Spors impone la conferma di Blessin

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Quale detto popolare preferite tra “Tanto rumore per nulla”, “Tanto tuonò che… non piovve” e La montagna ha partorito un topolino?”. A voi la scelta. Non cambia però la realtà di un Genoa che anche a livello societario – dopo quello sportivo – è ormai indifendibile. Alexander Blessin paragonò, nella sala stampa di Perugia, i suoi giocatori a dei dilettanti, e noi estendiamo la similitudine a chi, nella stanza dei bottoni rossoblù, prende le somme decisioni. Sì perché applicare in Italia i metodi dello sport americano, sposati da manager velleitari, idealisti e cocciuti, è un perfetto esercizio di dilettantismo.

La riconferma dell’uomo di Stoccarda è una sfida alla pazienza degli oltre ventimila tifosi rossoblù che avevano riempito certi personaggi di una fiducia evidentemente immeritata. Il lavoro di Blessin è stato inesorabilmente bocciato sotto ogni punto di vista: il primo posto è distantissimo e anche il secondo si sta allontanando, ma al di là dei verdetti sul campo, è la totale assenza di un gioco decente che avrebbe spinto qualsiasi gestore calcistico nostrano a cambiare manico. Non l’ineffabile Spors, cui forse fanno velo l’affetto e la riconoscenza verso un tecnico che ha accettato di colmare il buco aperto dal gran rifiuto di Labbadia di sostituire Shevchenko.

Ad essere generosi, possiamo pure capire la ritrosia del manager ad ingaggiare un tecnico ultrasessantenne come Andreazzoli o il comunque preferito Bjelica, più giovane del mister toscano e forte solo di un’esperienza italiana, alla guida dello Spezia. Ciò premesso, mantenere in sella il tedesco è una scelta ugualmente cervellotica e motivata solo con la pervicace fedeltà ad una causa, all’insegna di “muoia Sansone e tutti i filistei”.

Le ultime uscite di Blessin segnalano implicitamente una frattura tra lui e la squadra. Se Blessin l’ha spuntata, può significare che abbia portato alla dirigenza prove inconfutabili di un comportamento non propriamente esemplare di parecchi giocatori, rei come minimo di insubordinazione a livello tattico. Di sicuro, non tutti gli elementi si sono mostrati idonei ai ritmi e alle caratteristiche della serie B e molti di loro sono stati (da noi tutti) sopravvalutati, ma da qui a promuovere l’operato del comandante passa un oceano.

Certo, si sta scrivendo un’altra pagina nera della storia genoana. Sì perché la presenza di una doppia “anima” in seno al club non può essere foriera di soddisfazioni. Spors non tradirà mai la propria linea di condotta, offrendo l’impressione che le vittorie e le conquiste stagionali siano un traguardo secondario. Conta il progetto, il collaudo approfondito delle qualità di un giovane tecnico più che la strenua caccia alla promozione, inseguita invece dal presidente Zangrillo e da chi come lui predica il messaggio “only one year”, naturalmente abbinato al tempo di permanenza in serie B.

Il fratello del ministro, dopo la nota in cui si è ribadita la fiducia a Blessin, ha esternato pubblicamente il suo pensiero con frasi che sanno di arrampicate sugli specchi, di “vorrei ma non posso”. Beninteso, nessuno pretendeva da lui le dimissioni, ma questa sua accondiscendenza suscita più di una perplessità.

Sia come sia, Herr Alexander è rimasto al suo posto. Ma, di grazia, con questo po’ po’ di precedente, possiamo attribuire al prossimo match, in casa col Cittadella, l’etichetta di “ultima spiaggia”, di “dentro o fuori” e qualche altra amenità simile? L’unico fatto certo è che da qualche ora le speranze del popolo genoano nella serie A al primo colpo e la fiducia nei confronti dei 777 sono precipitate.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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