Inter semplicemente troppo forte per la Samp, ma bene l’attitudine; male il fronte offensivo

Serie A 2022/23 | Inter-Sampdoria Bartosz Bereszynski-Federico Dimarco

La sconfitta in casa dell’Inter non ha provocato alcun sconvolgimento: un epilogo ineluttabile, arciprevisto da giorni, tenuto conto dell’abisso di valori in campo. Sono altre le valutazioni suggerite dalla serata calcistica di San Siro.

“La Samp é viva” – ha commentato nel dopo gara mister Stankovic, esprimendo con una manciata di parole il succo della prestazione. Come ignorare che i blucerchiati sono scesi in campo senza timore reverenziale, dominando la prima fase della sfida e, comunque, costruendo gioco lungo tutto il primo tempo e in parte della ripresa, almeno quanto la Beneamata? Non è stata, insomma una Samp passiva e in balìa degli eventi, e anche a livello di atteggiamento ha fornito quelle risposte che il serbo andava cercando. La squadra molle e rassegnata vista all’opera in parecchie gare precedenti è stata sostituita da una formazione ricca di combattenti, e per una volta il dato delle ammonizioni rimediate (ben sei) non va interpretato negativamente ma rappresenta il risveglio agognato quanto a carattere e rabbia agonistica.

Se consideriamo che non sempre gli avversari saranno paragonabili al rullo compressore nerazzurro, l’ottimismo appare giustificato. Non tutto, però, è filato liscio e qualche campanello d’allarme è suonato. Il primo gol ci può stare: non c’è squadra in Italia, e forse in Europa, che eguagli l’Inter sui calci d’angolo a favore. Impossibile o quasi fermare quella forza d’urto spaventosa.

Il raddoppio dei meneghini invece è stata una macchia indelebile. Neppure in Terza Categoria si becca un gol da un calcio fermo partito da settanta metri di distanza. Inaccettabile che Barella potesse comodamente prendere alle spalle tutti i difensori doriani, immobili e stralunati come ometti del calciobalilla. Mister Deki, se avesse potuto, se li sarebbe mangiati tutti. Un festival dell’assurdo, che ha spedito agli archivi la contesa ancor prima dell’intervallo.

Più delle reti al passivo (la terza è stata una prodezza di Correa), tuttavia, preoccupa in prospettiva l’impalpabilità della fase offensiva. A che serve giocare un discreto calcio e mostrare personalità sino alla trequarti avversaria per poi sparire letteralmente dal campo? L’apporto offerto da Caputo e dal suo partner Gabbiadini (in bilico tra prima linea e zona rifinitura) è stato prossimo allo zero, ma a loro difesa va aggiunto che anche Djuricic e Leris sono mancati alle attese appena abbandonavano la zona di centrocampo per avanzare verso la porta di Onana. I primi segnali di presenza in area nerazzurra si sono registrati verso fine match, quando Inzaghi aveva già lasciato spazio a parecchie seconde linee (oltre a Lukaku) e Stankovic, dopo aver cambiato al 46′ entrambi i mediani titolari, aveva immesso Rincon, un vivace Pussetto e il debuttante Montevago: ma la partita era ormai una semplice amichevole.

A San Siro il serbo, forse giudicando la gara irrimediabilmente persa, ha proseguito la serie di esperimenti (vedi l’impiego di Amione in difesa e di Yepes a centrocampo), dovuti alla necessità di conoscere a fondo il materiale a disposizione. Ora tirerà su le reti (per usare il linguaggio dei pescatori) in vista dell’impegno delicatissimo – da non fallire – contro la Fiorentina. Lì, si farà sul serio, e guai a fallire. Ma occorrerà un’iniezione da cavallo di concretezza, sia davanti, sia dietro.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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