Il Genoa col Modena ha fatto il minimo necessario, deve ancora migliorare

La serie B è ancora agli albori, il cammino da compiere lunghissimo e irto di insidie, ma attenzione a paragonare Reggina e Brescia a quei gregari del ciclismo che vanno in fuga dopo qualche chilometro solo per aggiudicarsi il premio del primo traguardo volante. Le due attuali battistrada hanno qualità e sono le classiche squadre costruite per dire la loro in questo tipo di campionato: ben allenate e con interpreti funzionali al progetto. Per cercare di raggiungerle, il Genoa – ma simile discorso vale per il Cagliari, altra compagine partita con assordanti squilli di tromba – deve decisamente cambiare marcia.

Il successo sul Modena ha evitato una crisetta e puntellato la traballante panca di Blessin: insomma, non ha peggiorato la situazione, ma non l’ha neppure migliorata. Solo ordinarissima amministrazione, il minimo indispensabile per dissuadere la società a prendere in esame un cambio della guardia. Bene faranno i dirigenti a monitorare qualche soluzione alternativa (l’ex pisano D’Angelo, per fare un esempio, risponderebbe in pieno alle esigenze), ma – d’altronde – non sarebbe logico licenziare un allenatore dopo una vittoria, pur ingloriosa

Il tedesco, però, deve darsi una mossa perché i conti non tornano affatto, e non ci riferiamo solo alla graduatoria. Mai una volta che il Grifo sia sia imposto con più di un gol di scarto, mai che abbia offerto l’impressione di concretezza, che va tradotta in una cospicua prolificità in zona gol e in una spiccata impermeabilità difensiva. Soprattutto, stona il dato delle reti segnate, appena sette in sei partite: una miseria se rapportata alle ambizioni di grandezza. Inutile ripetere che la manovra sgorga macchinosa e prevedibile, senza uno straccio di filo conduttore: tutto affidato all’improvvisazione, all’istinto personale, alle qualità dei singoli, che non sempre comprendono un tocco di palla consono.

È normale chiedersi se in allenamento vengano ripetute le combinazioni a due o a tre per rendere fluida la manovra e se ad ogni calciatore siano assegnati con chiarezza i compiti tattici. La confusione affiorata sinora suggerisce una risposta negativa. E se l’anno scorso, a caccia della salvezza – poi mancata – ci si poteva accontentare di un pressing asfissiante e di una ferrea copertura difensiva, in B, con il tassativo obbligo di vincere il campionato, è fondamentale triplicare almeno il bottino offensivo.

I buonisti sottolineano, anche con vis polemica, che in ogni match il Grifo costruisce sette-otto palle gol e non è colpa del mister se vengono sciupate. Verissimo, ma si è quasi sempre trattato di opportunità figlie di singole iniziative più che del frutto di azioni ben congeniate.

Il 4-2-2-2, modulo applicato in Europa solo dall’uomo di Stoccarda, è una sterile invenzione, ma anche il più collaudato 4-2-3-1, cavallo di battaglia delle formazioni targate Red Bull, ha un’efficacia solo se interpretato da soggetti idonei, che forse non allignano nella rosa genoana. Ecco perché sarebbe auspicabile una revisione tattica che sfoci in un centrocampo a tre. Perché non provare il classico 4-3-3 con Portanova o Jagiello al fianco di Badelj e Frendrup e in avanti, Coda centravanti e Aramu e Gudmundssson (o Yeboah) esterni? O, in alternativa, il 4-3-1-2 con lo stesso Aramu o Gudmundsson in rifinitura alle spalle di Coda e Yalcin o Yeboah? Ulteriore opzione, se proprio occorresse coprirsi maggiormente o difendere un vantaggio, il 3-5-2 (ammesso che siano in salute tre difensori) con Pajac ed Hefti esterni e in avanti Coda e un partner da scegliere nell’ampio mazzo. Sono svariati, insomma, i disegni tattici da poter sviluppare, senza peraltro trascurare la soluzione Puscas (prima o poi arriverà in forma) come rilievo del centravanti titolare. Importante sarà conferire alla squadra intera maggiore equilibrio.

È indubbio – e qui veniamo incontro al trainer – che la pur estesa rosa rossoblù abbia qualche lacuna, oltre a quelle già evidenziate: in primis un centrale difensivo di piede mancino e un esterno sinistro più affidabile. Il centrocampo è ricco di robustezza e personalità, ma non brilla per freschezza, è povero di brio e vivacità. Jagiello e Portanova possono portare linfa al reparto, ma con altre caratteristiche. Non aspettiamoci, dunque, un Genoa frizzante, agile e sbarazzino, ma in B si può primeggiare pure con qualità differenti, a patto di esaltarle con un acconcio abito tattico.

Blessin ha qualche settimana per rivoltare come un calzino il suo Grifone, ma gode di una fiducia a tempo.  Di sicuro, prestazioni come le ultime offerte mortificano le speranze generali e non possono condurre a mete ambite. Pure la Spal, il prossimo avversario, appare piuttosto modesta, ma prima o poi inizieranno le partitissime e la caratura delle antagoniste di turno salirà parecchio. Occorrerà un altro Genoa per tener botta.

PIERLUIGI GAMBINO

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