Con la Roma partita in salita, ma non assolve i limiti della Samp

Serie A 2022/23 | Sampdoria-Roma Stephan El Shaarawy-Lorenzo Pellegrini-Ignacio Pussetto-Tomás Eduardo Rincón

Il momento è delicato, delicatissimo, sotto mille aspetti. Il blitz del Viperetta a Marassi ha suscitato più preoccupazione che rabbia. Sì perché lo sdegno per una presenza indebita, favorita evidentemente da un controllo insufficiente, gradatamente scema, mentre monta la paura che questo personaggio non abbia alcuna intenzione di passare la mano e possa tener duro anche in presenza di un compratore munifico e puntuale. Senza il suo avallo non si può portare in fondo alcuna transazione, e il timore di un’ostinata resistenza disturba le notti anche del supporter più ottimista.

Il popolo doriano si aggrappa a Luca Vialli, a Bonetti e perfino a Di Silvio – le cui continue rassicurazioni non… rassicurano affatto – pur di voltare pagina una volta per tutte. D’altronde, il quadro tecnico è desolante e non ci vuole un esperto di pallone per capire che l’organico a disposizione di Stankovic non appare in grado -senza adeguati rinforzi sul mercato invernale – di garantire la rimonta salvezza.

La gara con la Roma, che segnava l’esordio casalingo dell’uomo di Belgrado, non è stata baciata dalla sorte, poiché partire ad handicap per via di un rigore che ci può anche stare in base ad un cervellotico regolamento ma non certo a rigor di logica (la traiettoria della palla, appena sfiorata dalla mano di Ferrari, non ha subito né deviazioni né rallentamenti) è il peggio dei viatici. Tantopiù che la Roma, dal gioco farraginoso e caotico, è stata fondata sui sani principi mourinhani (difesa e contropiede), esaltati proprio da quel risultato parziale maturato così presto, senza meriti particolari.

A Dejan e ai suoi prodi vanno riconosciute ben più delle attenuanti generiche, ma è indubbio che da loro ci si attendesse ben altra resa. Avendo un po’ tutti ancora negli occhi il garibaldino secondo tempo disputato a Bologna, è normale che quel passo indietro così radicale, sin quasi ai livelli del periodo giampaoliano, sia stato fonte di scoramento. In 85 minuti abbondanti la Samp non ha saputo tirare una sola volta verso il portiere giallorosso. Sì che la difesa capitolina (con uno Smalling fantastico per atletismo e forza fisica) è tra le più robuste d’Italia, ma qualche tentativo doveva pur essere operato pur mettendo in conto il divario di valori in campo.

I blucerchiati non meritano alcun appunto quanto a volontà e attaccamento ai colori, ma in qualche circostanza – prima del gagliardo forcing conclusivo – sono parsi piuttosto sfiduciati, quasi non credessero nel pareggio. Il lavoro psicologico appena avviato dal nuovo mister abbisogna di ulteriori “step”, e così pure quello – non meno delicato – di natura tecnico-tattica. Stankovic ha battuto nuove strade, scegliendo subito il più elementare 4-4-2 – con Djuricic accentrato durante il possesso palla – e proseguendo con il 3-4-1-2 che contemplava Bereszynski in mezzo.

Anche nella formazione il trainer – desideroso di vedere all’opera in un match ufficiale più giocatori possibile – ha proposto parecchie novità dal primo minuto facendo successivamente ricorso ai cinque cambi a disposizione. In effetti, Murru è parso più efficace di Augello (in serata disastrosa), Quagliarella di Gabbiadini (discreto avvio, con black-out troppo precoce), Pussetto più vivace dello statico Leris (così diverso da quello, esaltante, ammirato al Dall’Ara) e gli stessi Verre e Sabiri – subentrati a Djuricic e a Rincon, asperrimo combattente ma ahinoi innocuo in fase conclusiva – hanno versato una piccola dose di pepe nella manovra, ma senza cambiare i connotati al match.

È una Samp da ricostruire partendo dalla mentalità, proseguendo con una base atletica più consona e finendo con la valorizzazione delle qualità individuali, magari non eccelse ma neppure così limitate da legittimare l’ultimo posto in classifica. In una squadra priva di Under 25 forse servirebbe l’entusiasmo di qualche virgulto, ma non si è sempre detto e scritto che nelle situazioni più intricate, quando occorre strappare la quart’ultima piazza con le unghie e coi denti –  l’esperienza può rivelarsi determinante?

Di sicuro Stankovic sa di dover in primis scuotere calciatori “desapareecidos” quali Sabiri (al quale un turno parzialmente in panchina può aver giovato come pungolo), Colley (da due mesi sceso a livelli men che normali dopo annate intere da superman), Caputo (l’età avanzata non può spiegare prove così anonime), senza l’apporto dei quali l’impresa diventerebbe proibitiva. Non basterebbe un maquillage: qui occorre agire in profondità, nell’auspicio di rubacchiare da qualche parte la prima vittoria. A Bologna tentativo fallito per un soffio ed ora Cremona, l’ennesimo appuntamento da non fallire.

PIERLUIGI GAMBINO

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