Frosinone sorpresa e capolista contro un Genoa in cerca di sé stesso

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Il Frosinone, ospite a Marassi in un infuocato posticipo, assolve al compito di immancabile sorpresa stagionale. Ogni anno, infatti, la serie B propone nelle primissime posizioni, con promozione susseguente, una squadra che non è minimamente considerata tra le papabili alla serie A. Il Genoa, per contro, deve prestare mille attenzioni a non svolgere il ruolo inverso: da protagonista indicata universalmente ad atroce delusione.

I ciociari stanno dominando in lungo e in largo. Da dieci partite non perdono e, nonostante la frenata contro il Pisa, appaiono inattaccabili in vetta e viaggiano con il morale alle stelle. L’ambiente gialloblù, d’altronde, è l’ideale per lavorare con profitto: il presidente Maurizio Stirpe è tifoso accanito, ha risorse da investire nel calcio e non intende fermarsi a lungo in cadetteria, mentre il direttore sportivo Guido Angelozzi conosce la categoria come le sue tasche. Così, con una perfetta organizzazione societaria, sta brillando pure Fabio Grosso, che tutti ricordano come il rigorista decisivo per gli azzurri nella finale mondiale del 2006, ma come allenatore prima di quest’anno ha collezionato fallimenti. Il suo 4-3-3 è un piccolo capolavoro, favorito peraltro da un invidiabile assortimento della rosa, forte anche a livello di alternative.

I boom dei frusinati è frutto di un’opera iniziata da parecchi anni: a conferma che per trionfare in B non bastano le buone intenzioni, ma serve tempo, oltre a competenza. Un monito per la dirigenza genoana, che era convinta di fare un solo boccone della concorrenza.

I laziali non piangerebbero se la disfida finisse senza vincitori. E il Genoa? Questo sì che è un domandone, poiché i rossoblù camminano sul crinale sottilissimo: vincendo, si avvicinerebbero ai fuggitivi e invierebbero un segnale perentorio delle qualità sinora rimaste inespresse. Il punticino consentirebbe comunque di rinviare il discorso e, considerata la differenza tra i “momenti” delle due protagoniste, sarebbe da considerarsi accettabile. Il malaugurato stop, invece, potrebbe avere riflessi pesantissimi e sancirebbe il quasi certo ridimensionamento, con all’orizzonte un unico obiettivo: piazzarsi adeguatamente in vista dei playoff.

Gilardino, peraltro, non ha modo di sviluppare pensieri in prospettiva, costretto com’è ad un’ulteriore settimana di precariato prima del verdetto definitivo della società. È un ragazzo maturo, conscio di avere molto d guadagnare e poco da perdere, ma il prestigio di allenare la prima squadra di un club così glorioso è un impareggiabile propellente. Basterà? Il problema è che pure lui – cosiccome i tifosi – deve affidarsi ad una truppa che sinora non ha furoreggiato quanto a costanza di rendimento. Il mister qualche problemuccio lo ha sistemato, ma più di tanto in una manciata di giorni non gli si poteva chiedere. Ha messo mano al centrocampo, aggiungendo un terzo uomo per conferire equilibrio all’assetto tattico, ma sta faticando – lui, centravanti di inesauribile prolificità – ad insegnare ai suoi successori la via del gol. Stavolta cambierà nuovamente, ricorrendo al doppio attaccante con un rifinitore, Aramu, alle spalle. Funzionerà? Possiamo solo sperarlo: se non altro, il sardo torna nel ruolo prediletto e Coda – rincuorato dopo qualche prova sottotraccia con codazzo di sostituzioni – potrà giovarsi di un partner che cancelli la sua annosa solitudine.

Il resto dell’undici dovrebbe restare immutato, pur se Vogliacco preme per un posto in difesa e la coppia di mediani Sturaro-Galdames chiede considerazione al pari di un Badelj rientrato tra i disponibili. Ma è in avanscoperta che si deciderà il destino del Grifo, sostenuto dai soliti inguaribili 25mila, pronti ad urlare sino al novantesimo e oltre.

La gara resta apertissima e tutta da gustare. Un Frosinone minimamente audace accrescerebbe lo spettacolo e forse farebbe un piacere al Genoa, più a proprio agio se l’avversario non rimane rintanato in retrovia. Ma non illudiamoci che Grosso cada nel tranello. Se proprio decidesse di avanzare il baricentro, lo farà magari nella ripresa, dopo aver saggiato la pericolosità di Coda e compagni. Non certo al fischio d’inizio.

PIERLUIGI GAMBINO

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