Sampdoria, prima presenza tra i professionisti e unica coi blucerchiati in un match col Lecce nella stagione 1990-91, nel girone d’andata -quindi non in quel 19 maggio che mise il sigillo sullo scudetto-. È il Mister che l’anno passato ha fatto volare i galletti dalla Serie C alla cadetteria, e ora tenta il doppio salto.

Subito la fiammata del Genoa nell’elettrica serata del San Nicola

Pronti, via: Jagiello con un lancio illuminante dal nulla congela l’intera difesa avversaria premiando lo scatto bruciante di Guðmundsson, appoggio comodo per Pușcaș che stocca in rete.

L’intuizione del polacco è così geniale che occorre un lungo controllo al Var per verificarne la regolarità: quando si riparte dal centrocampo è una partita a scacchi veloce, nessuno scopre le sue posizioni anche se il gioco scorre veloce, non è la tipica posizione dell’offensiva alla ricerca del pareggio che apre spazi per i contropiedi ma certamente la situazione è più congeniale al Genoa che può coprirsi senza lasciare troppe libertà di movimento allo spauracchio Cheddira. Quando ha il controllo del pallone cerca di destreggiarsi con qualità, talvolta però esagerando con l’audacia o i manierismi, e a ogni pallone perso son dolori, perché gli uomini di Mignani sono veloci in assoluto e velocissimi a imbastire un buon contropiede o una sovrapposizione insidiosa.

Così per la prima metà della prima frazione le occasioni latitano anche se lo spettacolo non è noioso, e non solo per l’importanza della posta in palio e l’ambiente sovraccarico di emozioni.

Al 16’ Bani su un piazzato sfiora il raddoppio di testa, poi al 21’ i pugliesi hanno un’occasione clamorosa: Chedddira va incontro al pallone e smista subito per Benedetti smarcato sulla sinistra e pronto a battere a rete. Opta invece per il passaggio a centro area ma irrompe Dragusin con un recupero tempestivo che salva la situazione.

Il match prosegue sulla medesima falsariga, vibrando ma senza sussulti, sino al 33’, un minutaccio per Sabelli: il terzino sino a quel momento convincente ha uno dei suoi detestabili cali di concentrazione, o sviste di precisione, in fase di spinta, cerca un rovinoso passaggio in orizzontale da cui si innesca il contropiede che porta il pallone da sinistra a destra, e da lì al cross di Benedetti per Cheddira sul secondo palo; sfugge via proprio a Sabelli sul filo del fuorigioco, addomestica la sfera e la infila sotto Martinez in uscita.

Si scatena il San Nicola e sugli accesi cori del suo pubblico hanno dieci minuti di fuoco in cui i Galletti mettono sotto i Grifoni: tra il 40’ e il 45’ però è Sabelli sulla sinistra a cercare il riscatto, prima dopo un accentramento e un difficile tiro a giro al termine di un’azione rapida, poi con un dribbling prolungato in cui pesca alla perfezione l’accorrente Albert, cross a rientrare per Pușcaș che prova a impattare da pochi passi, senza fortuna.

La prima frazione si consegna alla storia con una conclusione potente ma troppo bassa e centrale di Benedetti su una buona progressione, Martinez trattiene senza problemi.

La ripresa si apre senza cambi, Folunrusho prova a scuoterla con un’incursione sulla destra e con un tiro che sbatte sull’esterno della rete, però si ritorna in fretta alle posizioni del primo tempo, col Genoa più guardingo che confida più nelle intuizioni dei singoli che nell’organizzazione complessiva e il Bari più spavaldo e coordinato.

Al 52’ Jagiello sfiora il colpaccio: tenta la conclusione da fuori invece che servire Frendrup sulla destra, il suo pallone va a sbattere di prepotenza contro un terzino, il pallone assume una traiettoria a pallonetto in direzione opposta a dove aveva tirato il polacco e per poco non finisce in porta.

Al 58’ l’episodio che sancisce il risultato finale: punizione dalla destra di Aramu, Dragusin svetta di testa, il pallone va a sbattere sulla schiena di Bani e da lì capita sui piedi di Guðmundsson, che con freddezza tipicamente islandese insacca nell’angolino.

Il Genoa va avanti forse troppi meriti ma senz’altro senza alcun demerito. Ugualmente il match si innervosisce: gli ospiti vogliono i tre punti e interrompere l’ennesima striscia positiva di una concorrente diretta, i padroni di casa ovviamente vogliono chiudere l’anno se non nel migliore dei modi, perlomeno non nel peggiore.

Dragusin entra duro su Dorval e si fa ammonire, poi è Maita a prendere il cartellino per aver invocato il secondo giallo ancora per il centrale rumeno, reo di aver afferrato il pallone con le mani dando per scontato che l’arbitro avrebbe fischiato un fallo di mano a favore della sua squadra sulla zona destra della trequarti barese.

Tra il 71’ e il 72’ il Bari immette Ceter per Botta e soprattutto l’ex Salcedo, grande promessa di Sestri Ponente sino ad oggi poco concretizzatesi, per Benedetti.

Primi sintomi dell’assedio dei padroni di casa: il Genoa fa sempre più fatica a uscire dalla propria metà campo e in particolare Martinez coi suoi piedi un po’ troppo educati al Tiqi Taqa della sua Spagna azzarda passaggi sin troppo avventati tra le sempre più asfissianti bianche casacche.

Girandola di cambi: Sturaro per Jagiello, a coprirsi Vogliacco per Aramu, ma soprattutto per l’acciacato Sabelli il 19nne esordiente italo-albanese Brayan Boci dalla Primavera, duttilissimo sulla fascia sinistra, che spicca non solo per il casco di capelli ricci ma perché al 78’, passati appena 3 giri di lancette dal suo ingresso, sfiora subito il gol in scivolata da buona posizione. Al 83’ dentro anche Yalçın per Guðmundsson.

Concitatissimi i minuti finali: il Bari mette numerosi palloni insidiosi in mezzo all’area su cui il Genoa prova a salvarsi alla bene e meglio, al 86’Martinez smanaccia su un tiro di Salcedo e Bani deve metterci il fisico da corazziere per respingere una cannonata ravvicinata di Mazzotta.

Al 93’ il flipper più complicato, s’impossessa del pallone Bellomo che piazza il cross per Salcedo: l’ex da vicinissimo schiaccia di testa a botta sicura, ma Martinez para con la mano di richiamo e poi trattiene in un secondo tempo prima che l’italo-colombiano possa ribadire in rete. È un intervento che potrebbe valere una stagione.

C’è ancora tempo per un complicato contropiede di Yalcin, che si porta il pallone un po’ troppo a spasso sul limitare dell’altrui area prima di costringere Caprile a salvare in tuffo la porta dal tris.

Di triplice c’è il fischio che regala a Gilardino la 3° vittoria in 4 partite, e che per la 3° volta arresta un’impressionante striscia positiva di un’avversaria diretta per la promozione, almeno a guardare la classifica, la 2° contro una delle prime 3 alla vigilia del match, la posizione dove si è ora issato il Genoa staccando proprio il Bari. Con un po’ di fortuna: il Grifo ha rischiato di prendere gol in zona Cesarini per due volte, a Bari e col Frosinone, e di subire nel finale ad Ascoli, ma va detto che talvolta la fortuna bisogna anche sapersela cercare, e il Genoa targato Blessin nelle ultime settimane sembrava peregrinare nel buio in tutto e per tutto.

Il Gila Deus Ex Machina ha risolto il Natale rossoblù come un tempo faceva Ballardini per le salvezze, ora è il tempo di mettere la macchina a regime così da far festa non solo in periodo di festività. Non può essere sempre Natale per il Vecchio Balordo, ma non può nemmeno esser Quaresima tutte le settimane.

Federico Burlando

 

 

 

Tabellino Bari-Genoa 1-2 Serie B 2022-23

BARI (4-3-2-1): Caprile; Mazzotta, Di Cesare, Vicari, Dorval; Maita (32’ st Scheidler), Mazzotta, Benedetti (27’ st Salcedo); Folorunsho (32’ st Bellomo), Botta (27’ st Ceter); Cheddira. (A disp.: Frattali, Antenucci, Terranova, Zuzek, Pucino, Ricci, Cangiano, Mallamo). All: M. Mignani.

GENOA (4-3-2-1): Martinez; Hefti, Bani, Dragusin, Sabelli (31’ st Boci); Frendrup, Strootman (51’ st Ilsanker), Jagiello (31’ st Sturaro); Aramu (31’ st Vogliacco), Gudmundsson (38’ st Yalcin); Puscas. (A disp.: Vodisek, Agostino, Czyborra, Coda, Lipani, Badelj, Galdmaes). All: A. Gilardino.

ARBITRO: M. Mariani di Aprilia. Assistenti: Preti di Mantova e Del Giovane di Albano Laziale; IV Uomo: Camplone di Belluno; Var: Di Paolo, Avar De Meo.
Marcatori: 2’ pt Puscas (G), 33’ pt Cheddira (B); 13’ st Gudmundsson (G).
Ammoniti: 43’ pt Benedetti (B); 5’ st Folurusho (B), 6’ st Aramu (G), 12’ st Botta (B), 16’ st Dragusin (G), 20’ st Maita (B), 48’ st Di Cesare (B).
Recupero: 2’ pt; 6’ st.
Spettatori: 48.877 di cui 7.651 abbonati e 344 ospiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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