Blessin in discussione, ora mancano sia il gioco che i risultati

L’ennesimo pareggio casalingo, condito con un gioco tutt’altro che apprezzabile, ha finalmente fatto venire la mosca al naso anche ai dirigenti rossoblù, che per la prima volta hanno avviato con una certa attenzione il casting-allenatore. Mister Blessin è in discussione: ecco lo sviluppo, peraltro atteso e quasi inevitabile, della netta involuzione genoana, nei risultati e nella qualità del calcio prodotto.

Gradatamente, passo dopo passo, un po’ tutti si stanno accorgendo che le perplessità denunciate da parte di addetti ai lavori – col sottoscritto in prima fila – sull’operato del tedesco non erano fini a sé stesse o condotte per disturbare il manovratore e inquinare l’ambiente.

Herr Alexander è stato giustamente riconfermato in estate, poiché gli si doveva concedere una chance completa dopo quel mezzo campionato affrontato in condizioni non certo invidiabili. Per due mesi i risultati sono ugualmente arrivati, e pazienza se le prestazioni erano incolori e le vittorie sempre stentate e con il minimo scarto. C’era chi prevedeva un progresso, sotto ogni aspetto, di una squadra alquanto rinnovata, ma dopo un terzo di torneo il quadro di fondo è addirittura peggiorato e l’impronta dell’allenatore continua a latitare.

Domenica scorsa è stato toccato il fondo. Non un’idea, non una giocata degna di nota: solo tentativi sporadici e perloppiù individuali, mai figli di una trama preparata in allenamento e lineare. Il gol all’attivo è scaturito da un esemplare colpo di furbizia di Portanova, non certo da qualcosa di studiato, e la traversa scheggiata successivamente da Coda, unita ad un paio di altre palle-gol, non possono cambiare il giudizio generale: queta squadra costruisce rare opportunità offensive e in compenso consente agli avversari di insediare seriamente il portiere Semper in parecchie circostanze.

Genoa brutto e nervoso col Como, pareggia 1-1 ed esce tra i fischi

Recita mediocre, quella dei rossoblù, sempre più lontani dalla vetta, non più sul secondo gradino della classifica e ormai immersi nella tonnara delle candidate ai playoff: altro che serie B da vincere a man bassa. Probabilmente, se Blessin non fosse un uomo Red Bull, inserito in una strategia societaria multinazionale, avrebbe già perso il posto e beneficio di un tecnico nostrano che conosca a fondo le trappole della cadetteria e sappia come eluderle. La pazienza però ha un limite, e forse l’ha capito lo stesso trainer di Stoccarda, sempre più silenzioso, ombroso e nervoso, come se la responsabilità di riportare il Genoa in serie A lo stia prosciugando.

L’arrivo di Blessin è una sfida al calcio italiano

I proprietari americani e i loro manager – in specie chi dovrebbe curarsi del settore sportivo – si stanno chiedendo – era ora! – se il mister da loro scelto sia in grado di imprimere nel prossimo futuro una svolta alla stagione. A giudicare dal conservatorismo delle scelte tattiche e dalla cocciutaggine con la quale Blessin porta avanti discorsi calcistici improponibili, la risposta al quesito sarebbe scontata.

Aurelio Andreazzoli è già stato contattato, ma c’è concorrenza sul suo nome. In alternativa citiamo il nome di Semplici, che alla Spal ottenne una promozione esprimendo pure un football apprezzabile, ma non è chiaro se questo anelito di italianità frequenti solo il diesse Ottolini o anche i suoi partner di origine straniera. Di sicuro, Blessin è indifendibile, e c’è il sospetto sempre più forte che non tutti i suoi giocatori siano propriamente in sintonia con le sue idee. È il caso di proseguire questa via crucis?

Detto – anzi, ridetto – del tecnico, sarebbe però ingeneroso scaricare su di lui tutte le colpe. Settimana dopo settimana, cresce la sensazione che quest’organico non sia superlativo come era stato dipinto da tutti noi a bocce ferme. Parecchi elementi stanno rendendo la metà di quanto preventivato e non riescono a manifestare quel sacro fuoco che le ambizioni di tutto l’ambiente si attendevano. Al di là dell’atteggiamento personale, il timore è che molti calciatori – tra cui i più strombazzati – si rivelino inadatti all’atmosfera speciale e alla peculiarità della serie B, campionato che richiede corsa costante, velocità, rapidità nello stretto ed un briciolo di cattiveria: tutte qualità che non albergano nel repertorio di numerosi genoani, piuttosto lenti e macchinosi (anche quando la palla è dei nemici), privi del cambio di ritmo e – in certi casi – piuttosto usurati.

Che tutti noi si sia preso un abbaglio gigantesco puntando sul curriculum e sull’esperienza a scapito dell’entusiasmo giovanile, della freschezza atletica e della consapevolezza di dover lottare anche per emergere tra i cadetti, tutte qualità presenti nel Frosinone, nella Reggina e anche in qualche compagine meno ambiziosa? Ai dirigenti il compito di intervenire, durante il prossimo mercato, anche sulla rosa attuale senza però limitarsi a trovare un sostituto di Pajac e un centrale difensivo di piede sinistro. Anche negli altri reparti occorre inserire nuova linfa per tentare una risalita verso le prime due piazze. I playoff, infatti, sono un girone infernale, da evitare a tutti i costi.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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