Episodi e VAR determinanti, ma più ombre che luci per la Samp contro il Milan

Partiamo dagli episodi e dall’atteggiamento arbitrale? Ok. E allora rimarchiamo i due legni colpiti dalla Samp di fronte ai campioni d’Italia: il primo avrebbe prodotto un immediato pareggio e il secondo, nel finale, permesso di trovare un punto di oro massiccio. Come non chiamare in causa la jella?

Quanto al signor Fabbri, ci può stare che grazie all’ausilio del varista Abisso sia stato annullato il 2-0 rossonero e concesso al Diavolo un rigore per smanacciata in area di Villar: dunque, pari e patta in due circostanze che dieci anni orsono, senza l’ausilio dei macchinari, sarebbero finite in ben altra maniera.

 

Sacrosanti e inevitabili i cartellini gialli inflitti a Leao, vittima di una doppia condotta imprudente. Ma è proprio stata l’espulsione del gioiello portoghese a mutare la condotta del fischietto ravennate. Chiamiamola sudditanza psicologica o istinto di conservazione (“Tengo famiglia”, si direbbe sotto il Vesuvio), fattostà che nel lungo periodo di inferiorità numerica milanista, la gestione arbitrale è stata a senso unico, con una “chicca” inaccettabile: il mancato penalty dopo la marchiana spinta di Kjaer ai danni di Sabiri. È vero che anche in campo europeo certi contatti così decisi vengono tollerati, ma il regolamento non può essere stravolto a certi livelli.

Giustificate quindi le rimostranze di mister Giampaolo nel dopo match, anche se a certi fattacci di fronte alle “grandi” si è ormai fatto il callo da tempo. E intanto il credito della Samp, già cospicuo, nei confronti dei direttori di gara è ulteriormente salito.

 

Chiuso il doveroso preambolo, passiamo alla prestazione dei blucerchiati, ricca più di ombre che di luci. Manca la controprova, ma la sensazione è che senza quel doppio raptus di Leao, senza particolari meriti da parte della Samp, la sfida non avrebbe avuto storia. I rossoneri parevano in pieno controllo e non stavano rischiando quasi nulla. Resta il merito doriano di aver tenuto in bilico il match sino al 97′ e di aver sfiorato il pari (che non sarebbe stato scandaloso) nel recupero due volte con Gabbiadini (paratone di Maignan) e una con Verre (palo pieno) nella stessa azione, ma non sempre i colpi di genio come quello in extremis con la Lazio si materializzano.

I blucerchiati probabilmente hanno fatto quanto è nelle loro attuali possibilità, che non sono straordinarie. Che fossero inferiori al Diavolo era scontato, ma – come con Atalanta, Juve e Lazio – non sono stati domati in anticipo e se la sono giocata fino in fondo. Restano però sullo sfondo limiti ben precisi di caratura complessiva.

In difesa qualche palla gol, nel finale del primo tempo, poteva essere scongiurata, ma – considerata la mancanza del pilastro Colley – non c’é stato alcun crollo e sull’azione dell’1-0 milanista si può argomentare che quelle accelerate di Leao sull’out mancino risultano irrefrenabili per qualsiasi squadra, non solo per la Samp. Semmai, si può discutere riguardo ad Audero che, miracoloso a Verona, poteva far meglio sia sulla conclusione non irresistibile di Messias sia sul bis milanista, fortunatamente cancellato dal Var.

A centrocampo non tutto ha funzionato, in specie quando i rivali sono rimasti in dieci. Vero che il pari è ugualmente arrivato, ma la rabbiosa reazione del Diavolo – subito una conclusione di Hernandez assorbita dal portiere e poi l’episodio del rigore assegnato – poteva essere contenuta con maggiore attenzione e, nei minuti successivi, il ritmo della manovra doveva crescere notevolmente. Sterile e fine a sé stesso – a parte l’episodio conclusivo – quel traccheggio continuato, fitto di passaggetti laterali lenti e prevedibili, senza uno spunto di fantasia. E in zona gol, appena si è spenta la luce di Djuricic  (firmatario del pareggio), comunque in chiaro progresso nell’autonomia fisica, i soli spunti vivaci appartengono al solito Gabbiadini, ora come ora l’unico elemento capace di imprimere una svolta ai destini blucerchiati. E anche lui, passo dopo passo, sta crescendo di tono e di intensità.

A livello di prospettive, il capitolo di sabato sera non ha detto nulla di nuovo, nel bene e nel male. Il vero test – da non fallire assolutamente – è il prossimo, al Picco, in un derby incandescente. Lo Spezia è un’avversaria diretta al pari di Salernitana e Verona, che hanno già castigato i giocatori blucerchiati, il cui avvenire passa dai loro piedi ma soprattutto dalle loro menti. Tocca a Rincon e C. capitalizzare certi capitoli ben più abbordabili senza cadute psicologiche.

                                     PIERLUIGI GAMBINO

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