Il CDA Samp assolve Giampaolo con la condizionale, col Monza la sentenza definitiva

Tanto tuonò che… non piovve. Il CDA doriano ha optato per una fiducia a tempo salvando Marco Giampaolo dal terzo esonero consecutivo. Soppesando pro e contro, è stata concessa all’attuale mister ancora una chance, nella convinzione che il prossimo match abbia caratteristiche nuove: dopo tre trasferte perse contro le provinciali e quattro scontri casalinghi al cospetto di squadroni, ecco una rivale diretta presentarsi a Marassi. Forse, nella decisione dirigenziale ha inciso anche la storia, che vuole i blucerchiati quasi sempre a segno se opposti a formazioni modeste davanti al pubblico amico. Chissà cha non basti una scossa, il primo successo stagionale (comunque arrivi), per guarire anche psicologicamente un gruppo malaticcio e mettersi alle spalle un periodo terribile.

Tutto sommato, un provvedimento condivisibile, sia per ragioni economiche (in questo periodo di carestia, accollarsi un altro ingaggio non sembra consigliabile), sia – forse – per l’appeal non esaltante delle soluzioni alternative prese in esame, compreso il ritorno in sella di mister D’Aversa, ancora a libro paga. Ovvio che, se neppure dal prossimo impegno scaturisse la svolta, sarebbe giocoforza intervenire drasticamente.

È indubbio che i numeri siano inesorabilmente contro Giampaolo. Fa specie soprattutto il dato delle sconfitte esterne: ben dieci su dodici match. Eppoi, quell’ultimo posto assoluto, in fatto di punti raccolti, dal suo nuovo approdo in blucerchiato, senza ovviamente contare i team promossi e quelli retrocessi. Un trend che condanna pesantemente il tecnico abruzzese.

Quali le imputazioni a suo carico? Di sicuro una ridotta personalità, un ascendente limitato nei confronti dei giocatori, che non avvertono la sua guida a livello agonistico e caratteriale. Handicap più gravoso in una squadra che manca intrinsecamente di un trascinatore in campo, e non da ieri.

Aggiungiamoci la maniacale fedeltà a due soli moduli tattici, non sempre adatti alle caratteristiche di certe partite e degli atleti a disposizione. In situazioni di emergenza, una difesa a tre o il più banale 4-4-2 di ranieriana memoria avrebbero salvato capra e cavoli. I tifosi accusano pure l’allenatore di aver spinto fuori dall’uscio doriano Candreva e Thorsby: addebiti forse esagerati, ma lui non ha speso una sola parola per trattenerli.

Altre responsabilità? Il reiterato impiego fuori ruolo di Sabiri e il risicato utilizzo di Gabbadini (convocato di fresco in azzurro da Mancini), che dopo diverse settimane di intensa preparazione dovrebbe agevolmente reggere impegni più duraturi.

Discutibile, poi, il suo input ai difensori di tenere costantemente la linea osservando più la palla dell’avversario diretto: da qui parecchi gol che erano evitabili. Per finire, certi squilibri tattici cui si potrebbe ovviare con un semplice spostamento: sul versante sinistro, presidiato nell’ordine da Augello, Sabiri e Djuricic, tutto meno che specialisti della copertura, gli avversari più intraprendenti sono andati a nozze.
Ed ora il “cahier” delle attenuanti, ugualmente pingue. Non dipende certo da Giampaolo il fatto che parecchi nuovi acquisti siano giunti a Genova in pietose condizioni di forma o addirittura infortunati. Non va ascritto a lui un mercato infarcito di prestiti e di svincolati per ragioni di bilancio. E non è certo colpa sua se i legni della porta avversaria hanno spesso frustrato le iniziative blucerchiate e se parecchi arbitraggi sono stati vessatori. Senza queste due componenti così avverse, i punti in classifica sarebbero ben di più.

Infine, l’incertezza societaria, che un certo peso lo riveste, sia perché può regalare comodi alibi ai calciatori, sia perché forse incide a livello politico, in specie nelle direzioni arbitrali. In seno alla società regna una confusione esagerata, senza chiarezza sia nei vari ruoli operativi sia nei rapporti interni. Il clima generale, insomma, è malsano, e nella squadra inizia ad avvertirsi.

Intanto, sul fronte della cessione societaria, si infittiscono i movimenti (compresa la recentissima lettera ufficiale di interessamento da parte di Al Thali) e le sollecitazioni indirizzate ai potenziali acquirenti e a chi del club deve rapportarsi con loro affinché si approdi sollecitamente ad una soluzione. Ok i debiti pregressi, ok la classifica periclitante della squadra, ma è mai possibile non superare certi ostacoli se realmente si intende acquistare e poi rilanciare un sodalizio così glorioso?

PIERLUIGI GAMBINO

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