Genoa bloccato sullo 0-0 ad Ascoli

http://www.genoacfc.it/

Impasse. Come definire meglio la situazione del Genoa al termine della trasferta di Ascoli? Un match bloccatissimo in cui sostanzialmente nessuna delle due compagini ha saputo sfruttare l’occasione capitategli per decidere la gara a suo favore. Gilardino si è dimostrato la perfetta soluzione ponte: sufficiente per racimolare 4 punti in 2 match, in linea con la media di 2 a partita indicata da Blessin come media per la promozione e che aveva cominciato a seguire prima di pasticciarla coi suoi esperimenti. Ora il dubbio se proseguire questa soluzione ponte verso altri sconosciuti lidi, o affidare il prosieguo della stagione a un nocchiero abile in gran tempesta, come quello che Dante invocava per la frammentata Italia del suo tempo, senza individuarlo. Il nome designato dai tifosi sarebbe Ranieri, in sua attesa Gila ha svolto il compito più che degnamente ma non eccellentemente.

Nel suo  undici iniziale, conferma tutti del suo esordio col Südtirol: 4-3-3, con Sabelli ed Hefti sulle fasce, Bani e Dragusin consueta coppia nel cuore della retroguardia, Strootman, Frendrup e Jagiello sulla mediana, Guðmundsson e Aramu a supporto di Coda.

Numerosi gli acciaccati di spicco che partono dalla panchina per l’Ascoli: Bellusci, Ciciretti, Adjapong, Fabbrini, Bidaoui. Così i marchigiani, decimi ma a soli 5 punti di distanza dal Genoa, sono ancor più spronati a chiudersi in un 3-5-2 ostico e tignoso, in cui destano preoccupazione gli eventuali spunti della coppia d’attacco Gondo-Lungoyi.

Il primissimo giro di lancette è un fuoco di paglia: lancio lungo sulla destra proprio per Gondo, che prova un improbabile ma incoraggiante tiro-cross da posizione estremamente decentrata. Sembrerebbe il primo squillo di un match vibrante, in realtà il match sprofonda molto rapidamente nel soporifero.

Il pressing asfissiante dei padroni di casa non lascia distendere la sua superiorità al Genoa, che ha appena lo spazio sufficiente per respirare e non annaspare, ma assolutamente non quello per ragionare. La volontà degli uomini di Gilardino sarebbe imporre perlomeno quel possesso palla possente e prepotente che aveva schiacciato il Südtirol nella propria area, magari senza troppa incisività, ma comunque con molto più costrutto della versione dispersiva e tortuosa adagiata da Blessin. Quasi tutto il primo tempo è invece un eterno rimpallo a centrocampo, ci si contende fazzoletti di terreno con puntiglio e cattiveria agonistica, e il match perde ogni connotato di trama che non sia la vuota schermaglia. Il Genoa resta troppo lento per creare un seppur minimo pericolo in contropiede, e comunque l’Ascoli è sin troppo bravo a chiudere ogni pertugio, senza esserlo altrettanto nell’attaccare, per cui l’impasse regna sovrana.

Al 42’ però improvvisamente una fiammata che potrebbe decidere la partita: Frendrup serve centralmente Jagiello che con una pregevole imbucata mette Coda solissimo di fronte a Guarna. L’attaccante, con Guðmundsson disponibile a tirare a porta vuota ma non facilissimo da raggiungere, opta per la soluzione più semplice, il tiro rasoterra ma il portiere ascolano para; il pallone prosegue roteando un arco placido verso la linea di porta, e lì è bravo Quaranta, uno dei tre centrali della squadra di casa, a salvare di testa.

Si va all’intervallo con questo grande rimpianto per i rossoblù, in vero in maglia bianca da trasferta.

Alla ripresa Gila prova a giocarsi subito la carta che gli aveva permesso di far saltare il banco all’esordio, entra infatti Pușcaș per un Guðmundsson impalpabile. Entrambe le compagini però mancano totalmente di ariosità, vuoi nei piedi, vuoi nelle idee, e non c’è possibilità di decollare.

Solo il singolo episodio potrebbe cambiare il match ma la sensazione imperante è che il Genoa abbia sciupato la sua.

Al 60’ entra Ilsanker per Strootman e Yeboah per Coda, ma i nuovi interpreti non riescono a imprimere originalità allo spartito. La partita si fa appena un filo più interessante, ma continua a mancare di una trama che valga la pena seguire: l’equilibrio tra le parti non è quello di due squadre che si eguagliano dando il massimo, ma che si annullano l’un l’altra sino a ridursi al minimo.

Al 70’ un’altra buona chance per il Grifo, su un piazzato Sabelli gira di testa e trova un’altra bella risposta di Guarna.

Tra il 74’ e il 75’ la grandissima – triplice – occasione per l’Ascoli: Yeboah viene fermato al limitare dell’area marchigiana, dal pallone apparentemente non sanguinoso parte il contropiede che conduce Dionisi, entrato al 56’ per Lungoyi, a lavorarsi per benino il pallone sulla sinistra e a penetrare in area.  Cerca e trova la conclusione più efficace, potente e precisa, che supera Semper nonostante la sua deviazione; il portiere però è bravo abbastanza da deviarla sul palo. Sopraggiunge Gondo che indirizza verso la porta, Sabelli salva a fatica sulla linea e scaccia debolmente. Sul prosieguo dell’azione, Gondo riconquista la sfera e piazza un rapido, cross basso, Collocolo non riesce a impattare per bene e fallisce il tap in a porta spalancata. Che rischio per il Vecchio Balordo!

Il gol sarebbe stato una beffa immeritata per un Genoa che non ha certo fatto una bella figura al Del Duca ma che non meritava nemmeno di rientrare a Genova senza niente.

Gli ultimi minuti vedono l’Ascoli salire d’intensità, anche perché il Genoa, probabilmente per l’impostazione blessiniana, ancora una volta ha un calo fisiologico nella ripresa. Gilardino prova a mascherarlo con le immissioni di Galdames per Jagiello e Sturaro per Aramu, ma quel minimo di sussulto che può dare un cambio è il massimo dell’emozione regalato dal finale di gara, in linea con un match che ne è stato piuttosto avaro.

Gilardino: “È stata una partita-equilibrata, i ragazzi erano dispiaciuti”

Ora è Natale ed è il tempo della generosità: la dirigenza americana di fatto gestita dal freddo animo teutonico di Johannes Spors è chiamata a redimersi dopo le promesse mancate di salvezza e di allestimento di squadra pronta a risalire in un anno. Forse la squadra non è la corazzata che molti credevano una volta concluso il mercato, forse lo era ma un cattivo timoniere di Stoccarda e qualche infortunio di troppo ne hanno deviato la rotta tra le secche, ma c’è ancora abbondantemente tempo per ricondurla verso più luminosi orizzonti. L’importante è saperci mettere le mani: nel portafoglio per reperire i materiali per riparare le falle, al timone e alle vele per cominciare a navigare come lupi di mare e non come ricchi passeggeri che si concedono di fare i capitani come passatempo.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.