Per la Samp il momento peggiore per affrontare l’Inter, intricato rendez-vous per Stankovic

Consoliamoci ragionando sul fatto che l’Inter sia tra le ultime “big” sul cammino della Samp. È la prima in trasferta, però, e questo particolare accentua le difficoltà legate ad un match che parecchi addetti ai lavori considerano dall’esito scontato. Certo, peggior momento per affrontare la Beneamata il calendario non poteva stabilirlo: i nerazzurri, superata l’annuale crisetta, hanno indossatogli stivali delle sette leghe e procedono a velocità supersonica. In campionato non sempre entusiasmano, ma la forza delle individualità da poter alternare fa sì da bypassare tranquillamente qualche problemuccio difensivo e le disarmonie del gioco.

Simone Inzaghi è davvero da invidiare: può rinunciare al lungodegente Brozovic senza fare una piega e centellinare disinvoltamente l’impiego del convalescente Lukaku. Tanto, là davanti, al fianco di un Lautaro sempre più affamato di gol, giostra uno Dzeko che dimostra in campo dieci anni in meno di quelli all’anagrafe.

Come affrontare un Inter che va a gonfie vele e uscire dalla tempesta?

Dato il valore dell’antagonista, non potrà essere la Samp a dettare i ritmi del match: le occorrerà adeguarsi alla musica dei nerazzurri, sperando di non ballare troppo e soprattutto badando a non scoprirsi le spalle, visto che i meneghini diventano irrefrenabili se si concedono loro praterie incontrollate, Dunque, serve una Samp corta, compatta, raggrumata davanti ad Audero (cui si chiederà l’ennesima recita infiorata di prodigi) e pronta, semmai, a distendersi in avanti appena l’Inter dovesse sbilanciarsi.

La Samp ha dalla sua la ritrovata serenità, figlia del successo fondamentale di Cremona, e la consapevolezza che tutto quanto dovesse inopinatamente scaturire da San Siro oltre alla sconfitta equivarrebbe ad un trionfo. Ben altri infatti sono gli appuntamenti che non potranno fallire i giocatori di Stankovic.

Guà il prode Deki, che ha scritto nelle file interiste pagine indimenticabili di calcio. A Bologna ha incrociato i ferri con Thiago Motta, due settimane fa a Marassi con Mourinho ed ora è pronto a riabbracciare il suo capitano di un tempo glorioso, Xavier Zanetti. Gli applausi che riceverà dal popolo nerazzurro però non potranno appagarlo. C’è una Samp da salvare, e a San Siro i suoi ragazzi non potranno comportarsi sciaguratamente come nei primi tempi di Bologna e Cremona: andrebbero incontro ad un’umiliazione.

Rincon e compagni avranno certamente capito certe lezioni e già dal primo minuto intendono proporsi senza eccessive timidezze e distrazioni. Conterà più di ogni altro fattore l’atteggiamento, l’approccio al match, ma anche la scelta degli undici combattenti blucerchiati ha la sua importanza. Salvo sorprese, rivedremo tra i titolari della terza linea il più navigato Ferrari, con il ristabilito Murillo pronto comunque a rientrare per conferire robustezza al reparto. La disponibilità del colombiano non è trascurabile e senz’altro imprimerà nel cervello dell’allenatore la tentazione di svoltare verso la difesa a tre. Inamovibili Bereszynski e Augello dopo aver visto all’opera i rispettivi concorrenti, Deki potrebbe confermare comunque la 4-2-3-1 da sempre nelle sue corde, con Villar partner di Rincon. Il trio dei rifinitori dovrebbe essere composto da Gabbiadini, Sabiri e Djuricic, sulla carta i migliori buoi della stalla, tenuto anche conto delle prestazioni altalenanti di chi punta ad insidiarli. Toccherà, more solito, a Caputo il ruolo di prima punta.

È tuttavia improbabile che Stankovic lascia trascorrere il match intero senza almeno un ritocco al modulo. La 3-5-2, ventilata più sopra, contribuirebbe a puntellare la retroguardia, attesa ad un improbo lavoro, senza indebolire le fasce, dove l’Inter è tradizionalmente fortissima. E pazienza se si finirebbe per perdere un uomo in fase offensiva. In questo caso, ecco un mediano in più, che potrebbe essere Vieira.

Si annunciano 90 minuti di indicibile sofferenza, ma la Samp non può tremare. Dopo tutto, sinora nessuna “grande” l’ha surclassata sia nel gioco sia nel risultato, a conferma che la caratura dell’undici blucerchiato è ben più alta della posizione occupata in classifica. Per fermare la corsa sfrenata dell’Inter occorre una storica impresa, ma i giocatori ci credono, al pari dei trasfertisti blucerchiati, che dopo lo Zini invaderanno pure il Meazza. D’altronde, non c’è un solo motivo per archiviare questo capitolo prima del tempo.

PIERLUIGI GAMBINO

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