Le ragioni del fallimento di Blessin e della scelta ad interim di Gila

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Tocca ad Alberto Gilardino, lo sblocco più semplice per una situazione estremamente complessa. Il mago fatto in casa, che sta trascinando la Primavera del Genoa nell’Olimpo della categoria dopo un solo anno di purgatorio, resterà in panca almeno due partite, con la prospettiva di una riconferma “sine die” in caso di riscontri favorevoli. Qualunque sia il verdetto della sfida col Sudtirol, al tecnico di turno non saranno riservati fischi assordanti: ed è anche questo sviluppo ad aver convinto i riluttanti gestori genoani ad allontanare lo strabocciato Blessin.

A pro dell’ex centravanti azzurro (e rossoblù), l’impossibilità di fare peggio del predecessore. Di sicuro un bel nugolo di giocatori lo accoglierà come il liberatore. Ma sarebbe ingeneroso scaricare sulle sue spalle aspettative esagerate: il suo apporto alla causa, almeno inizialmente, sarà più psicologico che tecnico o tattico, anche se qualche novità nell’assetto e nell’undici base è presumibile oltreché auspicabile.

La gara era e resta improba sotto mille aspetti. Mentre il Grifone è in caduta libera, la matztiola altoatesina viaggia a ritmi sostenuti e domenica scorsa ha accarezzato sino al recupero il sogno di piegare la capolista Frosinone. Scorrendo l’organico biancorosso, si scorge un solo nome noto, quel Masiello prossimo 37enne che lo scorso maggio ha dato addio alla Genova rossoblù, da lui servita con passione. La serie B, però, non premia il blasone e il curriculum, sicché i carneadi altoatesini si annunciano temibilissimi. L’avvio di esperienza era stato pessimo, con una serie di secche sconfitte, ma l’arrivo di Bisoli, allenatore di categoria, ha cambiato pelle alla squadra, rivelazione degli ultimi due mesi, dimostrando che ogni tanto il cambio della guardia si rivela fruttuoso.

Arriva il lanciatissimo Südtirol di Bisoli

In casa Genoa si è ragionato diversamente sino a qualche ora fa. A memoria di giornalista genovese, non si era mai registrato un accanimento terapeutico così inscalfibile. Gli ottimati rossoblù, appena dopo l’inopinata sconfitta col Cittadella, avrebbero dovuto estrarre dalla tasca una soluzione tecnica già programmata e definita. Invece, il lunedì post sfacelo è trascorso senza comunicazioni ufficiali: come se la crisi del Grifo fosse agli albori e non vecchia, ormai di diverse settimane. Impossibile pensare che il cosiddetto casting non fosse partito.

La verità è una sola: le velleità di cambiamento portate avanti da una fetta di dirigenza si sono scontrate con l’atteggiamento uguale e contrario dell’ineffabile Spors, cui i patron americani hanno concesso carta bianchissima per quanto riguarda la scelta degli allenatori della galassia. A questo punto, la pervicacia con la quale il manager tedesco ha difeso la propria opzione e tutelato il suo connazionale è sfociata ampiamente nell’autolesionismo.

Anche lui ha dovuto arrendersi, ma prima di svoltare verso l’epilogo più logico sin da domenica sera ha lasciato che Blessin dirigesse ancora un allenamento. Come se la trattativa – poi abortita per eccesso di richiesta economica – con Claudio Ranieri non potesse essere condotta nelle settimane precedenti, quando gli esiti dal campo erano ormai diventati inaccettabili.

Le ragioni del fallimento di Blessin

Blessin, personaggio accattivante, è stato capace di conquistare a tempo di record la piazza genoana con le sue guasconerie assortite. La “mission salvezza” si è arenata al termine di un girone di ritorno travagliato, ma una riconferma in panca, osteggiata da una quota di tifoseria, è parsa persino logica: giusto, insomma, concedere una chance di riserva a chi ha rilevato la squadra in corsa e non ha potuto che perfezionare, nel ridotto tempo a disposizione, i meccanismi difensivi .Peccato che, alla prova del secondo anno, Herr Alexander abbia subito dimostrato che sotto il vestito del gegenpressing e della copertura costante non ci fosse nulla.

L’arrivo di Blessin è una sfida al calcio italiano

Inizialmente, la forza di certe individualità ha tenuto in piedi la baracca, ma senza un gioco accettabile la pacchia non poteva durare e la vetta della classifica si è vieppiù allontanata dagli orizzonti genoani. Il trainer ha alternato in prima linea tutti i giocatori a disposizione, ma senza alcun costrutto. Un tourbillon infinito, caratterizzato però da una pessima costante: l’incapacità di offrire un calcio efficace (al di là dei limiti di spettacolarità). Partita dopo partita, la manovra è peggiorata ed è lievitata la senzazione, ormai unanime, che il maestro non abbia illustrato ai suoi strumentisti alcun spartito: toccava a loro, insomma, offrire interpretazioni libere, a soggetto.

Ancor più incomprensibile è stata la fedeltà assoluta al 4-2-3-1 o alla sua versione bis, il 4-2-2-2. Disponendo di difensori centrali lenti e di attaccanti inadatti a tener palla e a costruire opportunità offensive, ecco che il centrocampo a due è andato regolarmente in crisi non solo nell’interdizione. Così si è registrato un solo schema, ripetuto sino alla nausea: palla lunga dalla difesa o dal portiere verso le punte, per bypassare la zona mediana. Come se in avanscoperta il Genoa rigurgitasse di bomber strutturati e forti nel gioco aereo.

Blessin in discussione, ora mancano sia il gioco che i risultati

Guai a pensare che tutte le colpe siano di Blessin, ma qualsiasi allenatore al suo posto avrebbe fatto meglio o, perlomeno, battuto nuove strade. I giocatori non hanno fatto nulla per rilanciare il proprio allenatore, ma di sicuro non sono stati posti nelle condizioni ideali per esprimere il proprio potenziale. Qualcuno di loro non è adatto ai ritmi e al clima delle serie B, qualche altro ha forse imboccato il vile del tramonto, ma quando non si registra un solo elemento in linea con le previsioni di rendimento, significa che tra il gruppo e il mister non è mai scoccata la scintilla.

Col senno di poi, intanto, si può agevolmente identificare l’errore sommo di Spors e degli altri mercatari rossoblù: l’anno scorso, per salvarsi, avrebbero dovuto affidarsi a giocatori scaltri e navigati invece che a campioncini potenziali e nella stagione attuale, per contro, puntare su giovani emergenti, ricchi di entusiasmo, freschezza, velocità, vigoria e, soprattutto, dinamismo. Insomma, hanno invertito le metodologie e i risultati sono davanti agli occhi di una tifoseria indispettita e attonita.

PIERLUIGI GAMBINO

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