Palermo bel gioco e difficoltà, Genoa in Sicilia per vincere con cinismo

Il marchio di fabbrica è unico. Avete visto all’opera il Salisburgo contro il Milan? L’impronta Red Bull è limpida: 4-2-3-1 irrinunciabile, vigoria e dinamismo da vendere, robustezza assoluta anche zona gol. Le caratteristiche sono le stesse che sviluppa mister Blessin al Genoa, ovviamente con qualche individualità in più nel reparto offensivo. Le finezze sono bandite, il senso estetico ha un’importanza ridottissima, ma quando gli austriaci avevano la palla tra i piedi, sapevano come muoversi e dove trovare il compagno smarcato. Ed è questa la sola reale differenza tra i concittadini di Mozart e i rossoblù, che nella metà campo avversaria paiono ancora affidarsi all’improvvisazione.

Prima o poi Blessin dovrà mostrarci qualche traccia del suo lavoro in fase di offesa, ma nel frattempo il Grifone ha l’obbligo tassativo di mantenere l’imbattibilità stagionale anche a Palermo e, se possibile, di dare l’assalto al primato appena perduto. In Sicilia, in un anticipo serale alquanto stuzzicante, farà caldo in tutti i sensi, ma non si può parlare di trasferta proibitiva. Due turni fa, l’Ascoli ha espugnato la Favorita inviando un messaggio preciso: anche i ventimila presenti sugli spalti non bastano a garantire ai rosanero il successo. Inoltre, gli isolani sono stati travolti nello scorso week-end a Reggio Calabria, a dimostrare che il Genoa si appresta ad affrontare in campo esterno un’altra compagine non lanciatissima e in salute.

Il Palermo di Eugenio Corini – successore di Silvio Baldini, dimessosi a luglio per incompatibilità con la dirigenza – sviluppa un calcio gradevole, in velocità, con trame ariose, sfruttando un terminale sontuoso come Brunori (capocannoniere dell’ultima serie C) ed un centrocampo intraprendente (Stulac, Segre e Saric i titolari). Non meravigliamoci, insomma, se, come sabato scorso con il Parma, il Genoa andrà sotto nella percentuale del possesso palla: le partite si vincono principalmente con la concretezza e la robustezza difensiva.

Sulla carta, il Grifo dovrebbe essere avvantaggio dall’atteggiamento propositivo dei rosanero, che – va aggiunto – nel reparto arretrato hanno presentato più di una crepa. Un Ekuban in serata felice potrebbe capitalizzare gli spazi a disposizione per fare malissimo agli avversari, ma occorre che Blessin predisponga qualche soluzione alternativa al ghanese.

La squalifica a Gudmundsson (quei tre turni di stop non stanno né in cielo né in terra) priva la squadra del suo uomo più fantasioso e imprevedibile, sia come goleador, sia come suggeritore: un ”quid” di pericolosità che va recuperato con uomini nuovi. I riflettori sono ovviamente puntati su Aramu, acquisto regale dell’ultimo mercato, un talento destinato a guadagnare e tenersi stretta una maglia da titolare. Il mister dovrà solo verificarne il grado di forma e di autonomia atletica, ma non sembrano sussistere ostacoli sotto quest’aspetto. In ballottaggio resta Portanova, che potrebbe peraltro tornare nell’undici iniziale a scapito d Jagiello. A meno che l’allenatore non decida di optare per un più prudente 4-3-3, ben più adatto alle caratteristiche del polacco.

In mediana e in retroguardia non si prospettano rivoluzioni, ma sull’utilizzo di Pajac urge un’ulteriore riflessione, anche se i ricambi Vogliacco, Sabelli e Czyborra non entusiasmano: alla peggio, si sposterà a sinistra Frendrup con l’ingresso di Galdames al fianco di Badelj. Certo che, a mercato appena concluso, non è edificante trovarsi già a discutere su ruoli parzialmente scoperti e forzature tattiche.

                                         PIERLUIGI GAMBINO

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