Genoa confuso e sconfitto anche a Perugia: 1-0

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Si sperava che la sosta facesse bene al Genoa, ma la sensazione è che lo splendido calcio Ovale di Italia-Sud Africa del Ferraris, con una cornice di pubblico degna degli Springboks Campioni del mondo, abbia indotto Blessin a insistere ulteriormente sul suo gioco di stampo rugbistico, dove per avanzare si passa la palla all’indietro n volte e dove fioccano i contrasti in ogni angolo di campo a discapito dell’armonia di gioco. Indubbiamente dall’inizio di campionato il Genoa ha fatto tanti, incessanti e graduali passaggi all’indietro: in classifica, nel gioco, nelle convinzioni.  E così a coprire le spalle all’allenatore sono rimaste sempre meno giustificazioni. Arrivato un mese dopo Natale, ci si chiede se arriverà ad assaggiare il Pandolce.

S’invocava qualche cambio nelle tattiche di Blessin, dopo 3 partite prima della sosta dalle prestazioni via via più desolanti. Dei tanti ipotizzati accoglie la soluzione a due punte, Pușcaș-Coda, terminale di una formazione che suscita più di qualche domanda, a partire da quale sia lo schema: sembra un misto tra le sue curiosi versioni del 4-2-3-1 e un 4-3-1-2. Infatti non si sa bene come collocare Jagiello e Yalçın, gli altri due elementi più offensivi dopo i due già menzionati, e forse non lo sanno nemmeno loro, considerando che il Genoa arriva per vie centrali con tutta la sua potenza di fuoco al limitare dell’area avversaria e poi lì non spara, né cartucce né a salve. Semplicemente sbatte contro un Perugia meno dotato tecnicamente e atleticamente, ma che ha le idee più chiare su come giocare la partita e soprattutto difendere il risultato. Completano i ranghi a centrocampo i sempre affidabili Strootman e Frendrup, il rebus sulla fascia sinistra viene risolto dallo spostamento di lato di Sabelli, a destra a sorpresa va Vogliacco, e davanti a Semper la consueta coppia Bani-Dragusin.

I padroni di casa Umbri non si prendono cotante libertà: 3-4-1-2, con le ali Casaola e Paz che si abbassano spesso per innalzare un fortino a 5 e il trequartista Kouan chiamato a rientrare spesso nella roccaforte, ma anche ad aprire spazi con contropiedi tignosi per le rapide punte Carmine e Oliveri. Il Perugia arriva a questo incontro da ultimo in classifica e che il Genoa non riesca a procurarsi occasioni con facilità nemmeno contro di loro è un gravissimo indice dell’efficacia del lavoro di Blessin.

La falsariga del match è per l’appunto quella già tratteggiata: il Genoa si accampa sulla trequarti avversaria con la medesima pazienza degli Achei a Ilio, e sortendo più o meno gli stessi risultati, con la sensibile differenze che Achille, Agamennone e Argivi soci hanno avuto 10 anni per portare a casa il risultato, Blessin ha 90 minuti a disposizione ma la sensazione è che il tempo per lui scorra un po’ più veloce a ogni giro di lancetta.

La partita è bloccatissima, imperniata sull’asse centrale, come il Genoa perde palla il Perugia si avventura in una ripartenza che con le buone o le cattive viene arrestata dalla retroguardia “rossoblù”, in realtà elegantemente ammantati di bianco con la fascia trasversale in stile River Plate specifica di questa stagione.

Tra cross poco insidiosi e conclusioni dal limite murate senza problemi la partita sembra trascinarsi bofonchiando, con gli unici mezzi sussulti creati dalle numerose uscite a cui sono chiamati i portieri. Si mette comunque più in mostra il Perugia: al 14’ tiro al volo di Paz a lato non di molto, poi doppio blitz in successione: Semper devia in angolo una punizione di Bartolomei, sul successivo corner corner Curado di testa manda alto.

Al 25’ finalmente un guizzo degli uomini di Blessin, purtroppo resterà uno dei pochi: successione di scambi di prima che porta Pușcaș a essere libero dal margine destro dell’area, liberissimo: il tiro però è strozzatissimo, ed è sorprendente quanto finisca per andar vicino dall’infilarsi in rete.

Al 29’ viene fischiato un rigore per il Perugia: rimessa laterale per il Perugia che viene astutamente battuta praticamente entrando in campo col pallone tra le mani, Santoro si avventa sulla sfera, Coda con un calcio rotante su Santoro, pigliandolo in pieno petto. Penalty che sembra indiscutibile, il Var però rileva che l’attaccante tocca il pallone prima del corpo del 25 del Perugia, e l’arbitro non rileva il gioco pericoloso. Rigore ritirato.

Il primo tempo perde quel poco di ritmo che aveva trovato, lo ritroverà a inizio ripresa con un Genoa diverso: Guðmundsson e Portanova per Yalçın e Jagiello. I cambi per un breve prologo di ripresa sembrano funzionare: l’islandese mette per il figlio d’arte un cross basso, il ragazzo con un tacco di rapina capovolge di sghimbescio tra le gambe del marcatore verso la porta, ma si conferma la costante che lo vuole ragazzo generoso e ingegnoso nel cercare la porta quanto sfortunato nel trovarla.

Da questo momento invece il Perugia affina le sue manovre, che si fanno più incisive e ci vuole un buon Semper per procrastinare il più possibile l’appuntamento col gol dei padroni di casa; e questo nonostante sia il Genoa la squadra che attacca, con tanta fame di gol da trasformarsi in ingordigia, e senza che tuttavia possano saziarsene i giocatori o i numerosi e passionali tifosi accorsi al Curi. A questi fanno da degno contraltare i tifosi di casa, che vedendo i loro prossimi al tentare il colpaccio contro una teorica “grande” del campionato, forse più per il Nome e i nomi che nei fatti, prendono a cantare a squarciagola.

Così Semper deve rispondere a Kouan, Dragusin rimbalzare un’incursione di Paz, Gori deve smanacciare un tiro di prima intenzione al volo ancora di Portanova, poi ancora Semper in due minuti deve respingere per due volte su Olivieri, la prima un potente rasoterra troppo centrale, la seconda una conclusione più insidiosa da posizione più defilata ma più ravvicinata.

Da l’idea del miglior momento del Perugia anche il palo che coglie Di Carmine da posizione di fuorigioco, in acrobatica scivolata, e comunque su deviazione di testa da pochi passi di un compagno, imbeccato da una punizione sulla trequarti sinistra.

Blessin prova a togliere Pușcaș per Yeboah, sperando che con le squadre che si fanno più lunghe la velocità dell’italo ghanese possa essere risolutiva. È invece lo scatto di Kouan al 74’ abbinato alla magia di Olivieri a decidere la partita: Coda perde il pallone da cui l’ivoriano viene lanciato, ara tutta la fascia sinistra e mette per il compagno, che con un controllo-tocco di tacco spiazza il marcatore Dragusin e con un tiro a giro dal limite beffa Semper.

Blessin prova anche a giocarsi la carta Aramu togliendo Sabelli e gettandosi all’attacco a carta bianca.

L’assalto da qualche risultato: proprio Aramu da punizione centra la porta ma Gori trattiene, poi al 91’ un gol giustamente annullato, subito dopo il controllo del Var; cross dalla destra su cui piomba Ilsanker di testa, appena subentrato al posto di Vogliacco, ma non tocca proprio il pallone, si scontra col portiere e anzi gli sgomita in faccia. Sul tocco dell’estremo difensore, il pallone arriva sui piedi di Portanova ma il suo tiro viene respinto sulla linea, sulla ribattuta Strootman insacca ma è per l’appunto fallo.

Il triplice fischio vede uscire dal campo un Genoa sempre più smarrito nelle ultime 4 giornate, in cui è passato in quattro e quattr’otto da una media di due punti a partita a due ogni quattro. In tanti invitano oramai a Blessin, individuato come capro espiatorio della situazione, di darsi all’ippica. Raccomandazione eccessiva. Ma per quanto sia stato eccitante il match con gli Springboks, se rimane, dovrebbe smetterla di cimentarsi col Rugby e cominciare a far vedere un’idea di gioco di calcio. Altrimenti sarà lui a non vedere come è fatto un Pandolce e ad assaggiarne la bontà.

Federico Burlando

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