Genoa in grande crescita a Ferrara ma si può ancora migliorare

Anche a Venezia e Pisa il Grifone aveva vinto, ma il successo di Ferrara è di ben altra caratura: non solo per la caratura di un avversario imbattuto in casa, ma per il livello ben più elevato della prestazione offerta.

Blessin stavolta merita i più fervidi elogi. Ha avuto l’umiltà di capire che per non andare a sbattere doveva immettere ottani di qualità nel motore rossoblù e finalmente ha ascoltato certi consigli di chi lo criticava. Finalmente si è visto un Grifone audace, proteso all’attacco, idoneo a sfruttare le qualità dei suoi giocatori, ben superiori alla media della categoria. Ecco – era ora! – un undici che in avanti ha presentato attaccanti puri, rifinitori e, in definitiva, atleti in grado di far pesare la loro qualità. Ma anche a centrocampo e sulle fasce la rivoluzione blessiniana ha sortito frutti copiosi.

Ad un team deciso ad offendere, servono due terzini adusi alla propulsione: e se a sinistra con Pajac certi requisiti erano rispettati, sul fronte destro il cambio Sabelli-Hefti ha prodotto ottimi responsi.

L’iniezione di classe però si è avvertita soprattutto nell’asse centrale. In avanti Aramu, all’esordio dal primo minuto, ha illuminato la rifinitura con parecchie giocate di pregio: quelle che erano mancate nei primi turni di campionato, quando al suo posto veniva schierato Portanova. A centrocampo ancor più marcato il divario di rendimento tra Strootman e Badelj, le cui prime prove stagionali non avevano entusiasmato: come se il croato, calciatore eccelso, avesse ormai imboccato il viale del tramonto. Ebbene, l’olandese si è perfino permesso di chiudere la partita in campo: evento mai successo due stagioni fa, quando verso il 70′ arrivava la sua immancabile esclusione. Strootman ha garantito alla manovra una notevole dose di fosforo rivelandosi, rispetto al suo predecessore, più mobile e svento nel far girar palla.

Infine, i progressi di Coda, che si è sbloccato su azione ed ha fornito a Gudmundsson l’assist per il raddoppio: altro giocatore ritrovato sotto ogni aspetto.

Siccome occorre dare a Cesare quel che è di Cesare, è doveroso anche riconoscere l’avvedutezza dei cambi in corsa operati da Blessin. Tempestivi quelli, a metà gara, dei centrali difensivi Vogliacco e Ilsanker, entrambi ammoniti, con i vecchi titolari Dragusin e Bani, ma utile è stato pure il successivo inserimento di un centrocampista, Jagiello, al posto di un rifinitore, Yalcin, e azzeccato il lancio, nel finale, di un’altra punta, Puskas, per lo stesso Jagiello, infortunato, quando la Spal era ridotta in dieci uomini: mossa finalizzata a trovare la seconda rete.

Genoa perfetto, allora? Nient’affatto. Il margine di miglioramento è ancora ampio. In fase difensiva occorre scongiurare qualche contropiede di troppo, puntualmente registrato quando la caccia alle seconde palle, sulla trequarti rivale, non funzionava.

In avanti, a fronte di un miglioramento indubbio nella costruzione iniziale della trama, non si avverte ancora la traccia del mister nelle combinazioni in zona gol. Le opportunità di segnatura cresceranno appena i movimenti tra le punte saranno più automatici e funzionali, poiché non sempre potranno bastare le iniziative individuali per gonfiare il sacco altrui. Ecco perché il numero delle occasioni propizie non è stato pari alla mole di gioco prodotta e per chiudere la partita si è reso necessario attendere sino all’88’.

Intendiamoci, il Genoa in edizione ferrarese merita un plauso per i ragguardevoli passi avanti compiuti, ma l’opera di costruzione è ancora lungi dal suo approdo conclusivo. Le straordinarie potenzialità della rosa autorizzano la speranza in partite dall’esito meno incerto e con punteggi più tranquillizzanti. Comunque, la media promozione dei quattro punti ogni due partite è ridiventata una realtà e le fuggitive iniziali Reggina e Brescia sono subito tornate nel gruppone. Ottimi indizi in vista di un’altra sfida al calor bianco, contro un Cagliari bramoso di cancellare una clamorosa batosta casalinga.

PIERLUIGI GAMBINO

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