Il tocco di Gila: pochi accorgimenti, il massimo del risultato

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Alberto Gilardino resterà sulle spine sino alla prossima gara col Bari, ma domenica scorsa si è guadagnato un’atra cospicua fetta di riconferma. Dopo il lanciatisimo Sudtirol, anche la primatrice Frosinone, forte di dieci risultati utili consecutivi, ha lasciato le penne aMarassi e siccome il pari di Ascoli è stato rivalutato dalla recente impresa corsara dei marchigiani a Cosenza, ecco che i sette passi avanti compiuti in soli tre turni acquistano un sapore particolare: quello della rinascita.

Gila non è un mago, ma è un allenatore che conosce il calcio italiano ed ha tratto nozioni importanti sia da una gloriosa carriera di calciatore sia dalle prime esperienze come panchinante. Senza alchimie tattiche straordinarie, ha subito accantonato quell’assurdo 4-2-3-1, pessimamente interpretato dai calciatori rossoblù, per rinforzare la cerniera di centrocampo con un terzo elemento. Poi ha analizzato a fondo il materiale a disposizione distillando un undici iniziale pressochè fisso e più forte delle variabili legate alle singole prestazioni: a conferma che una precisa linea è preferire il conservatorismo agli svolazzamenti da una domenica all’altra.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non riguarda solo l’esito numerico al fischio finale, ma anche il modus operandi di una squadra non più raccogliticcia e finalmente organica. Contro i ciociari è emerso grandemente il collettivo a dispetto di qualche prestazione individuale sconcertante. Il principale riferimento è al bomber Coda, da oltre un mese fuori registro: un’ombra del bomber inesauribile ammirato nelle scorse stagioni. Il mister fa benissimo a dargli fiducia, ma a questo punto sorge il sospetto che certe recite così vacue non dipendano solo dalla tattica e dalle caratteristiche dei compagni. Siccome Puscas è solo più combattivo del titolare ma non più prolifico, ecco che per il mercato di gennaio si pone un problema – quello del centravanti – non proprio trascurabile.

La squadra riesce comunque a sopperire alle latitanze del cannoniere, al disordine operativo di un inafferrabile Gudmundssson e ai limiti di qualche altro elemento. È bastato che Gila piazzasse i suoi ragazzi come Dio comanda per ottenere ben altri riscontri in fatto di recupero e anche di mantenimento palla. Nulla di trascendentale, s’intende, ma non può essere casuale che i gialloblù ospiti nell’intera ripresa abbiano agito lontanissimo dal portiere genoano Semper: forse stanno calando di brillantezza, ma l’atteggiamento dell’undici locale li ha disturbati parecchio. Pressing sì ma non sfrenato come quello blessiniano: si può benissimo correre di meno e rubare più palloni, seguendo i giusti input. E durante il possesso, finalmente, si è cercata qualche soluzione conservativa piuttosto che sparacchiare avanti la sfera senza costrutto.

Non si dimentichi inoltre, la crescita di un Aramu finalmente degno delle attese in lui riposte e di un Dragusin assai meno distratto: due pezzi da novanta che hanno risposto sul campo alle critiche.

Chiariamolo: non si è visto un Genoa stellare, e qualche difetto è ugualmente affiorato, ma finalmente si è notata una compagine sicura di sé stessa, autoritaria e capace di indirizzare il match nella direzione preferita. Per un ulteriore salto di qualità servirà un mercato bis efficace, ma già quest’organico – con il solo innesto di un attaccante prolifico e di un terzino sinistro oltre al baby Matturro – ora appare in grado di dare ragione a chi l’aveva indicato tra i migliori (se non il numero uno assoluto) della categoria.

PIERLUIGI GAMBINO

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