Reggina all’attacco con Mr Pippo Inzaghi, Blessin risponderà con i soliti noti

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L’interrogativo è d’obbligo in casa Genoa, e si lega ai risultati sinora ottenuti, tutti somiglianti: s’interromperà prima la serie di vittorie esterne consecutive o quella dei non successi casalinghi? Nel secondo caso, il Grifo porrebbe le basi di una fuga irrefrenabile verso la serie A. Nel primo invece, farebbe capire che dovrà lottare sino in fondo per centrare l’obiettivo più ambizioso.

Il calendario assegna alla banda di Blessin il settimo impegno in trasferta: a Reggio contro gli amaranto di Pippo Inzaghi che non puntano esplicitamente alla promozione ma ai playoff e, comunque, rimangono saldamente nel lotto delle protagoniste stagionali. I calabresi vantano l’attacco più prolifico della categoria – 20 reti all’attivo – in perfetta sintonia con la mentalità di un tecnico a trazione anteriore. Squadra temibile, quella amaranto, con un Menez che a 35 anni suonati continua a proporre giocate di rilievo, un Fabbian che a 19 anni si comporta come un veterano anche in zona gol, un Gagliolo che guida la retroguardia da par suo e spesso si avventura in area avversaria alla ricerca di gloria.

Se a queste notazioni tecniche aggiungiamo un quadro ambientale tra i più accesi, comprendiamo il perché l’impegno del Grifone, sulla carta, si annunci tra i più ispidi e delicati. In spregio ai cinque successi esterni su sei tentativi, il successo pieno non può essere un traguardo tassativo: nella maratona cadetta, l’eventuale pareggio nella tana di una delle principali antagoniste andrebbe accolto con il sorriso. Queste considerazioni, però, non limano la rigidità tradizionale del tedesco, aduso ad affrontare qualsiasi squadra con lo stesso abito mentale. Con i pregi e i difetti che gli riconosciamo, l’undici rossoblù proverà a comandare il gioco, partendo anche dal presupposto che se la palla è in possesso, l’avversario non può creare pericoli.

La domanda di fondo sorge spontanea: Pippo Inzaghi, preclaro mister amaranto, attaccherà a spron battuto o cercherà di attirare il Genoa nella propria metà campo per poi uccellarlo negli spazi?

Blessin ha una linea di condotta ben definita e vi si attiene quale che sia il contendente. A fare la differenza dovrebbero provvedere non il gioco di squadra ma le formidabili individualità di cui dispone: in primis Strootman, un gigante per la categoria, per personalità e anche per professionalità. Venerdì ha salutato il padre, giunto all’ultimo viaggio terreno, e dopo tre giorni saprà certamente guidare i compagni su un terreno tra i più minati. Davanti a lui si dannerà – more solito – Coda, che come esecutore, come rigorista ma anche come suggeritore si guadagna (quasi) sempre la pagnotta. Tra i suoi auspicabili ispiratori, troviamo il folletto Gudmundsson, pronto a rientrare dal primo minuto: il terzo genoano in grado di fare la differenza.

A corona del trio delle meraviglie, un gruppetto di dignitosissimi interpreti: in mediana l’inamovibile Frendrup e in rifinitura, a completare il terzetto, Aramu – atteso a durare a certi livelli più della canonica mezz’oretta – e Jagiello, un soldatino sempre più prezioso anche come stoccatore.

Stavolta, però, la difesa dovrà essere più oleata del solito proprio perché maggiormente sollecitata. Già, ma con quali attori? Di sicuro, sulle fasce, Hefti, pregato pure di spingersi in avanti sino al cross, e Sabelli, che a sinistra non si troverà a proprio agio ma è disposto a sacrificarsi per la causa. D’altronde, l’alternativa Czyborra presta il fianco a parecchie perplessità.

In mezzo, Blessin dovrebbe ancora affidarsi alla collaudata coppia Bani-Dragusin, ma non ci sorprenderebbe l’impiego di Vogliacco, forse più adatto a fronteggiare punte mobili e ficcanti come quelle calabresi.

Infine la porta: Martinez è tornato a disposizione e sul piano gerarchico si fa preferire, ma a livello di rendimento Semper riscuote ben altra fiducia: un dubbio amletico, che il trainer è tenuto a sciogliere una volta per tutte.

      PIERLUIGI GAMBINO

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