Gila fermato sullo 0-0 ad Ascoli: ha imposto le mani sul Genoa ma non ha potuto operare miracoli

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Buona la prima, un po’ meno la seconda. In chiaroscuro il bilancio di Alberto Gilardino, che è senz’altro tornato dalle Marche con qualche preoccupazione in più. Due soli – meglio che niente… – i dati confortanti della partita con l’Ascoli: il pareggio, che consente di onorare quella che, nel passato, si chiamava media inglese; il secondo clean sheet consecutivo, che rappresenta pur sempre una piacevole inversione di tendenza.

Il resto sarebbe da dimenticare. O meglio, da fissare nella memoria per far sì che certi errori e certe manchevolezze spariscano dal repertorio futuro del Grifone. Il terreno di Ascoli non è tra i più ospitali e la squadra bianconera – sebbene priva di qualche punto di forza – è di tutto rispetto, ma dal Genoa ci si attendeva ben altra insistenza nel cercare la via del gol. Due soli tentativi in 94 minuti – rintuzzati dal portiere Guarna a scapito di Coda e Sabelli – sono una miseria. Per il resto, neppure qualche conclusione sparacchiata lontano dai pali: solo un fraseggio stucchevole lungo il primo tempo, comunque dominato territorialmente, e neppure quello a ripresa inoltrata, quando la formazione di Bucchi ha capito che contro questo falso babau rossoblù si poteva anche provare a vincere. Le tre ghiottissime palle-gol sciupate dagli avanti bianconeri in una decina di secondi oltre la metà del secondo tempo indurrebbero qualsiasi tifoso genoano a fare una capatina al più vicino santuario. È andata bene così, con uno spavento gigantesco: poteva finire con la beffa che difficilmente un undici così scombiccherato come quello genoano sarebbe stato in grado di scongiurare nei minuti successivi.

Il Genoa attuale è questo: lontano anni luce da una formazione che può risalire la china in classifica. Improbo davvero il lavoro che attende Gila o qualsiasi suo collega che dovesse rilevarlo, subito o durante la pausa natalizia. Il primo compito è ricostruire una base atletica passabile: il calo verticale registrato negli ultimi venti minuti ascolani sono un campanello d’allarme e si aggancia alle manifestazioni di ridotta brillantezza e di scarsa tonicità registrate in altri match già in archivio.

Poi si deve porre mano al gioco e, successivamente, ad una campagna di rafforzamento invernale che non potrà essere esigua. Da Gila non si poteva pretendere una profonda incidenza: in qualche allenamento, il biellese poteva solo – come ha fatto – agire a livello di psicologia e di modulo tattico. Vanno però rivisti compiti e posizioni di parecchi giocatori, per ottenere un rendimento più alto di quello attuale. E se in fase difensiva non occorre una rivoluzione (pur nella speranza di uno o due innesti a gennaio), a centrocampo e in avanti si deve ripartire da zero.

Lo sviluppo della trama è carente ed ancor più preoccupante è l’involuzione – collettiva e individuale – degli attaccanti. Coda è distantissimo dal bomber degli anni scorsi, anche se può lamentare la carenza di rifornimenti. Peggio di lui però fanno gli esterni offensivi Gidmundsson e Aramu. Il primo gira a vuoto da parecchie settimane, senza un solo spunto degno di nota e il secondo, dopo il fiammeggiante secondo tempo disputato contro il Sudtirol, è ridisceso a livelli inaccettabili per un elemento delle sue potenzialità. Entrambi, in preda a crescente abulìa, continuano ad agire troppo larghi e a latitare in zona gol, come se buttarla dentro non fosse una faccenda che debba riguardarli. Gila, memore del secondo tempo di giovedì, ha anticipato al 46′ minuto l’ingresso di Puscas, traendo però riscontri pessimi: il rumeno non ha dato segni della sua presenza. Se a ciò aggiungiamo che i centrocampisti – con la parziale eccezione di Jagiello, peraltro sparito alla distanza – non sanno rendersi pericolosi e i due terzini (in specie Hefti) non brillano in fase di spinta, ecco che il quadro è assolutamente fosco.

Il sospetto che tutti noi si sia sopravvalutata in fase di previsione la forza di quest’organico è sempre più forte, ma certe valutazioni vanno prudenzialmente sospese a beneficio della stretta attualità, che per il Grifo si traduce nelle partitissime a Marassi col Frosinone e subito dopo a Bari, contro le due compagini più ispirate della cadetteria. Per restare a galla prima dello stop invernale servirebbero almeno quattro punti, ma è in grado questo Genoa di passare ad un così pingue incasso? Guai a disperare prima del tempo, ma negare le difficoltà legate alla doppia impresa equivarrebbe ad una mancanza di correttezza e di onestà intellettuale. Possiamo solo affidarci a quelle potenzialità di cui i rossoblù erano universalmente accreditati a fine agosto. Chissà che non esplodano tutte assieme, a sorpresa.

                                             PIERLUIGI GAMBINO

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