Coda all’inizio, Guðmundsson alla fine, il Genoa batte 2-0 la Spal e va a ridosso delle prime

Le ultime due volte che il Genoa è salito in Serie A c’erano prima Diego Alberto Milito e poi Gasperini. Due che quando si sono ritrovati assieme più tardi hanno regalato al Vecchio Balordo e ai suoi affezionatissimi supporters la stagione migliore degli ultimi 30 anni. E che in cadetteria, da separati, l’uno con altri allenatori, e l’altro con diversi attaccanti, hanno regalato un calcio spavaldo e momenti di assoluto dominio. Prima ancora, e si va indietro sino a fine anni ’80, fu il Professor Scoglio a risalire. Lui “non faceva poesie, verticalizzava”. Schematismo dottrinale e ubiquo, ma badava al sodo, nell’era dei due punti a vittoria non subiva quasi mai un gol e strappava gli 1-0 con relativa facilità alle avversarie più deboli. Due vie diverse di convincere e, cosa più importante, vincere. Blessin sembra essere un po’ perduto in mezzo, il suo Grifo certamente concede molto poco ma ogni tanto sbanda, e ancor più sicuramente non sa attaccare con lucidità. Salvo certi ispiratissimi quarti d’ora di fuoco, strappa più sbadigli che gol. Per il momento la classifica sorride e da Ferrara arriva la prima vittoria della sua gestione con più di un gol di scarto, ma al triplice fischio dalla bosca del genoano escono più sospiri di sollievo che sorriso. Son però tempi difficili in questo pazzo mondo, e un sospiro di sollievo non è da disprezzare, vale oro come tutti i bottini da 3 punti di questo campionato.

A fine agosto erano arrivati per il Mister di Stoccarda gli uomini che teoricamente avrebbero dovuto fare la differenza tra avere ottime possibilità di guadagnarsi la promozione e averne quasi la certezza, giocatori esperti e di qualità superiore rispetto alla categoria. A parte la sfortunata immissione alla rinfusa nella trasferta di Palermo non li aveva quasi utilizzati, dopo un mese in totale en le due settimane di sosta in particolare li si vede in campo in un Genoa che nell’undici iniziale sensibilmente diverso da quello che ha affrontato la prima parte di campionato. Nella trequarti offensiva torna Guðmundsson, graziato di un giorno di squalifica, spunta l’attesissimo Aramu e si riaffaccia Güven Yalçın. 4-2-2-2 consueto o 4-2-3-1? Ai discernitori di formule l’ardua risposta, la certezza è Coda centravanti, che però al momento non sta portando il quantitativo di gol “sicuri” che legittimamente ci si aspettava dal suo ingaggio da certificato bomber di categoria. Problemi al polpaccio per Badelj, in regia affianco al tutto campista Frendrup ci va Strootman. Blessin azzarda dei cambi tattici anche davanti a Martinez: confermato Pajac sulla sinistra, poi però Sabelli per Hefti e Ilsanker-Vogliacco per Bani-Dragusin.

Più leggibile il 4-3-1-2 della Spal, col giovane capitano di scuola Inter Salvatore Esposito in mediana con Proia e Valzania, l’anno scorso tra i protagonisti nell’ascesa alla Serie A della Cremonese, e il trequartista Zanellato dietro la coppia d’attacco Moncini-La Mantia.

Inizio chiuso e uggioso sotto lo splendido cielo aperto e soleggiato di Ferrara, il Grifo nei primi minuti mette in mostra soprattutto l’iconoclasta terza maglia, sostanzialmente grigia con gli stemmi in rosso, intarsiata di rombi nero chiaro e blu scuro che si vedono solo da vicino.

Coda sblocca e si sblocca

Il Genoa non riesce a dispiegare ne la presunta qualità della manovra né la superiore potenza di fuoco, la Spal si mostra tignosa e coriacea come si conviene a una squadra cadetta che ci tiene a far bella figura davanti al suo pubblico.

Al 11’ il primo brivido: imbucata di Aramu per Yalçın, il turco-tedesco tenta una giocata di fino delle sue e con un tocco leggero prova a superare il portiere Alfonso sul suo palo, che con un guizzo di piede respinge. Sul prosieguo dell’azione viene immesso un pallone in mezzo per Coda che, in fuorigioco, placido e mansueto lascia andare e quasi capitombola in porta. Ci fosse finito, sarebbe stato un bel caso per la squadra arbitrale, tra cui la guardalinee Tiziana Trasciatti, novità che molti probabilmente troveranno più piacevole della terza maglia decisamente non tradizionale de O Zêna.

La partita continua a essere bloccata, il Genoa prova a prendere campo ma i biancoazzurri chiudono ogni spazio, la costruzione dal basso dei primi non paga e arrivati a ridossi della porta dei secondi, che sperano in un contropiede risolutivo, nessuno riesce a trovare il guizzo.

Al 19’ però viene spezzata l’inerzia del match: Pajac crossa, Alfonso esce e smanaccia in faccia a Yalçın e un compagno di reparto che finiscono a terra, il pallone arriva a Coda che ha l’opportunità di battere subito a rete, l’attaccante però temporeggia, si allunga in avanti e tenta poi un tiro-cross rasoterra sul palo più distante. Tra la rete, possibile destinazione della sfera, e Guðmundsson, appostato affianco al legno e pronto a tentare una rapida ma difficile deviazione in rete, c’è Dickmann che in scivolata disperata facilita il gol della punta.

Il vantaggio accende la partita, permettendo al Grifone di avere più spazi per graffiare, ma anche incentivando gli Estensi a caricare alla ricerca del pareggio. Si faranno sentire dalle parti di un incerto Martinez soprattutto nel finale di tempo.

“Rossoblù” più briosi, per l’appunto, ma le loro trame sono più interessanti solo in principio: comunque mancano le occasioni nitide che costringano Alfonso a impegnarsi ulteriormente. Anzi: Vogliacco già all’11’ aveva rimediato un giallo, al 31’ anche l’altro centrale Ilsanker rimedia un cartellino e nell’intervallo per evitare di restare in 10 in una zona di campo così delicata verranno rimpiazzati entrambi con la più collaudata coppia Bani-Dragusin. Al 34’ Martinez va ad aggiungersi all’ecatombe gialla con un’uscita spericolata e ritardataria fuori area: finisce si per impadronirsi del pallone ma prima stende La Mantia che si stava smarcando. Istanti di brivido temendo un’espulsione che, in effetti, sarebbe stata troppo severa, considerando che non era una chiara occasione da gol e che il portierino iberico non era intenzionato a fare fallo.

Al 45’ un retropassaggio di Ilsanker troppo potente costringe Martinez a mettere in angolo, sugli sviluppi La Mantia manda di testo alto di poco e al 46’ si conferma un brutto quarto d’ora per lo spagnolo che prima sbaglia un rilancio, poi in uscita va a sbattere ancora contro La Mantia e poi litiga con l’attaccante. L’arbitro manda tutti negli spogliatoi coi nervi tesi.

La ripresa si apre con un guizzo di Yalçın, il più ispirato dei suoi: ancora imbucata di Strootman, bell’asse tra i due nel corso dell’intero match, controllo e mancino che di poco non trova lo specchio della porta.

Genoa finalmente padrone del campo, con Guðmundsson che si accende dopo 45 apatici minuti e devono fermarlo in due sul dribbling, poi tiro da fuori di Aramu che sbatte sull’esterno della rete.

Più che una fiammata è appena una scintilla di resistenza la sgusciata conclusione da fuori di Valzani a cui Martinez si oppone con un discreto riflesso, Zanellato poi insacca a porta vuota sulla respinta ma era in evidente posizione di fuorigioco.

Dentro, al 59’. il match winner dell’ultima partita pre-sosta, Jagiello, fuori Yalçın. Mossa conservativa, e in effetti nell’ultima mezz’ora il Genoa non lascerà proprio nulla alla Spal.

Spal in 10, Guðmundsson mette il sigillo

Al 66’ Coda da posizione molto defilata prova un elegante tiro a giro ma non inquadra, poi con un destro debolissimo Frendrup. Al 72’ dentro Hefti per un discreto Sabelli e al 74’ praticamente finisce il match: scivolata scomposta di Meccariello su Jagiello, l’arbitro fischia fallo e giallo, poi viene richiamato al Var e viene rilevata l’entrata a martello, cartellino rosso forse un po’ severo considerando che l’intervento è stato più scoordinato che cattivo ma le riprese non concedono pietà. Spal in 10. Tra l’altro il polacco deve uscire e lo rimpiazza Puscas.

Al 80’ le due punte ferraresi non riescono a trovare la deviazione su un bel cross, poi al 86’ Puscas si divora un contropiede non servendo né coi tempi né coi modi corretti il solissimo Guðmundsson sulla sinistra, fascia in cui andava segnalandosi per un paio di incursioni in dribbling comunque non fruttuose.

È però l’Islandese a chiudere i conti appena due minuti dopo: imbeccato nel cuore dell’area, non riesce a liberarsi del difensore che scaccia verso Zanellato. Il trequartista giunto a soccorso dei suoi però si fa rubare palla da un intelligente tocco di Coda, che diventa un assist per il compagno scandinavo, freddissimo nel congelare il risultato.

Lo è meno tutto l’undici di Blessin a cercare un Maramaldo 3-0, prima ancora Puscas non riesce a dirgere al meglio un comodo contropiede, poi su un bel cross di Pajac Coda si avventura sul pallone ma invece che stopparlo spara subito e spara alto, infine sull’ennesimo ribaltamento di fronte Aramu si fa pescare in fuorigioco.

Finisce col Genoa a un punto dal primo posto, col Bari, unico imbattuto, che stende 6-2 il Brescia e lo agguanta, il Modena delle retrovie e ultimo avversario che ferma 1-0 l’altra capolista Reggina, e il Cagliari, teorico competitor per la promozione diretta, che si fa flagellare per 4-1 a Venezia. La B per il momento è un campionato ricco di sorprese e spesso anche molto divertente. Per il Genoa invece il dilettevole si è visto raramente, ma si è già messo da parte abbastanza utile da poter sperare in lauti dividendi in primavera.

L’auspicio però è che si formi una volta per tutte: non è necessario che diventi una squadra spumeggiante ed eccitante, è sufficiente che diventi abbastanza solida da assicurarsi almeno un gol a partita con facilità senza subirne. Richieste esigenti ma essenziali. Va benissimo non fare poesie, ma che almeno si verticalizzi alla perfezione.

Federico Burlando

 

Tabellino

Spal (4-3-1-2): Alfonso; Dickmann (36′ st Peda sv), Meccariello, Dalle Mura (25′ st Arena), Celia; Esposito, Proia (25′ st Tunjov), Valzania (13′ st Rabbi), Zanellato; La Mantia, Moncini (36′ st Finotto sv). In panchina: Thiam, Fiordaliso, Zuculini, Saiani, Prati, Almici, Rauti. Allenatore: Venturato.

Genoa (4-3-1-2): Martinez; Sabelli (26′ st Hefti), Vogliacco (1′ st Bani), Ilsanker (1′ st Dragusin), Pajac; Strootman, Frendrup, Gudmundsson, Aramu, Coda, Yalcin (13′ st Jagiello, 32′ st Puscas).
In panchina: Semper, Agostino, Czyborra, Yeboah, Portanova, Toure’. Allenatore: Blessin.
Arbitro: Colombo di Como.
Reti: 19′ pt Coda, 43′ st Gudmundsson.
Note: giornata calda, terreno in buono stato. Spettatori 12.257, di cui 1.486 ospiti. Espulso Meccariello al 35′ st per fallo su Jagiello dopo controllo al Var. Ammoniti: Vogliacco, La Mantia, Ilsanker, Martinez, Valzania, Moncini, Blessin. Angoli: 5-3. Recupero: 1′; 6′.

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