Il Genoa non trova il gol e a Palermo arriva la prima sconfitta

C’è qualcosa che non va nel Genoa di Blessin e attaccarsi alla sfortuna, che in casa rossoblù è una costante da prima che la Regina Elisabetta venisse al mondo e non è una prerogativa del mister di Stoccarda, significa celare sotto un pallido tappeto un cumulo di ruggine che proviene dall’ultima stagione di Serie A. È stata fatta pulizia di moltissimi nomi inadeguati alle ambizioni passate e future del Grifone, il tecnico ha energicamente provato a dare una chiara impronta tattica ai suoi, ma ancora non si riesce a perseguire il gol in maniera netta. La manovra resta confusa, la qualità degli interpreti non riesce a sopperire a una generale mancanza di creatività, Guðmundsson escluso, che in compenso è carente in fase di finalizzazione. In Sicilia, terra tradizionalmente ospitale per tutti tranne che per il Vecchio Balordo, che per tutta l’era preziosana vi ha subito sonori sganassoni, anche la fase difensiva ha mostrato preoccupanti pecche, e così è arrivata la prima sconfitta.

Blessin si conferma coerentissimo con le proprie idee e attaccatissimo agli uomini che a suo avviso possano esprimerle al meglio, ovvero quelli che allena da diversi mesi e non da qualche settimana appena. Perciò ancora 4-2-2-2, de facto uguale a tutte le sue uscite stagionali con quel minimo di variazioni imposte da infortuni e squalifiche. Perciò dietro al duo d’attacco Ekuban-Coda torna Portanova tra i titolari al posto di Guðmundsson, vittima di una pesantissima sanzione di 3 giornate, con Jagiello, confermato nell’undici inziale come contro il Parma. A centrocampo e in difesa tutto uguale: il sempre più affiatato duo Badelj-Frendrup, sulle fasce Hefti e Pajac, quindi Bani e Dragusin davanti al discusso Martinez.

Il Palermo di Corini va con un più canonico 4-3-3: Elia e il numero 10 Di Mariano a sostegno del temuto rampante Brunori, capocannoniere e dominatore dell’ultimo campionato di Lega Pro, esploso in Trinacria dopo tanta gavetta, supportati da un trio di centrocampo che dovrebbe dare una manovra frizzante e ariosa ai rosanero: Segre, Saric e Štulac.

Pronti, via, un’occasione per parte: appena 1 minuto e 14 secondi, si vede bene il cronometro sul tabellone, calcio di punizione di Elia da lontano, sbatte sulla parte esterna della porta dando la sensazione del gol; è però ancora più clamoroso il gol che si divora Ekuban al 2’ al termine di una splendida triangolazione: Badelj lancia per Coda che stoppa di petto e imbuca per il lesto italo ghanese, solo davanti a Pigliacelli manda a lato e si dispera.

Stulac perde palla al 5’ ma il Grifo non ne approfitta, la retroguardia siciliana concede il bis poco dopo, ma tanto bene il Vecchio Balordo esercita il pressing, quanto male ne sfrutta i frutti. La partita, nonostante o forse proprio a causa degli errori di entrambe le parti, è piacevole e scorrevole, col Palermo che commette degli errori potenzialmente letali in fase d’impostazione ma sa come attaccare, e il Genoa combattivo ma nervoso.

Al 10’ Saric saggia i guantoni di Martinez, Di Mariano dalla sinistra lo pesca libero in area ma distante dalla porta, prova la conclusione in scivolata ma non impensierisce lo spagnolo. Al 12’ invece Badelj spara alto dal limite.

Dal 20’ in poi il Palermo da l’idea di essere molto più lucido degli avversari, decisamente più bravo a farsi pericoloso, a fronte di un Grifo quadrato ma anche ottuso, incapace di creare e proiettato esclusivamente sulle imbucate centrali.

Al 23’ un’occasione netta per i padroni di casa, propiziata da una decisa spinta di Brunori in pressing su Bani su cui l’arbitro non ravvisa gli estremi per il fallo: così gli ruba il pallone e dalla destra crossa per Di Mariano, che solissimo accorre e conclude al volo, mandando ampliamente a lato nel tentativo di superare Martinez sul palo più distante.

Al 33’, dopo un paio di sfortunate incursioni sicule e qualche dimenticabile conclusione dalla distanza rossoblù, il Palermo va ancora e vicino al gol del vantaggio: Segre pesca Brunori in area, il bomber si gira prontamente e potentemente batte a rete, pronta pure la risposta di Martinez. E al 36’, cogliendo in fallo un Genoa troppo allungato e un Bani in grande difficoltà su Brunori, Brunori serve un filtrante per Elia che da posizione defilata trova ancora Martinez.

Solo in finale di tempo il Genoa riesce a far girare un poco il pallone, e proprio al 47’, ultimissimo giro di lancette prima del ristoro negli spogliatoi, riesce a rendersi nuovamente pericoloso: Jagiello riceve dal limite, tira e costringe Pigliacelli a mettere in angolo.

Blessin non fa cambi e il suo Genoa comincia la ripresa come peggio non potrebbe: azione rapidissima dei padroni di casa, Segre taglia e aggira due avversari prima di cadere in area di rigore! A spingerlo sarebbe stato Dragusin, il rumeno però in realtà ostacola l’avversario quasi senza toccarlo. Appena un minuto dopo Hefti perde il pallone poco al di qua della linea di centrocampo, Di Mariano s’invola, Bani prova a contrastarlo e sfortunatamente tocca proprio per Brunori che, solissimo, infila Martinez in uscita sul suo palo.

Il Genoa è in totale confusione e Jagiello prorompe in un fallo da ammonizione senza che avesse molto senso tattico. Blessin deve cambiare e immette Aramu, attesissimo esordio, e   Güven Yalçın per Portanova, valido in pressing e nullo in manovra, e Jagiello, del tutto impalpabile.

Gli effetti cominciano a vedersi già al 57’: cross di Hefti, Ekuban al centro dell’area stacca e impatta, potente ma non angolato, Pigliacelli blocca senza problemi.

Al 63’ il Grifone va vicinissimo al pareggio: angolo di Aramu, Yalçın incorna, sembra poter trovare l’angolino dove Pigliacelli non può arrivare, ma Brunori ripiegato nel fortino la salva sulla linea col petto, arrivando a deviare verso Bani. In scivolata il difensore allunga il pallone verso la rete, ma Pigliacelli, incredibilmente, salva e trattiene, ancora sulla linea.

Al 64’ Blessin immette tutta la qualità a disposizione e si fa ultraoffensivo: esordio stagionale per Strootman, al posto di Badelj, costretto a spendersi un giallo per fermare un contropiede, e Galdames per Pajac, disastroso quando arriva al cross e poco saldo nelle retrovie.

Seguono momenti di incertezza: Badelj uscendo porta con sé la fascia da capitano, il tempo di metterla al braccio di Bani e arrivano dichiarazioni confondenti dalla Sala Var, ci sarebbe forse un rigore per una delle due compagini, ma alla fine non se ne fa nulla e si riparte dopo aver perplesso sia il pubblico del Barbera che i tanti che devono aver seguito davanti a uno schermo.

Al 73’ Yalçın, scatenato e vero e proprio Deus ex Machina dell’attacco rossoblù, pesca Coda in area spalle alla porta, il capocannoniere delle ultime due serie B si gira e tira, ma oltre che di Brunori è anche la serata di Pigliacelli.

Al 75’ e al 78’ Genoa ancora vicinissimo al gol: Buttaro respinge di testa dal limite e Yalçın con gran coordinazione tira al volo, mandando a fil di palo e sfiorando una rete meritatissima; poi Coda imbuca per Ekuban che tenta lo scavetto su Pigliacelli in uscita; il suo pallonetto va alto di un soffio.

Il Genoa sembra aver finalmente trovato l’assetto per rendersi pericoloso, ma Blessin cambia ancora, imponendo uno sconvolgente 3-2-3-2, squadra divisa in due blocchi: esordisce infatti anche Pușcaș, dentro per Hefti.

Più che un incantesimo, quella del Genoa offensivo a un passo dal gol era una maledizione, in ogni caso si spezza solo in senso negativo: il Palermo torna infatti a riaffacciarsi dalle parti di Martinez. Al 86’ Soleri lancia di testa per Brunori che calcia forte ma è bravo Martinez a respingere, e appena un minuto dopo l’estenuato ma sempre sgusciante bomber rosanero è bravo a fuggire ancora via, ma la sua conclusione è troppo debole.

Al 93’ Pigliacelli in uscita salva il Palermo: colpo di testa di Marconi che serve involontariamente Puscas in area, l’estremo difensore dei siciliani è rapidissimo in uscita a piombare sul Rumeno e a neutralizzarne il celere tocco.

 

La serata è veramente sciagurata per O Zêna: al 94’ arriva anche la beffa del gol annullato per fuorigioco, l’ennesimo di una stagione già complicata anche da quel punto di vista. Coda crossa dalla destra, Bani parte con mezza decisiva gamba in fuorigioco, non è chiaro se un terzino del Palermo tocca il pallone oppure no, certo sfreccia davanti a due di loro a pochi centimetri di distanza, e poi non è chiaro se Bani in scivolata impatti oppure sfiori e basta comunque il pallone in un qualche modo finalmente si infila nella porta difesa da Pigliacelli. La squadra arbitrale però ravvisa che non c’è stato nessun tocco da parte dei Palermitani -considerazione dubbia ma accettabile, se verificata con attenzione- e la posizione di fuorigioco, innegabile, di Bani, che se pure non l’avesse toccata avrebbe comunque provocato illegittimo fastidio al portiere.

Un minuto di controlli e proteste che non verrà ulteriormente recuperato, l’arbitro forse non se la sente quando Bani, sfortunato protagonista della partita, o se si preferisce iellatissimo antagonista di Brunori, la mette sul piano della rissa al termine dell’ultimo vano assalto, un lancio senza molte speranze di Galdames.

Triplice fischio e prima sconfitta per il 2022-23 rossoblù. Forse immeritata, ma a oggi il Genoa di Blessin, ultima stagione di Serie A compresa, quando ha vinto lo ha fatto sempre con un solo gol di scarto, spesso negli ultimi minuti. È un modo di prendersi i 3 punti un po’ troppo simile a mettere tutto ciò che è in disordine sotto il tappeto nel tentativo di dare un aspetto appropriato alla propria stanza. I tempi odierni sono più che favorevoli a un pronto cambio di regime. Solo schiarite le idee sino in fondo, si può vedere la cima.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

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