Con la Reggina un Genoa prevedibile e confuso come il suo Mister

La Reggina non è una squadra trascendentale, ma ha compreso perfettamente lo spirito della serie B, che richiede applicazione, atletismo, corsa e, agli attaccanti qualche iniziativa personale. Tutte qualità che sono mancate alla corazzata genoana, vittima di limiti ormai conclamati.

Gli avversari ormai hanno sgamato da tempo il (non) gioco di Blessin: aspettano il Grifo nella propria metà campo e, quando possibile, partono come frecce verso la porta avversaria. Sta al mister tedesco trovare le controindicazioni, limando i difetti del proprio undici e, soprattutto, variando il repertorio.

In terra calabra, invece, il Genoa è stato monocorde dal principio alla fine. Certo, se il possesso palla bastasse per reclamare i diritti ad una vittoria i rossoblù sarebbero a cavallo, ma il calcio d’oggi è diverso anni luce da certe teorie. Per sfondare muraglie munite e organizzate servirebbero rapidità nello stretto, manovra allargata sulle fasce e cross dal fondo, qualche iniziativa uno contro uno dei trequartisti. Nulla di tutto ciò si è visto al Granillo, almeno sulla sponda genoana.

A ciò si aggiunga un ulteriore elemento di preoccupazione: l’estrema lentezza dei difensori negli spazi larghi. Il primo gol reggino è stato didascalico: palla a scavalcare il centrocampo, attaccanti amaranto pronti a dribblare le guardie scelte rossoblù e felice intuizione di Canotto per liberarsi al tiro senza soverchia opposizione.

Simile la dinamica dell’azione che ha condotto al primo rigore: è bastata un’accelerata di Rivas sulla sinistra per indurre alla scorrettezza sia Bani, sia Sabelli. E in occasione del 2-1, scaturito da un altro calcio dal dischetto, l’inadeguato Czyborra, dopo una spinta sospetta ad un avversario in area, completava l’opera con un’ingenua bracciata alla sfera. Una domanda sorge spontanea: considerati i limiti assoluti del biondo tedesco e la scarsa velocità dei centrali, non sarebbe stato consigliabile l’impiego del più tonico e rapido Vogliacco?

Intendiamoci, il Genoa non ha perso la partita solo in difesa. In 90 minuti più recupero, ricordiamo esclusivamente l’iniziativa sulla destra di Sabelli (comunque i più lucido e intraprendente) sfociata nel cross vincente per Aramu. Altro da segnalare? Qualche tiraccio lontano dai pali, alcune conclusioni dalla distanza murate e una miriade di cross dalla trequarti, facile preda del portiere.  A che pro raggrumare tre-quattro elementi al limite dei sedici metri, a pestarsi i piedi l’uno con l’altro, invece che allargarsi e muoversi maggiormente per suggerire il passaggio?  L’attacco bomba del Grifone, sulla carta il più provvisto della categoria, non ha dato segni di presenza e viene da domandarsi se il 4-2-3-1 sia il modulo più adatto per una formazione priva di esterni ficcanti e ricca solo di atipici come Gudmundsson e Aramu alle spalle del malcapitato Coda, mai servito a dovere.

A Terni, nella precedente trasferta, fu decisiva l’immissione di Puscas, stavolta rimasto tristemente in panca, forse per scontare l’erroraccio nel finale del match con il Brescia. Decisione tafazziana di Herr Blessin, apparso in totale confusione.

Nella sala stampa del Granillo, ecco il trainer accusare i suoi di scarsa grinta, lentezza esasperante nella manovra e altri sbagli assortiti: analisi lucida, ma lui, in teoria il comandante del vapore, non ha responsabilità alcuna? Possibile che non abbia partorito una minima variante al tema?

Intanto il Frosinone è andato in fuga, la Reggina ha acchiappato i rossoblù sulla seconda piazza e alle loro spalle insiste un nugolo di squadre ringalluzzite dal rallentamento genoano. Quante cose da rivedere! Già, ma il mago di Stoccarda è l’uomo adatto a metterci mano?

PIERLUIGI GAMBINO

 

 

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