Il Cagliari ha confermato che il Genoa è una macchina poderosa ma lenta ad avviarsi

Sarebbe fuori luogo drammatizzare, ma anche nascondere la testa sotto la sabbia. Per il Genoa parlano dati incontrovertibili, che vanno ovviamente analizzati. Una sola vittoria in quattro gare casalinghe, 9 reti realizzate in otto partite, tre match senza segnare: un bilancio non certo esaltante, lontanuccio dal ruolino di marcia di una squadra ambiziosa. Va poi aggiunto che i rossoblù col Parma, pur firmando una tripletta, fallirono un mare di ghiotti contropiedi e le vittorie ottenute sono sempre state col minimo scarto, fatta eccezione per il 2-0 di Ferrara, maturato all’88’, dopo che gli spallini erano rimasti in dieci uomini.

Giriamola come vogliamo, ma è indubbio che per questo Grifone il singolo golletto equivalga ad un parto trigemellare. Il motivo non va certo ricercato nell’inadeguatezza di una batteria di attaccanti che farebbero la fortuna di almeno cinque o sei compagini di serie A. E allora? Di sicuro parecchi di loro non sono ancora in smaglianti condizioni di forma: il bomber Coda non ha mai fatto registrare avvii di stagione scoppiettanti, ma che dire dei ritardi di condizione accusati da Aramu, Yalcin e Puskas? Nessuno di loro è brillante, come se si muovessero col freno a ano tirato. Altra concausa, tutta però da dimostrare, è la tendenza all’anarchismo di tutti questi talenti, che amano recitare a soggetto più che inserirsi in un collettivo armonico.

E qui si fermano le attenuanti per mister Blessin, dal quale si attende ancora un segno di vita a livello di gioco d’attacco. Il tedesco rimane un luminare della fase di copertura e del pressing a tutto campo, ma la saldezza del reparto arretrato – pur rappresentando una base ineludibile – non può bastare per spiccare il volo verso il massimo campionato. Occorre una resa elevata anche nell’impostazione e nella concretizzazione e sotto questi aspetti il contributo del mister lascia ancora parecchio a desiderare. Le palle-gol costruite contro il Cagliari si debbono principalmente ad iniziative dei singoli, frutto delle loro qualità, ma non certo ad una trama armonica e efficace. La sensazione offerta sinora dal Genoa è di una perenne confusione, dettata dalla mancanza di un preciso spartito, che contempli movimenti provati in allenamento nelle varie zone del campo. Per ora, prevale l’improvvisazione più che l’organizzazione.

Tutti questi fattori possono spiegare in buona parte le ambasce di una squadra che domina regolarmente per almeno un’ora di partita, soffoca l’avversario con una pressione pazzesca, ma fatica ancora ad avviare l’azione dal basso (troppi i rilanci lunghi del portiere) e soprattutto a rendersi insidiosa nei pressi e all’interno dell’area rivale. È indubbio che i rossoblù meritino sempre di vincere e inanellino più occasioni da gol rispetto all’antagonista di turno, ma senza il necessario cinismo certi sforzi non vengono adeguatamente ripagati.

Tra un mesetto, con un altro mazzetto di partite sulle spalle, il giudizio sulla caratura e sulle prospettive di questo Genoa potrà essere definitivo o quasi. Per ora, dopo appena otto turni di campionato, sarebbe assurdo fissare l’occhio sulla classifica o smorzare l’ottimismo del popolo genoano. La speranza, assai viva e diffusa, è che questo ciclopica macchina da guerra (ovviamente in rapporto alla categoria) messa assieme dalla 777 sia alimentata da un motore Diesel, a carburazione lenta, destinata ad emergere sulla lunga distanza. Non resta che aspettare.

 

PIERLUIGI GAMBINO

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