Olanda-Argentina 1974: il Calcio si scopre Totale

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L’incrocio in Qatar 2022 tra Argentina ed Olanda riporta indietro a quella finale a Baires del 1978, quando i padroni di casa, aiutati anche da un arbitraggio compiacente del nostro Gonella, vinsero ai supplementari quel mondiale della vergogna ed il palo di Rensenbrink, ala olandese, al novantesimo impedì di fare giustizia dal punto di vista sportivo e permise all’ “Albiceleste” di trionfare , quando a poche centinaia di metri dallo stadio chi non era d’accordo con il regime veniva torturato o fatto sparire.

Ma noi vogliamo in questa sede parlare di calcio, quello giocato e quattro anni prima, nei mondiali tedeschi, Olanda-Argentina rappresenta per chi scrive la punta più alta e sublime del calcio totale degli “orange”, un calcio avanti decenni su quanto avevamo visto fino a quel momento, in cui c’è l’esaltazione di una generazione di campioni, assemblati da Feyenoord ed Ajax, che avevano vinto quattro delle ultime cinque Coppe dei Campioni, dieci grandissimi atleti e calciatori ed un fuoriclasse assoluto, Johann Cruijff, che quel pomeriggio regalò al pubblico di Gelsenkirchen e ai milioni incollati ai teleschermi uno degli spettacoli più memorabili mai ammirati su un rettangolo verde.

Abbiamo negli occhi quei calciatori con la maglia arancione, basettoni e capelli lunghi, che sbucavano da tutte le parti e schiantarono sotto quattro reti, che avrebbero potuto essere almeno tre volte tanto, i malcapitati argentini, che nel girone ci avevano estromessi insieme alla Polonia di Lato, Deyna e Gadocha.

L’allenatore di quella squadra era Rinus Michels, uno dei più grandi tecnici della storia, che aveva fatto le fortune dell’Ajax e poi del Barcellona, dove insieme a Cruijff vinse anche in Spagna, il tecnico che influenzò maggiormente in positivo la carriera dell’inarrivabile numero 14. In quell’Olanda si vide per la prima volta la figura di un portiere-libero, che giocava avanzato rispetto alla linea di porta per far ripartire con i piedi l’azione dei suoi e per ovviare al fuorigioco ossessivo attuato dalla difesa olandese. Quando gli argentini provavano ad orchestrare una manovra il giocatore con la maglia a righe bianco-celesti si vedeva attaccare da quattro-cinque giocatori contemporaneamente, precorrendo quel pressing che nei decenni a venire divenne marchio di fabbrica nel calcio più vicino a noi.

Classici: Olanda – Argentina ’74

Partita già archiviata nella prima frazione, con una giocata d’esterno di Wim Van Hanegem, raffinato regista che mise Crujiff davanti al portiere, con Johann che lo saltò con la sua eleganza unica per depositare nella rete sguarnita e poi la staffilata da fuori di Ruud Krol, il terzino sinistro, che poi nei primi anni ottanta ammirammo con la maglia del Napoli a fine carriera. E nella ripresa, con i riflettori accesi e la pioggia incessante che infangò i protagonisti in campo quell’Olanda continuò a dare spettacolo, con le volate sulle fasce di Suurbier e Krol, la corsa di Jansen ed Haan, la classe di Van Hanegem, l’ubiquità dall’altro Johann, Neeskens, altro fuoriclasse assoluto di quell’undici e fondamentale nei meccanismi di Michels e poi la tecnica delle ali, Rep e Rensenbrink. Fu proprio un’incornata di Johnny Rep servito dal solito Crujff a portare sul 3-0 l’Olanda prima del sigillo finale del  Pelè bianco  come lo ribattezzò Gianni Brera , in una partita che rimane secondo noi una delle più spettacolari mai viste in un campionato del mondo, quell’undici favoloso che nella finale contro la Germania un paio di settimane dopo peccò di presunzione e non riuscì ad alzare quella coppa che le sarebbe spettata di diritto per quanto di bello ed innovativo aveva saputo trasferire su un rettangolo verde.

                              MARCO FERRERA

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