Diego Negri: “L’arrivo di The Ocean Race a Genova è una magia!

Ospite d’onore di The Ocean Race, al Salone Nautico, anche Diego Negri, fresco campione del mondo di vela nella classe star.

Il ligure ha partecipato agli incontri organizzati presso la lounge di The Ocean Race Genova The Grand Finale. Dalla prima Olimpiade di Sydney nel 2000 nella classe Laser all’ultimo titolo mondiale nella Star, Negri è una grande stella della vela. Ecco le sue dichiarazioni.

“Questa regata, per chi non fosse addetto ai lavori, è una regata mitica. Un giro in equipaggio intorno al mondo con dodici tappe. La tappa più breve è sulle 1900 miglia, la più lunga 12000 miglia e si toccano tutti i continenti. Si arriva a Sud fino ai 40 ruggenti, 50 urlanti, condizioni meteo marine estreme, quindi sicuramente è una dura prova sia per gli equipaggi che per le imbarcazioni. È come navigare una ultramaratona e farla a tappe per un periodo di sei mesi. La cosa incredibile per me è stato apprendere che Genova ospiterà una delle tappe e anzi riceverà le imbarcazioni per il gran finale. Il fatto che Genova sarà presente in tutte le tappe intorno al mondo è veramente un grandissimo orgoglio perché la nostra città e la nostra regione saranno presenti in tutto il mondo, che arriverà qua da noi con una grande attenzione da parte di tutti. Questo sforzo e questo spingersi fino ai limiti della possibilità umana richiama veramente l’attenzione di tutti. C’è una grande partecipazione di popolo su quella che è l’impresa che questi equipaggi vanno a fare. Io non ho mai partecipato direttamente alla partenza e all’arrivo delle tappe. Ho visto delle grandi classiche dell’offshore. In questi contesti c’è veramente una partecipazione di popolo, tutte le imbarcazioni che si stringono intorno alle barche che stanno prendendo il via, o che ricevono le barche in arrivo. Si ferma un corridoio, è una cosa difficile da descrivere. Un corridoio di barche per miglia all’arrivo delle imbarcazioni in regata. Oltre a questo, il tipo di competizione attrae molto anche i non specificatamente velisti. Si sviluppano competizioni online, meteorologia e strategia. Si sviluppano come dei giochi di ruolo e dei giochi strategici dove uno, pur non essendo un velista, può comunque partecipare in maniera virtuale alla regata. So che gli iscritti a questo tipo di competizione sono veramente tantissimi, di tutte le età e di tutte le estrazioni. Sono stato compagno di squadra di Francesca Clapcich, la conosco molto bene. Ricordo benissimo quando lei ha deciso di fare questa sua esperienza in offshore. Ho avuto modo, inoltre, di condividere tanti giorni insieme ad Alberto Bolzan, uno dei protagonisti delle precedenti edizioni. Quello che emerge sempre è il grande sacrificio che fanno. Durante una tappa arrivano a perdere anche cinque-otto chili. In base alla durezza della tappa l’equipaggio è diviso in gruppi, detti watch, si sta in stand by o watch a rotazione. Se le condizioni sono troppo dure l’equipaggio è tutto in coperta. Quando si può riposare, invece, ci si alterna. Il fatto importante è che per una, due, tre settimane si è continuamente in questa routine cercando di spingere le barche sempre al massimo della performance. Grandi attenzioni ai cambi di condizioni, non bisogna essere sotto invelati quando l’aria cala e, soprattutto, non bisogna essere sopra invelati quando l’aria aumenta. Serve grande capacità e serve arte marinaresca in tutte le condizioni.

Non è nemmeno facile vivere con le stesse persone pur essendoci tutta una fase di preparazione. Si va a creare un cameratismo con l’equipaggio che è al di sopra di ogni immaginazione. Penso che siano questi gli aspetti fondamentali. Sicuramente per loro, ogni volta che la tappa si conclude, è importante aver recuperato fisicamente. Il nemico più grande è l’umidità. Riuscire a rimanere asciutti, avere dei cambi, poter rimanere in condizioni fisiologiche ideali è determinante. Dopo che si sono rigenerati e dopo qualche giorno hanno proprio la smania di tornare a respirare lo iodio e tornare in mare a competere. Questi ragazzi sono speciali e sono degli animali da oceano. L’Imoca è la classe che si è sviluppata sulla scia di quella che è stata l’evoluzione della vela a livello globale partendo da quella che è stata la Coppa America. L’Imoca è una barca che ha dei foil e questi 65 piedi si sollevano dall’acqua raggiugendo velocità incredibili e mantenendo andature incredibili. Andature dove la barca esprime il massimo della sua velocità. Bisogna considerare che queste velocità vengono tenute per giorni interi, quindi le barche arrivano a percorrere anche 600-700 Miglia in un solo giorno, più di mille chilometri. I VO65 sono monoscafi, la vecchia generazione di imbarcazioni non foil, probabilmente hanno performance inferiori però allo stesso modo sono più attaccate al mare, all’elemento mare. Hanno un diverso approccio, sei meno veloce e meno performante ma hai questo contatto diretto con il mare che ti porta a dover condurre la barca sempre nella migliore condizione di sbandamento, migliori carichi per quanto riguarda tutte le regolazioni. Io non sono mai stato così lontano dalla costa. La mia massima lontananza è un centinaio di miglia. Quando non vedi più la costa e le sue luci e non vedi più il fondo, il feeling è lo stesso. Cercando il tuo punto sulla mappa ti rendi conto che intorno non hai nulla. Di notte poi la barca va molto veloce di notte, qualunque recupero in mare è difficile nonostante tutti i sistemi satellitari. Hai questa sensazione dove comunque il minimo errore potrebbe portare a conseguenze inevitabili. Questo penso sia lo spirito. Quando si è lontani da un lato c’è questa sensazione, dall’altro vivi la tua comfort zone, la tua barca, il tuo ambiente e spingi al massimo per la competizione. Quello che ho colto quando ho parlato con i ragazzi che veramente la regata ti assorbe completamente. Valuti dove sono gli avversari e difficilmente hai il tempo di pensare a dove in realtà ti collochi nel mondo. Non bisogna dimenticare che un aspetto importante è che quando raggiungono questi estremi nel mondo, andando in luoghi che non sono frequentati spesso e anche dal punto di visto ambientale verificano le situazioni a quelle latitudini, danno un messaggio importante, anche per l’impatto zero per l’organizzazione della regata. Importante anche il fatto che tutti gli equipaggi possano diventare testimoni di quella che è la reale situazione dei nostri mari e trasmettere poi nei propri paesi, o attraverso l’ente organizzatore, quella che è la reale condizione dei mari agli estremi. Questo penso sia estremamente importante”.

 

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Nato a Genova il 7 febbraio 1984, inizia a scrivere all'età di 17 anni. E' coordinatore del portale LiguriaSport.com, autore dell'Annuario Ligure dello Sport e tra gli organizzatori del progetto Stelle nello Sport per la valorizzazione dello sport in Liguria. Collabora con RTL 102.5 ed Il Messaggero. E' autore della trasmissione "Stelle nello Sport" su PrimocanaleSport. Dal 2009 al 2012 è responsabile del settore Comunicazione della Federazione Italiana Canottaggio. Dal maggio 2013, lancia il portale CanottaggioMania.com. Dal 2009 a oggi è presidente ligure della FICSF. Dal 2009 a oggi è membro del Consiglio Regionale del Coni Liguria. Dal 2013 a oggi è membro della Giunta Regionale del Coni Liguria. Stella di Bronzo al Merito Sportivo 2017.