Col Toro anche Stankovic in confusione, col Lecce l’ultima speranza prima della sosta

È sempre più impervia la strada che potrebbe condurre la Sampdoria alla salvezza. Altro che uscire dalla zona calda prima della sosta mondiale: i blucerchiati stanno precipitando verso l’inferno senza armi acconce per un’inversione di tendenza.

A Torino quel briciolo di conforto è durato una ventina di minuti, nei quali la squadra, finalmente, pareva organizzata a livello tattico e discretamente grintosa: insomma sul pezzo. È bastato però che i granata accelerassero per mettere a nudo tutte le magagne di una formazione, o meglio, di un organico, forse inadeguati alla categoria.

Nel computo finale, non un settore si è mostrato all’altezza, se eccettuiamo l’incolpevole Audero. La difesa ha permesso per due volte agli avanti piemontesi di prendere palla all’interno dell’aria e prepararsi comodamente al tiro vincente senza alcuna opposizione degna di nota. E se in occasione del primo gol Amione, già ammonito, può essere giustificato, nel secondo Colley – il cui rendimento è crollato rispetto allo scorso anno – si è fatto infilzare come un novellino.

Il centrocampo non ha retto al predominio fisico dei padroni di casa. Troppo morbido Yepes, non più che diligente l’ex Rincon, solo bello a vedersi Djuricic, che agiva qualche metro più avanti, e sulle fasce Bereszynski è mancato nella spinta e Augello si è macchiato di errori tecnici da matita rossa.

Infine l’attacco. Montevago perlomeno si è battuto con fierezza, producendo però tre conclusioni che erano, in pratica, passaggi al portiere. Caputo è andato ancor peggio: non si ricorda la sua presenza in campo, e purtroppo si tratta di un “dejà vu” in questi ultimi mesi. Pure Gabbiadini, impiegato nel finale per quel lasso di tempo che gli consente un’autonomia fisica ridotta, ha calciato in curva un pallone ghiotto e per il resto è sparito.

Stankovic, dopo un bel po’ di settimane di lavoro, avrebbe dovuto fissare un modulo e una formazione base ed invece continua a proporre nuove versioni, accrescendo la confusione. Non è colpa specificamente sua se nessun giocatore (portiere a parte) sta rendendo secondo valore, carriera e aspettative, ma affidarsi contemporaneamente a tre ragazzini pur promettenti – Amione, Yepes, Montevago – è stato un azzardo. Vero che i veterani deludono alla grande, ma quando occorre inseguire la salvezza è tassativo anteporre l’esperienza al giovanile entusiasmo.

Due settimane fa tutti noi confidavamo che lo spareggio col Lecce potesse regalare l’aggancio o addirittura il sorpasso in classifica. Invece i salentini hanno preso il largo sfruttando il turnover spinto deciso da Gasperini, già mentalmente proteso alla prossima gara, contro l’Inter. Va però aggiunto che, al di là dell’inopinato successo sull’Atalanta, i salentini esprimono da tempo un gioco apprezzabile e corrono dal principio alla fine grazie alle direttive di un allenatore, il sottovalutato Baroni, tra i più dotati nella nouvelle vague. Nelle file giallorosse non troviamo primedonne o giocatori onusti di gloria: sono parecchi i baby al primo anno di serie A, schierati in modo ottimale e capaci di mascherare i propri difetti. Da qui a dipingere il Lecce come uno squadrone irresistibile ce ne passa, ma la Samp attuale dovrà sudare sette camicie per spuntarla a tenere accesa la fiammella.

Mister Deki sa di giocarsi un’ultima chance prima di meditare un addio nient’affatto da escludersi. Quali carte alternative potrà calare rispetto all’ultimo match giocato? Intanto va deciso l’assetto tattico con un’unica certezza: le due punte, da scegliersi in un mazzetto di elementi nient’affatto rassicuranti. Caputo andrebbe accantonato per resa insufficiente, ma Gabbiadini sembra sempre più adatto ad entrare a gara in corso e per Quagliarella valgono simili, desolanti considerazioni. Montevago, alla fin fine, è in grado di strappare un’ulteriore opportunità.

La 3-5-2 (o la sua variante 3-4-1-2) risulta, alla prova dei fatti, il sistema più rassicurante, ma un ritorno improvviso alla difesa a quattro non va scartato a priori. Di sicuro la squalifica di Colley priva di un titolare, rimpiazzabile comunque con Ferrari. In cabina di regìa si ripropone il ballottaggio tra Yepes e Villar, con il secondo lievemente favorito, ed è presumibile la conferma di Rincon. Torna disponibile dopo un turno di forzato stop Leris, altro giocatore che sinora non ha inciso. Potrebbe finire sul corridoio di destra, il prediletto, visto che come interno ha già fallito la prova. Capitan Beres, nel caso, tornerebbe in retroguardia come “braccino” della tre. Il tecnico farà pure un pensierino su Verre, in grado di far rifiatare Djuricic, tra i più utilizzati sinora, sperando che il capitolino, invece che un peso morto, azzecchi la giornata felice.

Non mancano, insomma, le soluzioni, ma – dati i precedenti – è un po’ come tirare a sorte sperando di pescare il biglietto vincente. No, Deki non è davvero da invidiare.

                                       PIERLUIGI GAMBINO

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